Export e costo dell’energia, la crisi in Medio Oriente preoccupa le aziende Lombarde
Il punto di Confartigianato Alto Milanese: "In questo momento occorre grande attenzione, ma anche lucidità"
Il conflitto in Medio Oriente torna a preoccupare le imprese lombarde su due fronti: le esportazioni manifatturiere e i
costi dell’energia. L’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia segnala come la nostra regione sia la quarta più
esposta in Italia alla crisi, dopo Toscana, Emilia-Romagna e Veneto.
L’export lombardo nell’area
Nei dodici mesi fino a settembre 2025, le imprese lombarde hanno esportato prodotti manifatturieri verso il Medio Oriente per 8,2 miliardi di euro, circa un terzo dell’intero export italiano verso quell’area. Un valore che nei primi nove mesi del 2025 era cresciuto del 9,8% rispetto all’anno precedente. A livello provinciale, Milano è il principale polo di esportazione verso questi mercati, con una presenza significativa nei settori di macchinari, prodotti chimici e metallurgia. Rilevante anche la quota delle micro e piccole imprese, attive nei comparti alimentare, moda, legno e arredo, metallo e gioielleria.
«La nostra manifattura ha costruito negli ultimi anni relazioni commerciali solide con i mercati mediorientali – dichiara Giacomo Rossini, Segretario Generale di Confartigianato Imprese Alto Milanese –. Oggi quelle stesse relazioni sono esposte a un’incertezza che non dipende dalla qualità dei nostri prodotti né dalla competitività delle nostre imprese. È una situazione da monitorare con attenzione, senza allarmismi, ma senza sottovalutare i rischi.»
L’impatto sull’energia
Il Medio Oriente è un’area strategica anche sul fronte energetico: attraverso lo stretto di Hormuz transita oltre un quarto del commercio mondiale di petrolio, e l’Italia dipende da quest’area per oltre il 27% del suo import di petrolio e gas naturale. Le prime ripercussioni sui mercati si fanno già sentire, con i prezzi spot del gas in deciso rialzo. Va però precisato che la materia prima incide per circa il 40% sulla bolletta complessiva, e che i mercati futures sul medio periodo mostrano quotazioni stabili, con segnali addirittura in calo per il 2028. La situazione è monitorata con attenzione da Confartigianato, che segue l’andamento dei mercati energetici nell’interesse delle imprese associate e fornisce aggiornamenti puntuali sull’evoluzione delle quotazioni. «In questo momento occorre grande attenzione, ma anche lucidità. La volatilità dei prezzi è reale – continua Rossini -, ma i dati di medio periodo invitano alla calma. Attraverso il nostro consorzio monitoriamo quotidianamente l’andamento dei mercati energetici e teniamo aggiornate le imprese associate, consigliando in generale a tutte le
imprese di fare attenzione alla tentazione del prezzo fisso. Chi lo sottoscrive oggi sconta già gli aumenti attuali, ma rinuncia a beneficiare di un’eventuale discesa, che molti analisti considerano probabile. Il problema geopolitico del prezzo dell’energia non si risolve cercando un contratto migliore: quando i prezzi salgono, salgono per tutti. Meglio restare flessibili e monitorare l’evoluzione con attenzione.»










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