Housing sociale, case popolari e via Pisacane: l’assessore Brambilla fa il punto sulle politiche abitative di Legnano
Abbiamo intervistato l'assessore ai Servizi sociali Mario Brambilla davanti alle nuove case di housing sociale recuperate nell'ex caserma di via dei Mille
L’ex caserma di via dei Mille è pronta a diventare uno dei nuovi tasselli delle politiche abitative di Legnano. Con i lavori ormai conclusi, il Comune si prepara a pubblicare il bando per la gestione dei sedici alloggi di housing sociale, destinati a persone fragili che hanno già avviato un percorso di autonomia. Ma il tema dell’abitare va oltre il nuovo intervento: resta aperta la partita delle case popolari Aler ancora da assegnare e quella delle famiglie coinvolte nell’incendio di via Pisacane. Ne abbiamo parlato con l’assessore ai Servizi sociali Mario Brambilla, che fa il punto sui progetti in corso e sulle prospettive per i prossimi mesi.
Assessore, siamo davanti all’ex caserma di via dei Mille, uno dei luoghi simbolo delle politiche abitative dell’amministrazione Radice. A che punto siamo? Quando saranno assegnati gli alloggi?
«Gli alloggi sono completamente finiti e interamente ristrutturati, anche dal punto di vista energetico. È stato fatto un lavoro, a mio avviso, davvero eccezionale. Ora siamo nella fase che porterà alla pubblicazione del bando di coprogettazione. Prima abbiamo svolto la coprogrammazione con gli enti del Terzo settore e adesso passeremo alla coprogettazione. Il modello è quello già sperimentato con lo Spazio 27B: il Comune mette a disposizione gli immobili e, insieme all’ente gestore, costruisce il servizio. Trattandosi di fondi Pinqua, gli alloggi saranno destinati a persone in situazione di fragilità. Sarà proprio il percorso di coprogettazione a definire nel dettaglio i destinatari e le modalità di gestione. Credo sia un modello sostenibile, dove il Comune realizza e mette a disposizione la struttura e il Terzo settore si occupa della gestione.»
Quanti saranno gli alloggi e a chi saranno destinati?
«Gli alloggi sono sedici: dieci faranno parte di una comunità, mentre gli altri saranno suddivisi tra monolocali, bilocali e trilocali. L’idea è quella della seconda accoglienza. Non si tratta di appartamenti destinati a chi, da un giorno all’altro, perde la casa: per quelle situazioni esistono già altri strumenti, come la residenzialità sociale temporanea. Qui vogliamo accogliere persone che hanno già iniziato un percorso di reinserimento sociale e hanno bisogno ancora di un ambiente protetto prima di raggiungere la piena autonomia. Penso, ad esempio, a un anziano che non riesce più a vivere da solo e necessita di un passaggio intermedio prima di una soluzione più adeguata.»
Nel progetto rientrano anche altri appartamenti?
«Sì. A questi si aggiungono cinque appartamenti in via Galvani, che saranno gestiti dallo stesso soggetto che si aggiudicherà il bando di via dei Mille. Qui il livello di autonomia sarà ancora maggiore. L’auspicio è quello di arrivare a contratti di affitto 3+3, rivolti a persone che hanno già un lavoro e hanno ormai consolidato il proprio percorso di reinserimento.»
Passando all’edilizia residenziale pubblica, ci sono ancora molti appartamenti non assegnati, come quelli di via delle Rose. Cosa si può fare per recuperarli?
«Bisogna ricordare che gli stabili di via delle Rose sono di proprietà Aler e non del Comune. A Legnano ci sono circa 1.300 alloggi di edilizia residenziale pubblica, la maggior parte dei quali appartengono ad Aler, mentre quelli comunali sono circa 300. Credo che, come è avvenuto per via Carlo Porta, anche in questo caso il risultato arriverà grazie a una collaborazione concreta con Aler. Non servono contrapposizioni o polemiche: bisogna lavorare insieme. Via Carlo Porta è stata finalmente assegnata, anche se ci è voluto davvero tanto tempo. Sono fiducioso che entro il prossimo anno anche via delle Rose possa essere assegnata».
Come si evita che gli alloggi popolari restino vuoti per anni?
«Occorre intervenire rapidamente quando un appartamento si libera, rimettendolo il prima possibile a disposizione. Allo stesso tempo bisogna accompagnare le persone più fragili nei percorsi che consentano loro di accedere e mantenere l’alloggio».
Infine, qual è oggi la situazione delle famiglie colpite dall’incendio di via Pisacane?
«Quello di via Pisacane è stato un evento molto grave che ha creato enormi disagi. Oggi la stragrande maggioranza delle famiglie è già rientrata nelle proprie abitazioni. Rimane invece la situazione delle mansarde, che hanno subito i danni maggiori e non potranno essere ripristinate. Alcune famiglie hanno già trovato una sistemazione alternativa, per altre stiamo ancora lavorando per individuare la soluzione migliore. Rimane poi il tema del rifacimento della copertura dell’edificio, che sarà seguito dagli uffici delle Opere pubbliche. Posso dire che il momento di maggiore emergenza è stato superato».









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