Pronto soccorso di Legnano, un “faro sempre acceso”: accessi in crescita, ma troppi i casi impropri
La dottoressa Ranzini, a capo del pronto soccorso di Legnano è intervenuta in Famiglia Legnanese ed ha spiegato quando andare in pronto soccorso e come funziona. Capire quando andare in pronto soccorso può fare la differenza tra un intervento tempestivo e un’attesa evitabile
Il pronto soccorso non è un luogo qualsiasi: è il confine tra urgenza e attesa, tra vita e tempo. E a Legnano, ogni giorno, oltre 140 persone attraversano quella soglia. È “Un faro sempre acceso” proprio com’è stato definito all’incontro dedicato al Pronto soccorso di Legnano che si è tenuto venerdì 17 aprile nella Sala Caironi di Villa Jucker a Legnano. Protagonista la dottoressa Monica Ranzini, Direttore S.C. Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza Ospedale di Legnano, che ha affiancato ai dati un messaggio chiaro rivolto ai cittadini: capire quando e come utilizzare il pronto soccorso è fondamentale per garantire cure rapide a chi ne ha davvero bisogno.
Innanzitutto Ranzini ha svelato il dietro le quinte del pronto soccorso Legnano che vede impegnati medici e infermieri con turnazioni intense. «Non ci sono sabati, domeniche o festività», è stato ricordato, con turni che incidono sulla vita personale e una carenza crescente di medici. A questo si aggiunge il tema della sicurezza: «il fenomeno delle aggressioni è sottostimato», ma anche a Legnano sono state introdotte misure come vetri protettivi al triage e sistemi di allarme. Ogni giorno poi si registrano numeri importanti, che vanno dai 140 agli oltre 200 accessi quotidiani: numeri che in realtà sono in crescita costante. La causa sono gli accessi impropri: «L’autopresentazione rappresenta il 79% degli accessi – ha spiegato Ranzini -, mentre solo una parte arriva tramite il 112». Proprio per questo diventa centrale il triage: «è il fulcro del pronto soccorso e il codice colore assegnato è insindacabile». A tal proposito Ranzini ha ricordato ai presenti che dal 2023 i codici sono cinque: rosso (emergenza), arancione (urgenza), azzurro (urgenza differibile), verde e bianco. A stabilirli è l’infermiere di triage, figura chiave che valuta la gravità clinica e stabilisce le priorità, non l’ordine di arrivo.
Ma quando bisogna chiamare il 112? «Le indicazioni sono precise: in tutte le situazioni in cui c’è un rischio per la vita o per l’incolumità della persona – afferma Ranzini -. Tra queste, difficoltà respiratorie, perdita di coscienza, dolore toracico improvviso, traumi con emorragie, incidenti, segni di soffocamento o avvelenamento, difficoltà a parlare o a muovere gli arti. In questi casi l’intervento deve essere immediato e coordinato dal sistema di emergenza territoriale. Diverso il caso dell’accesso spontaneo al pronto soccorso, che resta appropriato per molte condizioni urgenti ma non immediatamente pericolose». Tuttavia, l’elevato numero di accessi per codici minori incide sui tempi di attesa, spesso motivo di incomprensioni. «All’interno della struttura – ha spiegato Ranzini -, i percorsi sono organizzati proprio per gestire questa complessità. Nella “shock room” vengono trattati i casi più gravi, come infarti e ictus, mentre sono stati attivati percorsi a bassa intensità e ambulatori dedicati per i codici minori, soprattutto nei momenti di maggiore afflusso». Nonostante ciò, il sovraffollamento resta una criticità, anche a causa della difficoltà di trovare posti letto per i ricoveri, che riguardano circa il 12% dei pazienti.
In chiusura Lembo direttore socio sanitario dell’Asst Ovest Milanese ha spiegato con il dottor Locati attuale presidente della Famiglia Legnanese quanto sia importante un cambio culturale: «Il cittadino deve capire che la sua non è sempre la priorità assoluta: ci sono situazioni più gravi». Un invito alla consapevolezza, in un sistema che ogni giorno cerca di bilanciare emergenze reali e richieste diffuse. Perché il pronto soccorso, come è stato detto, resta davvero “un faro sempre acceso”.
Un viaggio nel pronto soccorso di Legnano con la dottoressa Ranzini: “Non solo numeri, ma persone”











Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.