Quantcast

Gli studenti del Marconi di Pesaro in scena al Teatro Civico di Rho con “Sotto lo stesso cielo”

Gli studenti hanno commosso tutti raccontando, tra musica e parole, la tragica notte del 3 ottobre 2013, a Lampedusa, quando morirono 368 migranti e 47 vennero salvati da alcuni italiani

"Sotto lo stesso cielo" rho

L’abbraccio spontaneo di una corista è diventato, nella serata di martedì 21 aprile, l’abbraccio di tutto il pubblico del Teatro Civico di Rho: i dodici studenti del liceo scientifico, musicale, coreutico “Marconi” di Pesaro, in scena nello spettacolo “Sotto lo stesso cielo”, hanno commosso tutti raccontando, tra musica e parole, la tragica notte del 3 ottobre 2013, a Lampedusa, quando morirono 368 migranti e 47 vennero salvati da alcuni italiani, tra cui Vito Fiorino, ispiratore del musical.

“Quando finirà questo massacro?” è la domanda che i ragazzi pongono agli adulti. Loro una risposta, ipotizzando un dialogo su regolamenti, protocolli, misure anti immigrazione, se la sono data: abbracci spontanei, il recupero dell’umanità, il pensare prima alle persone e alla loro salvezza.

Il musical ha permesso di far incontrare la durezza della realtà e la magia di musiche, parole, movimenti. Quanto accaduto in una tragica notte ha assunto sapore di universalità. La sorpresa è stata la presenza del Redemption Gospel Choir di Sesto San Giovanni, che ha aperto e chiuso la serata aggiungendo emozioni a un programma già intenso. Il musical, che vede come regista Marco De Carolis, si apre con la canzone di Lucio Dalla “Come è profondo il mare”, rivista dai giovani protagonisti. Il mare è personaggio: fa paura a chi non lo conosce, è spazio di vita per i pescatori che però si ritrovano a pescare corpi umani. I ragazzi mettono in scena chi affronta un viaggio di speranza e coetanei che nel mondo occidentale vivono spensierati la loro età più bella. Poi si pongono domande: “Ma tu cosa faresti di fronte a un naufragio come quello?”.

Vito Fiorino, in questi giorni insignito del titolo di Cavaliere dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, è ricordato nel Giardino dei Giusti di Rho e in città, ormai, è di casa. Martedì sera era particolarmente commosso: «I ragazzi del liceo di Pesaro mi hanno chiamato nel 2021, mi hanno fatto sentire queste canzoni e ho capito che raccontavano quello che mi è accaduto quella notte, la mia storia. Mi hanno chiesto l’autorizzazione a proporre questo musical e mi sono sentito onorato. Oggi siamo a 53 repliche e devo riconoscere che sono ragazzi che hanno capito al volo quanto accaduto».

Accolti da famiglie di studenti del Liceo Rebora di Rho, gli studenti di Pesaro hanno replicato il musical la mattina del 22 aprile, sempre al Teatro Civico. Martedì, nella serata presentata da Angela Grassi, hanno potuto incontrare 35 migranti minori non accompagnati che vivono nella comunità “Una casa anche per te” fondata da don Massimo Mapelli, anche lui Cavaliere della Repubblica dal 2024. Don Massimo da anni accoglie minori stranieri non accompagnati, adulti senza fissa dimora, donne sole con bambini con uno stile di comunità e condivisione, verso percorsi concreti di autonomia.

«In comunità vivono ragazzi che ce l’hanno fatta ad arrivare in Italia e sanno bene come sono questi viaggi. Sono tutti arrivati soli, senza famiglia – ha detto il sacerdote, legato a Caritas Ambrosiana -. Abbiamo risposto volentieri all’invito perché i ragazzi quando parlano del loro viaggio lo fanno con emozione, questa sera hanno finalmente visto altri ragazzi della loro età che si fanno portatori di quanto loro hanno vissuto e di quanto vogliono far passare. Hanno ricevuto un regalo straordinario».

