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“Una colonnina installata da oltre un anno ma mai attivata: così la transizione elettrica perde credibilità”

Un lettore racconta il caso di un'infrastruttura di ricarica mai entrata in funzione nonostante i finanziamenti pubblici e denuncia ritardi, costi elevati e carenze della rete: «Prima dei proclami servono servizi efficienti».

Colonnine

Sul tema della mobilità elettrica le opinioni sono, da sempre, discordanti. Ma c’è un aspetto su cui molti automobilisti sembrano concordare: senza una rete di ricarica efficiente, la transizione ecologica rischia di rallentare. Su questo argomento interviene il nostro lettore Fabrizio, che racconta la vicenda di una colonnina di ricarica installata da oltre un anno ma mai entrata in funzione, cogliendo l’occasione per una riflessione più ampia sullo stato delle infrastrutture dedicate ai veicoli elettrici. Ecco la lettera.

Ogni giorno sentiamo parlare di transizione ecologica, mobilità sostenibile, decarbonizzazione e incentivi per spingere cittadini e aziende verso l’elettrico. Spot, convegni, dichiarazioni e inaugurazioni non mancano. Peccato che, troppo spesso, la realtà sia ben diversa.

Quella che vedete nelle fotografie è una colonnina di ricarica Enel X Way installata nel nostro territorio da oltre un anno. Un’infrastruttura moderna, finanziata con fondi europei – come recita orgogliosamente la scritta ben visibile sulla struttura – ma che, ad oggi, non ha mai erogato un solo chilowattora di energia.

Colonnine

Mai entrata in funzione.

Nel frattempo, due posti auto sono stati sottratti ai cittadini perché riservati esclusivamente ai veicoli elettrici in ricarica. Un paradosso: non possono essere utilizzati dalle auto tradizionali, ma nemmeno da quelle elettriche, perché la colonnina è spenta da sempre.

In questi mesi non sono mancate le segnalazioni. Sono stati contattati sia Enel sia il Comune. Le risposte? Sempre le stesse: rassicurazioni, prese in carico, promesse di imminenti risoluzioni. Ma alle parole non è mai seguito un fatto concreto.

Ed è proprio questo il punto.

Io utilizzo l’auto per lavoro e percorro decine di migliaia di chilometri all’anno. Ho scelto di investire nella mobilità elettrica convinto che il Paese stesse costruendo una rete infrastrutturale adeguata. Invece mi ritrovo spesso a fare i conti con colonnine inesistenti, fuori servizio o mai attivate.

E quando finalmente una colonnina funziona, troppo spesso il costo della ricarica arriva a sfiorare 0,90 euro per kWh. Un prezzo che rende l’elettrico economicamente poco conveniente e che, in alcuni casi, annulla completamente il vantaggio rispetto a un’auto tradizionale. Basta confrontare questi costi con quelli praticati in Francia, dove ricaricare può costare anche un terzo, per capire quanto siamo lontani da un sistema realmente competitivo.

La sensazione è che si sia invertito l’ordine delle priorità. Prima si chiede ai cittadini di cambiare automobile. Poi, forse, si penserà alle infrastrutture. Ma la transizione ecologica funziona esattamente al contrario. Prima si costruisce una rete affidabile, capillare e conveniente. Poi si chiede alle persone di cambiare le proprie abitudini. Altrimenti il rischio è evidente: si crea soltanto sfiducia.

Perché chi ha investito migliaia di euro in un veicolo elettrico si sente abbandonato. Chi sta valutando l’acquisto vede queste situazioni e rinuncia. E la tanto proclamata rivoluzione green rimane confinata agli slogan.

Non è una critica all’auto elettrica, che continuo a ritenere una tecnologia valida. È una critica a un sistema che pretende di accelerare la transizione senza garantire i servizi essenziali.

Le fotografie raccontano meglio di qualsiasi parola questa contraddizione: una colonnina nuova, finanziata con fondi pubblici ed europei, perfettamente installata, ma inutilizzabile da oltre un anno. La domanda che credo molti cittadini si pongano è semplice: chi deve rispondere di tutto questo?

Perché se si investono risorse pubbliche, se si sacrificano parcheggi e si chiede ai cittadini di credere nella mobilità elettrica, non è accettabile che, dopo oltre dodici mesi, tutto rimanga fermo nell’indifferenza generale. La vera sfida della transizione ecologica non è installare una colonnina e tagliare un nastro. È farla funzionare. Sempre.

Perché il Green non si misura con gli annunci o con gli adesivi “Finanziato dall’Unione Europea”. Si misura con servizi efficienti, infrastrutture affidabili e rispetto per i cittadini che hanno scelto, spesso con coraggio, di investire in un futuro più sostenibile.

Finché questo non accadrà, continueremo ad avere molte politiche “green” sulla carta e troppo poche nella vita reale

Fabrizio

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Pubblicato il 06 Luglio 2026
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