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La riqualificazione della Torre Amigazzi e la “scure” del PNRR. Cambia Rescaldina: “È l’ora delle risposte”

A poco più di una settimana dal 30 giugno, data spartiacque per il PNRR, l'opposizione a Rescaldina chiede risposte sul futuro della corte della Torre Amigazzi

torre amigazzi rescaldina

Raffica di domande dall’opposizione a Rescaldina sul futuro della corte della Torre Amigazzi, a poco più di una settimana dal 30 giugno, l'”ora della verità” per i cantieri del PNRR, la scadenza per capire se la mastodontica macchina burocratica e operativa degli enti locali sia riuscita a tagliare il traguardo nei tempi stabiliti dall’Europa. La riqualificazione dell’immobile e della vicina piazza del marcato, infatti, dall’avvio della demolizione nell’estate 2024 in poi ha accumulato sensibili ritardi, tanto che già da mesi il Comune è tornato al tavolo con Città metropolitana e Ministero.

I lavori negli ultimi mesi sono ripartiti, ma i ponteggi sono ancora al loro posto e la conclusione non è sicuramente dietro l’angolo. Piazza Chiesa continua a confrontarsi con Milano e con Roma per il riconoscimento del finanziamento originario, ottenuto attraverso il bando per il Programma Nazionale per la Qualità dell’Abitare del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, poi confluito nel PNRR. Ma per Cambia Rescaldina ormai è il momento delle risposte.

«Ci sono luoghi che appartengono a tutti, prima ancora che all’amministrazione di turno – sottolinea Luca Perotta, capogruppo del centrodestra in consiglio comunale -. La piazza Mercato, la Torre Amigazzi, le vie Pellico e Gramsci sono uno di questi: un pezzo del cuore di Rescaldina che i cittadini attraversano ogni giorno e che oggi, da mesi, convivono con le transenne di un cantiere. Nessuno, men che meno noi, è contrario alla riqualificazione di quell’area. Un intervento da sei milioni di euro, finanziato quasi interamente con i fondi europei del PNRR, è un’opportunità importante per il paese. Proprio perché lo è, va gestita bene. E proprio perché ci sta a cuore, siamo andati a leggere gli atti. Quello che abbiamo trovato ci ha convinti che i cittadini abbiano diritto a qualche spiegazione».

«Il primo dato è nero su bianco nelle carte del Comune – aggiunge Perotta -: il termine fissato dal PNRR per questo intervento era marzo 2026, così come indicato nel cronoprogramma sottoscritto dall’amministrazione stessa in sede di finanziamento. È una scadenza che pesa, perché i fondi PNRR non ammettono ritardi a piacere: chi sfora rischia concretamente di perdere il contributo o di doverlo restituire. Eppure l’ultimo stato di avanzamento lavori approvato dal Comune, datato 29 aprile 2026, a termine ormai superato, certificava che si era realizzato poco più di un quarto dei lavori appaltati, il 27,71%. Un quarto, a scadenza passata, con fondi europei a rischio. La prima domanda nasce da sé: quel termine di marzo 2026 è stato rispettato, oppure è stato formalmente rimodulato? E se è slittato, a quando, e con quali garanzie di non perdere il finanziamento?»

«C’è di più: da quell’ultimo atto del 13 maggio 2026, in Amministrazione Trasparente non risultano pubblicati ulteriori documenti sullo stato del cantiere – continua il capogruppo di Cambia Rescaldina -. Chiediamo dunque, semplicemente, che l’amministrazione renda noto a che punto siano oggi i lavori. Il secondo elemento merita chiarezza. Nel quadro economico dei sei milioni, mezzo milione di euro risulta, testualmente, “da accertare solo a seguito di completamento della procedura di finanziamento al GSE”, procedura indicata come ancora “in corso”. In parole semplici: cinquecentomila euro non sono ancora garantiti. È doveroso chiedere che cosa accada all’opera, e alle casse comunali, se quei fondi non dovessero arrivare».

«Il terzo elemento riguarda l’andamento dei lavori – prosegue Luca Perotta -. L’impresa esecutrice ha sottoscritto “con riserva” gli ultimi stati di avanzamento, una formula tecnica che segnala disaccordo e che, di norma, prelude a un contenzioso. Nello stesso periodo il Comune ha ritenuto necessario affidare un incarico di supporto legale sul procedimento. È legittimo chiedere quali criticità abbiano reso necessario tutto questo, e con quali possibili conseguenze economiche per l’ente. Nel frattempo, il mercato resta ospitato nella sistemazione “provvisoria” di via Gramsci dal 2024, e i commercianti, che di quella piazza vivono, attendono di sapere quando potranno tornare a casa».

«Non cerchiamo colpevoli e non facciamo processi: chiediamo risposte – conclude Perotta -. Per questo, nella nostra funzione di consiglieri comunali, abbiamo richiesto formalmente l’accesso a tutti gli atti relativi allo stato del cantiere, ai rapporti con la Città Metropolitana e con il Ministero, e al rischio di definanziamento. Porteremo il tema nelle sedi istituzionali, come è nostro dovere e nostro diritto. Ai cittadini di Rescaldina promettiamo una cosa sola: continueremo a leggere le carte e a fare domande, con serietà e senza sconti, ma anche senza pregiudizi. E resteremo, come sempre, a disposizione dell’amministrazione, qualora voglia fornire pubblicamente le risposte che finora non ci sono state».

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Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 09 Luglio 2026
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