Sabet, 13 anni, è arrivato a gennaio dall’Egitto con un lungo viaggio che lo ha portato sulla rotta balcanica: due mesi in Libia a soli 12 anni, la barca fino alla Grecia e poi Albania, Serbia, Kosovo. Del mare dice solo che è “brutto”. Abdo, 15 anni, viene dalla Giordania. Anche lui è approdato in Italia dalla rotta balcanica: Grecia, Montenegro, Croazia, Slovenia, Italia. Mina di anni oggi ne ha 18, quando viveva in Egitto ne aveva 15 e mezzo. Da casa è arrivato in Libia a piedi, ci è rimasto tre mesi.

«Dormivamo in un magazzino – racconta -. Mangiavamo una volta al giorno, avevamo una sola bottiglietta d’acqua al giorno. Una sera abbiamo dormito sulla spiaggia in attesa della barca, siamo stati in mare 49 ore, dopo 6 ore la barca si è bucata e le bottigliette vuote le usavamo per svuotare il fondo e non affondare. A Lampedusa la vita era difficile. Dopo un mese ho deciso di scappare, ho preso il pullman per Milano, sono stato alla Stazione Centrale e non conoscevo nessuno. Un egiziano mi ha aiutato, portandomi alla Questura. Sono stato in un villaggio, ma mi volevano portare giù, a Napoli, e io non volevo, scappavo. Alla fine sono arrivato al Villaggio San Francesco e poi da don Massimo. Adesso seguo un tirocinio di cucina, un corso di italiano e finisco la scuola media: a maggio avrò un lavoro a Milano».

«Una grande emozione e una grande commozione – il commento dell’assessora Valentina Giro -. Abbiamo potuto incontrare e abbracciare storie di vita. Tutto è nato da un incontro quattro anni fa con Vito Fiorino per il nostro giardino dei Giusti: abbiamo piantato un albero e sono germogliate tante iniziative che hanno creato connessioni e umanità nella nostra città. Siamo molto fieri e contenti che questa storia continui a dare frutti e creare quegli abbracci che sono stati la chiusura dello spettacolo e rappresentano bene il senso di questo lavoro e di quello che cerchiamo di portare avanti insieme».

«In due coni di luce abbiamo visto chi stava su una barca nel mare e chi faceva una vita normale – ha concluso il sindaco Andrea Orlandi – . La vita deve essere la bussola. Il dibattito che i ragazzi hanno messo in scena si concentrava su norme e protocolli: accanto a me prima avevo Carmen Meloni, il cui nonno Pietro, militare ai tempi dell’Armistizio dell’8 settembre 1943, è finito nei campi di concentramento per avere scelto di non aderire alla Repubblica di Salò. Quando si supera un limite di umanità non c’è norma o protocollo che tenga. Entra in gioco l’uomo. Se le istituzioni vanno contro la persona, dobbiamo ribellarci, avere il coraggio di non rispettare una norma se questo salva una persona. Lo dico da uomo che fermamente crede nelle istituzioni. Non è vero che le scelte dei singoli non contano nulla davanti a grandi temi. Se diventano scelte quotidiane di tantissime persone, potremo cambiare il destino del nostro Paese e del mondo. In Italia questo è stato fatto 80 anni fa, quando dopo la Liberazione è nata la Costituzione: non è impossibile. Ciascuno deve fare la propria parte per costruire un mondo diverso da quello di oggi».

Dopo la lettura dei nomi delle 368 persone che nel naufragio del 3 ottobre 2013 non ce l’hanno fatta, lo spettacolo è terminato con i ragazzi impegnati a cantare “La cura” di Franco Battiato, mentre scorrevano immagini del Memoriale di Lampedusa. Infine, il coro gospel ha proposto l’”Alleluja” di Leonard Cohen e tutti insieme hanno cantato “Oh happy day”.

Via Confalonieri, 5

Castronno

Tutti gli eventi

di maggio

Redazione
info@legnanonews.com
Noi della redazione di LegnanoNews abbiamo a cuore l'informazione del nostro territorio e cerchiamo di essere sempre in prima linea per informarvi in modo puntuale.
Pubblicato il 22 Aprile 2026
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore