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Omicidio Ravasio, torna in aula il processo alla figlia della “mantide”. Scintille durante le testimonianze

Attimi di tensione in aula durante la testimonianza di una donna che per anni ha lavorato in una mensa ospedaliera, interpellata dagli imputati per individuare un veleno non rintracciabile in caso di autopsia

tribunale busto arsizio

Torna in aula il processo bis per l’omicidio di Fabio Ravasio, ucciso il 9 agosto 2024 in un agguato orchestrato in modo da far credere che l’uomo fosse stato investito da un pirata della strada poi datosi alla fuga. Giovedì 21 maggio, davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio presieduta da Cristina Ceffa, sono continuate le testimonianze nell’ambito del filone processuale che per il delitto vede imputata Ariane Pereira Bezerra da Silva, la figlia della “mantide” Adilma Pereira Carneiro, ritenuta dagli inquirenti la regista del delitto.

Sul banco dei testi si sono avvicendati volti già visti in aula nel processo principale, che insieme alla “mantide” vede altre sette imputati chiamati a rispondere dell’omicidio. Come l’ex responsabile della curva rossonera che era stato interpellato da Massimo Ferretti, all’epoca dei fatti amante di Pereira Carneiro, per trovare un killer per Fabio Ravasio, la sorella dello stesso Ferretti, il fratello di Fabio Oliva – a sua volta imputato nel processo principale – e l’ex socio della vittima, che con lui gestiva un’attività a Magenta.

Tra i testi anche una donna che per anni ha lavorato in una mensa ospedaliera, a sua volta interpellata dagli imputati per individuare un veleno non rintracciabile in caso di autopsia. Proprio la sua testimonianza ha portato attimi di tensione in aula, quando la donna ha dato in escandescenze accusando Ariane Pereira Bezerra da Silva di aver riso durante la sua testimonianza, circostanza peraltro smentita dal legale della figlia della “mantide”.

La donna, visibilmente alterata, ha pronunciato frasi come «Non siamo in un teatro, ci vuole rispetto per una persona che non c’è più», «Non si ride in faccia alle persone, non siamo al cinema» e «Bas…a, devi marcire in galera», prima di essere allontanata dall’aula nel tentativo di calmare gli animi per permettere la prosecuzione della testimonianza. Dopo l’intervento dei sanitari, la donna – che si è poi scusata con la Corte – ha terminato la propria deposizione, mentre l’imputata, proprio per consentire di terminare esame e controesame, ha scelto di aspettare la fine della testimonianza fuori dall’aula.

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Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 21 Maggio 2026
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