AGGIORNAMENTO – La coppia di Legnanesi comunica di essere rientrata in Italia e ringrazia per la solidarietà dimostrata
Doveva essere un viaggio per festeggiare l’anniversario di matrimonio alle Maldive. Si è trasformato invece in un’attesa carica di angoscia. Una coppia di genitori di Legnano, Gloria Lattuada e Roberto Virardi, è rimasta bloccata a Dubai dopo uno scalo effettuato sabato, mentre in Italia i loro figli, di 11 e 14 anni, sono stati affidati ai nonni.
A preoccupare fortemente la famiglia è l’allargamento del conflitto nell’area mediorientale e il progressivo irrigidimento delle misure di sicurezza. Ogni pomeriggio, raccontano, arriva «uno spiraglio di speranza» dall’ambasciata italiana, ma nelle ultime ore la situazione si è ulteriormente complicata con la comunicazione della chiusura delle frontiere da parte dell’Oman, circostanza che rende ancora più difficile individuare una via di rientro alternativa.
A dare voce all’apprensione è stato il figlio minore, 11 anni, che ha deciso di scrivere direttamente alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, chiedendo un intervento concreto del Governo: «Le scrivo a nome dei miei genitori, attualmente bloccati a Dubai. Ho 11 anni e, insieme a mio fratello di 14, siamo in Italia affidati ai nostri parenti in attesa del loro rientro», si legge nella lettera. Il bambino racconta di aver contattato «quattro centralini istituzionali» ricevendo però «sempre la stessa risposta: rimbalzi di competenze, indicazioni generiche, nessuna soluzione». E aggiunge: «Comprendo le difficoltà del momento, ma sentirsi dire “non sappiamo” o “non è di nostra competenza” non è rassicurante per chi ha i propri familiari in una zona a rischio».
Nel testo viene citato anche il recente rientro in Italia del ministro Guido Crosetto, della sua famiglia e di altri 127 italiani: «Questo dimostra che, quando si vuole, le soluzioni si trovano. Mi chiedo quindi in che modo si possa intervenire anche per gli altri connazionali rimasti bloccati». Il giovane legnanese chiede l’attivazione di «corridoi sicuri» o l’organizzazione di voli dedicati: «Anche voli di Stato, anche soluzioni a pagamento: ciò che conta è permettere il ritorno in sicurezza». E sottolinea l’urgenza di non dare priorità «solo a figure istituzionali o a singoli lavoratori, ma anche alle famiglie con figli minori, agli anziani da assistere, a chi ha responsabilità familiari urgenti».
La preoccupazione non è solo per il protrarsi dell’assenza, ma anche per il peggioramento dello scenario internazionale: «Il conflitto nella regione si sta ampliando, con attacchi e contro-attacchi che coinvolgono diversi Paesi», scrive il ragazzo, chiedendo alla premier di «sostenere con forza la via della pace e della diplomazia» e di utilizzare «ogni strumento diplomatico e istituzionale disponibile per tutelare i connazionali all’estero e favorirne il rientro». «I miei genitori sono chiusi in albergo – racconta – a una ventina di minuti da dove ci sono stati i bombardamenti, li hanno sentiti da lontano».
«Confido nel Suo senso di responsabilità e nell’impegno del Governo affinché nessun cittadino venga lasciato indietro», conclude la lettera. Intanto a Legnano l’attesa continua, tra telefonate, aggiornamenti dall’ambasciata e la speranza che si apra al più presto un corridoio che consenta ai due legnanesi e atutti i connazionali di rientrare in sicurezza e riabbracciare i figli.
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