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“Non solo Tara Dragas”: la lettera di uno studente ad un professore

La riflessione di un lettore sul sistema scolastico, in una lettere indirizzata ai professori

scuola generica

Sapete che un cieco conosce la stanza dove vive meglio di un vedente? Ma è un cieco e fuori da quella stanza è perso, ha bisogno di un bastone bianco e della consapevolezza di altri che accetteranno la sua cecità. L’infinita conoscenza e potere che detiene un professore nell’ambito della sua materia viene sperimentata solo quando devi sottoporti ad un esame. Il fatto che tutti i giorni per anni spieghi e ripeta le stesse cose lo porta a conoscerla come pochi. Ma una comprensione più completa può a volte mancare.

Per esempio durante un esame di storia quando chiestomi della crisi del 29’ degli Stati Uniti, nell’esporre la ripresa elaborata da parte di Franklin Delano Roosevelt, presidente degli Stati Uniti, aggiunsi che aveva applicato la legge Keynesiana dell’economista John Maynard Keynes. Aggiunsi che secondo me il vero successo non era dovuto come spiega la legge a quanto spese, ma al fatto che fece costruire le interstatali creando una rete di trasporto in una nazione immensa dove il grano era prodotto, per esempio a 3000 chilometri da New York, porto internazionale. Ero uscito dal seminato. Avevo inserito due conoscenze aggiuntive: una economica ed una di geografia, e soprattutto una personale comprensione e collegamento dei fatti con la mia personale esperienza. La professoressa mi disse che non conosceva la legge Keynesiana essendo fuori dalla sua materia. Avevo portato il cieco fuori dalla sua stanza e soprattutto in una completamente nuova: quella della comprensione concettuale.

Questa, spesso conosciuta, si sviluppa dalla curiosità dello studente. Per esempio quando studiai in storia la crisi della Baia dei Porci andai a contare i chilometri che separavano Cuba dalle Key west, da Miami. E dopo aver studiato Gabriele D’annunzio (Letteratura italiana) e il Nazismo (Storia) mi incuriosì Nietzsche e il suo Ultrauomo e andai a leggerlo. Per i curiosi, la teoria di Nietzsche nulla
ha a che vedere con l’interpretazione fatta di D’Annunzio o del Nazismo.

Ho letto di Kant quando ho scoperto la sua tesi sull’Etica elaborata, che insieme a quella di Platone potrebbe essere la soluzione alla crisi di identità e di morale di cui molti parlano, ma nessuno capisce. E l’ho citato (Kant) nel mio esame scritto di letteratura dove chiedevano “La coscienza di Zeno”, ipotizzando che il suo pensiero avesse aperto nella sua epoca una crepa nel soggetto del pensiero dando un semino che, passato di mano in mano, arrivato a Freud avesse fatto sbocciare le teorie dell’inconscio che avevano affascinato James Joyce, amico di Italo Svevo. Ma lì l’avevo fatta fuori dal vaso, perché avevo scritto solo una volta nel mio compito la parola “Inetto”.

È praticamente impossibile leggere tutti i libri degli autori che il programma propone, ma io ogni volta ci provavo. Sapete che ho trovato in una edizione dei Dubliners di Joyce la premessa scritta da Italo Svevo? Cavolo, scoprii più cose su di loro che in tutti i pdf proposti. Per esempio la conoscenza di Joyce di quattro o cinque lingue inglesi: da quello arcaico di William Shakespeare a quello oltraggioso e popolare dei cugini americani. Allora lì comprendi come avesse potuto avventurarsi nello stream of consciousness violentando la sintassi.

Voi professori sapete che il 95 % dei vostri studenti non riuscirà a leggere i libri che sono stati citati nei programmi, eppure nell’esame sostenuto di inglese dove veniva proposto Tess D’Ubervilles, le due pagine in cui veniva arrestata a Stonehenge, nelle domande veniva chiesto altro del libro “visto che era nel programma”. E, essendo nella stanza del cieco, quale orrore da parte della
professoressa quando qualcuno durante l’orale, più di uno studente, aveva citato il pensiero femminista di Thomas Hardy. “Ma quale testo avete letto?”. Nessun testo prof. L’AI, che tutti consultavano prima dell’interrogazione, aveva inserito questo dato. E chi meglio si ricordava quello letto e lo recitava, meglio appariva. Del resto cosa altro avrebbero potuto fare?

Ho imparato l’inglese mentre facevo il giardiniere alla pari 35 anni fa. E non lo parlo correttamente. Certo, mi sono trovato in difficoltà con lo stereotipato bigliettaio a Victoria Station che voleva la pronuncia perfetta di East Grinstead con l’aspirazione fatta a pieni polmoni. Un cafone, visto che noi italiani apprezziamo gli sforzi di ogni straniero che si impegna a imparare la lingua di Dante senza pretese. E lì ho capito cosa fosse l’Età Vittoriana. Quando al mio amico John, the original English man, chiesi spiegazioni su come mai loro avessero i galloni, i pollici e le miglia mentre tutti usavano litri, centimetri e chilometri e come mai guidassero al contrario. La risposta fu: “Noi guidiamo al contrario? No è il resto del mondo che guida al contrario!”.

Era ancora bloccato nella età Vittoriana dove andavano in giro a fare razzia di risorse negli altri paesi pensando di essere superiori. E allora il libro “Heart of Darkness” di Conrad ha terreno su cui poggiare. Ma qui avrei portato di nuovo la professoressa fuori dalla sua stanza, la quale senza permettermi di parlare ha cominciato ad usare il bastone bianco per colpirmi e accusarmi di non aver nemmeno raggiunto il livello A1. Che strano, eppure vanto quasi un mese all’anno sul suolo americano parlando con chiunque, facendomi capire benissimo e capendo benissimo.

Il sistema va cambiato, ma le spallucce che fate verso un programma che comprende 15 autori per ogni letteratura arrivando (lo so, sono stanze fuori dalla vostra) a 45 autori totali, l’accettare ripetizione mnemonica da parte di studenti vi rende complici di creare dei ragazzi che mirano al pezzo di carta. Una società ignorante che è pronta ad ogni totalitarismo, perché il non sapere conduce in quella direzione. E poco importa se esponete la foto di Falcone con la sua frase “Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che quando…”, se poi con il ragazzo che alza la testa e pensa a modo suo usate il bastone del voto.

Io nonostante i mei 64 anni non sono maturo per questa scuola, e la vostra non ammissione non mi ha colto di sorpresa. Non sapevo tutto quello che voi sapete. E forse ho delle pretese senza le competenze a scrivere un libro sulla scuola, uno sul bullismo, uno sull’abuso dei cellulari ed addirittura quattro per aiutare i piccoli ad amare la lettura.

Donato Salvia

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Pubblicato il 07 Giugno 2026
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