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La mappa dei beni confiscati alle mafie nel Legnanese tra luci e ombre

In occasione dell'evento organizzato da Libera che vedrà associazioni, gestori dei beni e cittadinanza confrontarsi sul tema dei beni confiscati, LegnanoNews ha mappato la situazione nel Legnanese

la tela rescaldina

Era il 7 marzo 1996 quando a Roma veniva approvata la legge per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie; 14 anni prima, erano entrati a far parte del nostro ordinamento le norme sul reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e sull’attacco ai patrimoni mafiosi.

In Italia oggi sono più di 950 i soggetti sociali impegnati quotidianamente nella gestione dei beni confiscati alle mafie. Ma qual è la situazione nel Legnanese? In occasione dell’evento nazionale organizzato da Libera per venerdì 24 novembre a Roma, che vedrà le associazioni, i soggetti gestori dei beni e la cittadinanza confrontarsi proprio intorno al tema dei beni confiscati, LegnanoNews ha mappato la situazione nel Legnanese.

Dall’osteria sociale al centro anti-violenza: così sono rinati i beni confiscati alle mafie nel Legnanese

La normativa per i beni confiscati

Il percorso per arrivare alla disciplina attuale del riutilizzo sociale dei beni sequestrati e confiscati alle mafie parte nel 1982 con la legge Rognoni-La Torre, che ha introdotto nel codice penale il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e i sequestri e le confische per i condannati: la legge fu approvata il 13 settembre 1982 dopo l’omicidio del segretario del PCI in Sicilia, Pio La Torre, e l’attentato al prefetto di Palermo, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

L’idea di restituire alla comunità le ricchezze accumulate illecitamente dalle mafie arriva negli anni ’90 con una campagna avviata da Libera nell’anno di fondazione, ovvero il 1995, con l’obiettivo di raccogliere un milione di firme, che si aggiungeva alla proposta di legge promossa da alcuni deputati, tra cui l’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Così il 7 marzo 1996 la commissione giustizia ha dato il via libera alla legge 109, che ha ormai superato il quarto di secolo di vita. Quelle norme oggi fanno parte del codice antimafia, che nel 2011 ha riordinato le leggi in materia e ha definito meglio il ruolo dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata, nata nel 2010 come ente pubblico autonomo vigilato dal Ministro dell’Interno.

La procedura di sequestro, confisca e destinazione dei beni

Il primo step dell’iter per arrivare al riutilizzo del bene è il sequestro, che viene disposto dal tribunale quando il valore dei beni risulta sproporzionato rispetto al reddito dichiarato o all’attività economica svolta o quando ci siano indizi sufficienti a far ritenere che i beni derivino da attività illecite o ne rappresentino il riutilizzo. Con il provvedimento di sequestro viene nominato anche un amministratore giudiziario, che dovrà custodire, conservare ed amministrare i beni e dare conto del suo operato e sarà assistito dall’Avvocatura generale dello Stato e dall’ANBSC.

La fase successiva è quella della confisca di primo grado, un provvedimento ancora una volta di natura temporanea che conferma il sequestro e avvia il procedimento che porterà alla confisca definitiva: la gestione del bene, dopo il provvedimento di confisca di primo grado, è affidato all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata.

Quando il bene viene definitivamente confiscato dalla magistratura, entra a far parte del patrimonio dello Stato. I beni immobili possono poi essere trasferiti agli enti locali, che potranno gestirli direttamente o assegnarli in concessione, a titolo gratuito, ad associazioni del Terzo Settore. Le aziende rimangono invece nel patrimonio dello Stato: l’ANBSC le può destinare all’affitto, alla vendita e anche alla liquidazione, quando le altre due strade non siano praticabili.

Beni in gestione e beni destinati

I beni sottoposti a confisca vengono classificati in due categorie: beni in gestione e beni destinati. Alla prima categoria appartengono tutti quei beni che per varie ragioni – vuoi l’iter giudiziario ancora in corso, vuoi che esistono criticità che bloccano le procedure – non sono ancora stati trasferiti ad altre amministrazioni dello Stato o agli enti locali e sono quindi ancora sotto la gestione dell’ANBSC stessa.

