Un viaggio nel pronto soccorso di Legnano con la dottoressa Ranzini: “Non solo numeri, ma persone”
Nel pronto soccorso di Legnano, ogni turno è un intreccio di storie che si sfiorano senza conoscersi. A raccontarlo Ranzini, Direttore S.C. Pronto Soccorso e Medicina d'Urgenza Ospedale di Legnano intervnuta in Famiglia Legnanese
Non solo codici e numeri: nel pronto soccorso di Legnano ogni giorno si incrociano vite, decisioni e destini che cambiano in pochi minuti. Storie che iniziano, altre che finiscono o cambiano direzione proprio lì,in quel luogo dedicato all’emergenza e urgenza in via Papa Giovanni II. A raccontarlo è stata la dottoressa Monica Ranzini, Direttore S.C. Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza Ospedale di Legnano, durante l’incontro “Un faro sempre acceso”tenutosi venerdì 17 aprile alla Famiglia Legnanese. Una serata dedicata al DEA dell’ospedale cittadino che ogni giorno accoglie dai 140 ai 200 pazienti in cerca di cura. Incontro voluto dalla Famiglia Legnanese guidata dal dottor Locati che è stata organizzata con la Fondazione dei quattro Ospedali e l’Asst Ovest Legnanese proprio per far conoscere meglio il mondo ospedaliero e sanitario ai cittadini.
In una sala Caironi gremita di pubblico Ranzini ha prima descritto in maniera tecnica il pronto soccorso e il lavoro che ci sta dietro, poi ha raccontato una “mattina di marzo”: una cronaca umana dell’emergenza. «C’è Maria, 45 anni, che proprio stamattina ha trovato il coraggio di denunciare una vita familiare fatta di violenze. E lo ha fatto venendo in pronto soccorso, per iniziare una nuova vita». Poi «c’è Mohammed, 36 anni, migrante, che racconta le difficoltà di vivere senza un tetto. Soffre di solitudine, ma non questa mattina». E ancora «c’è Antonio, 90 anni, solo, che vive in una RSA: chiudiamo i suoi occhi e avvisiamo i parenti lontani al telefono». La mattinata scorre e altre storie si intrecciano: «c’è Elisabetta, 23 anni, che cerca una risposta a una nausea persistente da settimane». In sala rossa, invece, «c’è Francesco, 57 anni, con l’aorta sul punto di rompersi, e Giovanni, suo coetaneo, che per qualche secondo ha “salutato il mondo” prima di essere riportato indietro». Scene che si susseguono nel giro di poche ore. «E sono solo 6 dei 100 pazienti presi in carico quella mattina».
È da qui che emerge il senso del lavoro in emergenza. «La medicina è la scienza dell’incertezza e anche un’arte della probabilità», è stato ricordato citando William Osler. Il medico d’urgenza «lavora con informazioni scarse, spesso insufficienti» e prende decisioni rapide, cercando soprattutto di escludere i rischi maggiori: «spesso non risolve, ma mette in sicurezza». Un lavoro che va oltre la clinica. «Chi lavora in emergenza non fa solo turni interminabili: vive le storie della medicina del pronto soccorso». Ogni giorno è diverso, imprevedibile, senza orari e senza certezze. «Non solo medici e infermieri, ma anche ascolto, relazione, capacità di accogliere», perché davanti non ci sono solo pazienti, ma persone. Accanto a questa dimensione restano le criticità: carichi elevati, carenza di personale, aggressioni, stress. Eppure il pronto soccorso continua a essere un presidio essenziale. Un luogo dove «in poche ore si concentrano drammi, speranze e rinascite». Un luogo che, ogni giorno, resta davvero «un faro sempre acceso».
Pronto soccorso di Legnano, un “faro sempre acceso”: accessi in crescita, ma troppi i casi impropri











Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.