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NON STARO’ PERDENDO LA MEMORIA?

Le amnesie, così si chiamano le situazioni in cui si è incapaci di recuperare un ricordo, sono eventi abbastanza frequenti...

“Dove avrò lasciato le chiavi di casa? Sono sicuro di averle appoggiate da qualche parte ma non ricordo dove …”.

“Mi sono alzato per andare in cucina a prendere qualcosa … ma non ricordo più cosa!”.

“Quel signore ha una faccia familiare, mi ha salutato come se ci conoscessimo da una vita … ma proprio non ricordo chi sia!”.

Alzi la mano chi non ha mai vissuto una situazione simile. Le amnesie, così si chiamano le situazioni in cui si è incapaci di recuperare un ricordo, sono eventi abbastanza frequenti.

Tale fenomeno non viene, di norma, vissuto in modo preoccupante finché si è giovani. Suscita invece preoccupazioni quando sopraggiunge in età più avanzate. Infatti l’avanzare dell’età comporta un fisiologico calo di diverse capacità cognitive, per esempio è chiaro a tutti che riprendere a studiare (semplicemente dopo i 40 anni) è sentito come più faticoso rispetto a quando si andava a scuola da ragazzi.

Così è anche la memoria, questa capacità tende ad un normale declino con l’età.

È bene ricordare che la memoria non è un complesso unitario, quanto una facoltà complessa, che si compone di diversi sottosistemi e che, per funzionare adeguatamente, necessita del contributo di altre facoltà mentali (come per esempio la capacità di prestare attenzione) anche loro strettamente dipendenti dall’età.

Le amnesie più comuni, in cui viene soggettivamente vissuto che si fatica a ricordare eventi della vita di tutti i giorni come per esempio l’ubicazione di oggetti oppure il nome di una persona recentemente conosciuta…, fanno riferimento ad un particolare tipo di memoria: la memoria episodica anterograda.

Benché amnesie a carico della memoria episodica siano comuni, è bene ricordare che alcune patologie specifiche si manifestano, nelle sue fasi più precoci, proprio in questo modo. Pertanto è sempre opportuno mantenere un atteggiamento saggiamente preventivo al fine di individuare le sottili differenze che intercorrono tra un invecchiamento sano e un invecchiamento patologico.

È bene non sottovalutare ripetute difficoltà a ricordare i nomi, gli appuntamenti, gli eventi recenti, a trovare le parole adatte nelle conversazioni, soprattutto all’inizio dell’età senile e via via successivamente.

A maggior ragione dovrebbero spingere alla scelta di rivolgersi ad uno specialista eventi sperimentati in modo acuto (come trovarsi in macchina e non ricordarsi come metterla in moto, o di fronte ai fornelli e dimenticarsi come preparare una certa pietanza…), cambiamenti nella personalità (come trascuratezza, calo dell’interesse, calo dell’umore o, al contrario eccessiva euforia e loquacità immotivati) così come l’insorgere di deficit nel linguaggio e nella comunicazione (impoverimento del vocabolario, difficoltà a comprendere il senso delle frasi, frequente ripetizione di concetti già esposti …).

È importante che non si attenda che segnali simili a questi abbiano un impatto nella vita quotidiana e che la salute della nostra mente venga curata con le stesse attenzioni che si dedicano al corpo. Segnalo inoltre che spesso di questi segni non si accorge chi ne soffre, ma chi gli è vicino. Anche in queste circostanze è bene ricordarsi che trascurare un possibile disturbo potrebbe non essere la scelta migliore, né la più protettiva.

Per chiarimenti o commenti, vi invito a contattarmi

Stefano Landoni – Psicologo Psicoterapeuta

www.studio-landoni.it

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Pubblicato il 13 Maggio 2013
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