I beni destinati, invece, sono beni per i quali le procedure sono ormai giunte al termine ed è quindi stato possibile procedere alla destinazione, sia per finalità istituzionali sia per finalità sociali. Senza dimenticare, però, che ciò non significa necessariamente che questi beni siano stati anche riutilizzati.

I beni confiscati nel Legnanese

Per mappare la situazione nel Legnanese, da anni monitorata dal presidio Libera di Legnano che anche realizzato nel tempo dei dossier ad hoc, LegnanoNews ha analizzato i dati messi a disposizione dalla piattaforma OpenRe.G.I.O., attraverso la quale l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata permette, tra le altre informazioni fornite, di «consultare e scaricare dati statistici e reportistica relativa all’attività di gestione condotta da ANBSC».

Il portale mette a disposizione i dati relativi alle aziende e agli immobili, tanto destinati quanto in gestione. Alla data di giovedì 23 novembre nei comuni del Legnanese non risultavano né immobili, né aziende in gestione. Quanto ai beni destinati, invece, OpenRe.G.I.O. segnala una srl attiva nel settore delle costruzioni a Legnano e una srl e una sas che operano nel settore alberghi e ristorazione a Rescaldina, tutte attualmente in liquidazione.

Più nutrita la rosa degli immobili destinati, e non poteva che essere così in un territorio dove l’ombra della criminalità organizzata continua ad allungarsi nonostante il susseguirsi di inchieste che instancabilmente provano a recidere i tentacoli delle organizzazioni criminali. Tanto che gli unici comuni dove il portale non segnala la presenza di beni destinati sono Busto Garolfo, Canegrate, Cerro Maggiore e San Giorgio su Legnano.

Per visualizzare la distribuzione di questi bene sul territorio, LegnanoNews ha realizzato una mappa che parte dal dato numerico fornito da OpenRe.G.I.O., con la precisazione per ogni immobile si fa riferimento alla singola particella catastale e che non tutti gli immobili considerati sono stati assegnati ai comuni, ma anche, purtroppo, che anche tra quelli assegnati agli enti locali non tutti sono stati già effettivamente riutilizzati.

Quattro i beni destinati presenti a Dairago, ovvero la villa con box e il relativo terreno edificabile in via Roma dove oggi c’è la Casa delle Associazioni. A Legnano, invece, troviamo la concentrazione numericamente più importante con 19 beni:  una villa e un box in via Pasubio dove oggi c’è il centro antiviolenza, un appartamento e un box in via Cuzzi, sette appartamenti che saranno destinati all’housing sociale grazie al bando PINQUA e un magazzino in via Galvani, un appartamento in via Calatafimi destinato alla vendita per il soddisfacimento dei creditori, un appartamento in via Abruzzi, un appartamento e un box in Piazza Mocchetti, un appartamento e un box in via Locatelli e un magazzino in corso Garibaldi, cui il comune ha rinunciato.

Ancora, a Nerviano troviamo la villa di via Ponchielli confiscata alla criminalità organizzata nel 2011 che poco più di due anni fa era stato occupato abusivamente, e due appartamenti, uno in via dell’Annunciata e uno in via Diaz, destinati alla vendita per il soddisfacimento dei creditori. A Parabiago, invece, lo Stato ha sottratto alle mafie una villa in via Fermi oggi assegnata alla Guardia di Finanza per fini istituzionali.

A Rescaldina tra i beni confiscati alla criminalità organizzata troviamo l’appartamento, il locale per la ristorazione e i cinque box di via Saronnese dove oggi c’è l’osteria sociale La Tela e la villetta di via Melzi sottratta alla ‘ndrangheta che oggi ospita i profughi ucraini. A San Vittore Olona, invece, nell’elenco figurano la villa lungo il Sempione sequestrata nel 2012 e poi confiscata nel 2016 alle mafie dell’Est Europa, dove grazie ai fondi del PNRR verrà realizzata una casa protetta, e la casa in costruzione in via Mazzini, per la quale da anni si parla di una struttura per il contrasto al disagio giovanile. Chiude il quadro un ristorante a Villa Cortese confiscato alla criminalità organizzata nel 2021.

Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 24 Novembre 2023
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