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Palio di Legnano

Alberto da Giussano: realtà o leggenda? Viaggio alle origini del mito dell’eroe della Battaglia di Legnano

Paolo Chiesa, professore ordinario di Filologia Mediolatina all’Università di Milano, ci racconta le origini del mito di Alberto da Giussano

Alberto da Giussano è esistito davvero? Il condottiero della Compagnia della Morte, entrato nell’immaginario collettivo come simbolo della resistenza della Lega Lombarda contro Federico Barbarossa, è leggenda o realtà? Per scoprirlo LegnanoNews ha intervistato Paolo Chiesa, professore ordinario di Filologia Mediolatina dell’Università degli Studi di Milano. Con lui, continuando il viaggio nella battaglia di Legnano ad 850 anni dal 29 maggio 1176, abbiamo ripercorso le origini di un mito che ancora oggi rivive ogni anno il giorno del Palio.

Davanti al Monumento al Guerriero, Paolo Chiesa ci ha portato tra le pagine del cronista milanese trecentesco Galvano Fiamma, nella seconda puntata di “Legnano 1176 – Una battaglia di Popolo”, il progetto lanciato dalla nostra testata per raccontare non solo la battaglia, ma anche tutto quello che nei secoli ha rappresentato, in un viaggio attraverso i miti, l’arte, la letteratura, l’opera e perfino la moda.

Il nome di Alberto da Giussano, che una lunga tradizione ha considerato l’eroe della battaglia di Legnano, appare per la prima volta nelle opere dal cronista milanese Galvano Fiamma, che scrive intorno al 1330-1340, oltre un secolo e mezzo dopo i fatti. Nella cosiddetta Cronaca Galvagnana, un’ampia storia di Milano dalle origini fino ai suoi giorni, nella quale fatti realmente accaduti sono
intrecciati con invenzioni di fantasia, Galvano nomina Alberto in due occasioni.

La prima volta racconta che, passati alcuni anni dopo la distruzione di Milano da parte del Barbarossa (1162), i cittadini riuscirono a liberarsi del giogo imperiale e pensarono a riorganizzarsi in vista di una probabile nuova guerra. I Milanesi, sentendo parlare di una discesa dell’imperatore, si prepararono per potergli resistere. Fu costituita una società di novecento uomini scelti, dotati di grandi destrieri. Essi giurarono di non fuggire mai dal campo di battaglia per paura della morte, di non consentire mai alcun tradimento contro la comunità dei Milanesi, di essere pronti a combattere ogni giorno contro l’imperatore.
Il comune li insignì delle armi e del vessillo comunale; a ognuno fu dato in mano un anello. Ricevevano uno stipendio dal comune; se mai qualcuno di loro si fosse dato alla fuga, sarebbe stato decapitato. Al comando di questa società era Alberto da Giussano, che portava il vessillo del comune. Fu costituita anche una seconda società, composta da fanti scelti, col compito di difendere il carroccio. Secondo questa notizia Alberto guidava dunque una compagnia di cavalieri scelti, pronti a proteggere Milano a costo della vita; fra i loro compiti non rientrava la difesa del carroccio, il simbolo della libertà cittadina, affidata invece a una compagnia di fanti.

Poche pagine dopo Galvano parla una seconda volta di Alberto, mostrandocelo in azione durante la battaglia di Legnano: Alberto da Giussano teneva alto il vessillo del comune. Vicino a lui stavano due suoi fratelli, Ottone e Ranieri, che da destra e da sinistra sempre proteggevano Alberto che recava il vessillo. Scoppiò la battaglia; tre colombe furono viste uscire dall’altare dei martiri Sisinnio, Martirio e Alessandro e posarsi sull’asta del carroccio. Quando vide questo, l’imperatore si spaventò e fuggì.
In un’altra sua opera, nota con il nome di Cronica maior e scritta qualche tempo dopo, Galvano riporta notizie simili, ma con qualche differenza: al gruppo dei novecento cavalieri scelti di cui Alberto è capitaneus è attribuito il nome di societas militum de la morte, ma nulla si dice di un suo eventuale ruolo nella battaglia.

Tutto qui. In nessuno dei resoconti della battaglia precedenti a Galvano compare il nome di Alberto da Giussano, come pure non è mai nominata una societas de la morte. Non ne parlano i cosiddetti Annales Mediolanenses, che sono la fonte narrativa più vicina ai fatti; non ne parla uno scrittore curioso come Bonvesin da la Riva, che nel De magnalibus Mediolani tratta diffusamente dell’organizzazione dell’esercito milanese e ricorda alcuni “eroi” cittadini, ma non Alberto; non ne parlano gli storici di parte imperiale, in genere ben informati sull’andamento delle battaglie.

In compenso, le notizie date da Galvano ebbero un successo strepitoso: tutti gli storici che, a partire dalla fine del Quattrocento, si occuparono della battaglia di Legnano assegnarono ad Alberto e alla societas de la morte un ruolo fondamentale, e il personaggio è diventato simbolo – soprattutto in epoca dei nazionalismi risorgimentali, ma anche in periodi più recenti – della coraggiosa resistenza dei lombardi, o degli italiani in genere, allo “straniero”.

Da dove ricava Galvano le notizie su Alberto? Il nostro scrittore, di solito molto generoso nel ricordare le sue fonti, sembra invece qui reticente: nomina, è vero, una misteriosa cronaca attribuita a un certo Leone, che oggi non possediamo più, ma solo per quanto riguarda gli spostamenti delle truppe, e nulla dice su come abbia appreso di Alberto da Giussano e della societas de la morte. Il silenzio dei cronisti precedenti fa sospettare che né l’uno né l’altra siano mai esistiti; e questa è l’opinione concorde degli storici di oggi.

All’epoca di Galvano, quel Trecento dove la signoria dei Visconti si andava consolidando e reinventava una memoria storica di Milano, nella coscienza cittadina la resistenza al Barbarossa era ormai divenuta leggenda, ma non aveva un eroe; valeva la pena crearlo, perché divenisse emblema, esempio e memoria per i cittadini. Potrebbe averlo fatto Galvano stesso, che amava corredare le sue storie di elementi romanzeschi; o Galvano potrebbe aver messo per iscritto leggende che già circolavano, dando credito magari alla mitologia familiare di una casata importante, come a Milano sembrano essere stati appunto i Da Giussano, che rivendicava un suo ruolo nella grande battaglia.

Il fatto che nella sua opera più recente, la Cronica maior, Galvano non rappresenti più Alberto in azione sul campo potrebbe essere segnale di un suo timido ripensamento, in direzione di una maggiore aderenza alla realtà storica.

Paolo Chiesa – Professore ordinario di Filologia Mediolatina dell’Università degli Studi di Milano

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Pubblicato il 21 Maggio 2026
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