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Da Varese agli Stati Uniti, la ricerca di Neurointelligence sui comportamenti criminali

Dallo studio del metabolismo cerebrale ai progetti di psicologia criminale, fino alla prevenzione nelle scuole: Neurointelligence unisce ricerca, formazione e divulgazione scientifica in collaborazione con gli Stati Uniti

franco posa neurointelligence


L’associazione varesina Neurointelligence, fondata dal criminologo clinico Franco Posa, è la protagonista della nuova puntata di “Soci All Time”, la trasmissione di Radio Materia realizzata con CSV Insubria. Un viaggio tra neuroscienze forensi, criminalistica, ricerca e divulgazione nelle scuole, con un’attenzione particolare ai comportamenti antisociali e criminali e alle nuove sfide poste da social network e spettacolarizzazione del crime.

Con sede a Varese, Neurointelligence riunisce attività scientifiche, criminalistica di laboratorio, editoria e un archivio bibliografico storico. L’associazione studia in particolare il rapporto tra comportamenti criminali e funzionamento cerebrale, affiancando alla ricerca anche collaborazioni internazionali. A raccontarne il lavoro è Franco Posa, criminologo clinico, professore di neuroscienze forensi all’Università di Roma Tor Vergata e docente di antiterrorismo di matrice islamica all’Università di Bari. Posa svolge inoltre attività come perito forense per pubblici ministeri e parti private.

Dalla ricerca neuroscientifica alla criminalistica

Una parte dell’attività di Neurointelligence riguarda la ricerca sperimentale sul funzionamento e sul metabolismo cerebrale di persone che hanno commesso reati particolarmente efferati. Un ambito che, sottolinea Posa, deve rimanere distinto dall’attività peritale svolta nei procedimenti giudiziari. I risultati vengono infatti destinati al confronto scientifico e accademico e condivisi anche attraverso collaborazioni internazionali, in particolare con gli Stati Uniti.

Tra i progetti sviluppati dall’associazione ci sono anche protocolli di autopsia psicologica e tecniche per la ricostruzione delle lesioni provocate da armi bianche. L’attività viene sostenuta attraverso il lavoro peritale dei professionisti, la partecipazione a bandi di ricerca e il contributo dello stesso fondatore. Neurointelligence vuole essere anche un luogo di formazione per studenti universitari e giovani ricercatori interessati alla criminologia, offrendo occasioni per conoscere sul campo metodi e strumenti della disciplina.

Nelle scuole contro bullismo e cyberbullismo

Un altro importante fronte di attività è quello rivolto agli adolescenti. L’associazione organizza incontri nelle scuole e in altri spazi dedicati ai ragazzi, affrontando bullismo, cyberbullismo, relazioni tossiche, comportamenti antisociali e gestione dei conflitti.

L’obiettivo è fornire strumenti concreti per riconoscere situazioni problematiche, imparare a dire «no» e affrontare frustrazioni e piccoli fallimenti senza trasformare il conflitto in violenza. Gli incontri diventano anche occasioni di ascolto. Accanto alla prevenzione, Neurointelligence cerca infatti di raccogliere domande, esperienze e idee degli studenti, valorizzando anche l’impegno di molti giovani nel volontariato e nel sostegno alle persone più fragili. Quando emergono situazioni di difficoltà, l’associazione cerca inoltre di offrire un supporto concreto e di creare un canale di dialogo con i ragazzi.

“La criminologia televisiva è lontana dalla realtà”

Nel corso della puntata Posa affronta anche il rapporto tra criminologia e mezzi di comunicazione, criticando la rappresentazione che spesso viene proposta in televisione, nei podcast e sui social network. Secondo il criminologo, la spettacolarizzazione dei casi giudiziari rischia di restituire un’immagine semplicistica del lavoro scientifico, come se un test del DNA o l’analisi di una traccia fossero sufficienti, da soli, a ricostruire rapidamente un delitto.

A questo si aggiunge il problema della circolazione delle informazioni sui social, dove contenuti non verificati possono essere condivisi e accettati senza un adeguato controllo delle fonti. Per Posa questa dinamica rischia inoltre di alterare la percezione del lavoro quotidiano delle forze dell’ordine e della giustizia, molto più complesso di quanto possa apparire nella narrazione di un programma televisivo o di un contenuto social.

Il rischio dell’emulazione sui social

Particolare attenzione viene dedicata alle conseguenze che la ricerca di visibilità online può avere sui più giovani. Secondo Posa, alcuni comportamenti violenti o antisociali vengono registrati con gli smartphone e pubblicati proprio con l’obiettivo di ottenere attenzione e riconoscimento. La diffusione di queste immagini può a sua volta favorire fenomeni di emulazione. Anche per questo, secondo Neurointelligence, il lavoro nelle scuole e la costruzione di uno spirito critico diventano strumenti fondamentali di prevenzione.

La puntata di “Soci All Time” offre così uno sguardo su un’associazione varesina che prova a tenere insieme ricerca scientifica, formazione e divulgazione, portando la criminologia fuori dalla dimensione spettacolare e riportandola sul terreno dello studio, della prevenzione e del confronto con i più giovani.

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Pubblicato il 19 Settembre 2026
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