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San Giorgio restituisce alla comunità l’ex municipio: inaugurata la Casa delle Associazioni

Gli spazi di via Gerli sono stati restituiti alla comunità dopo un lungo e complesso intervento di restauro che ha permesso di recuperare uno degli edifici più legati alla storia del paese

casa associazioni san giorgio

Da ex municipio rimasto chiuso e inutilizzato per oltre trent’anni a nuova Casa delle Associazioni. San Giorgio su Legnano ha inaugurato oggi, sabato 19 settembre, gli spazi di via Gerli, restituiti alla comunità dopo un lungo e complesso intervento di restauro che ha permesso di recuperare uno degli edifici più legati alla storia del paese.

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Edificio che in questa nuova fase ospiterà le attività di associazioni e gruppi di volontariato del territorio, nonché riunioni tematiche e incontri di approfondimento, con l’obiettivo di restituire ai sangiorgesi un luogo pubblico di aggregazione, condivisione e crescita collettiva.

La cerimonia inaugurale chiude un percorso durato anni e, allo stesso tempo, apre una nuova fase per il vecchio municipio. «Questa cerimonia è sempre un punto di arrivo e un punto di partenza – è stato sottolineato dal sindaco Claudio Ruggeri e dall’assessore Walter Cecchin durante l’inaugurazione –. Si consolida e si consacra una fatica collettiva per il risveglio di questi beni preziosi all’interno della comunità. Da qui, poi, con le proprie gambe o con le gambe degli utenti, dovrà camminare e rafforzarsi».

Un edificio che racconta la storia di San Giorgio

Costruito nel 1892 per ospitare la scuola elementare e gli uffici comunali, l’edificio diventò successivamente esclusivamente sede municipale con l’inaugurazione delle scuole in piazza IV Novembre. Rimase il cuore amministrativo del paese fino al 1992, quando il municipio venne trasferito proprio nell’edificio scolastico di piazza IV Novembre. Da allora il palazzo di via Gerli rimase inutilizzato per circa trent’anni.

La svolta è arrivata con il PNRR e un finanziamento da 850mila euro. Un’opportunità che ha dato il via a un iter amministrativo e progettuale particolarmente complesso, anche perché l’ex municipio è un bene sottoposto a tutela. La gara è stata gestita con il supporto della Centrale unica di committenza di Città Metropolitana; sono poi arrivati l’affidamento, la direzione lavori e tutti i passaggi previsti dal finanziamento. I lavori sono partiti nel dicembre 2023, hanno richiesto una variante in corso d’opera e si sono conclusi nel 2025, con il successivo collaudo.

«È stata importante la sinergia di tutti gli enti e di tutti i professionisti per il raggiungimento dell’obiettivo. Altrimenti non sarebbe stato possibile», è stato ricordato dagli amministratori ripercorrendo le diverse tappe dell’intervento.

È quindi stato ricordato il lavoro di squadra che ha accompagnato il recupero, ringraziando tecnici e progettisti. «Da quando abbiamo pensato e parlato della trasformazione, credo che il progettista con il suo studio abbia dato il massimo affinché tutto questo si potesse realizzare», ha ricordato Cecchin (che ai tempi era sindaco), sottolineando anche la complessità di intervenire su un immobile sottoposto a vincoli.

E il risultato, ha aggiunto, è visibile entrando nell’edificio: «Vedrete quanto è stato preservato e quanto del precedente è stato rimesso alla luce, recuperando il bello che era rimasto».

«I muri raccontano le generazioni che sono passate di qui»

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È soprattutto nel racconto dei progettisti che emerge il significato di un intervento che non voleva semplicemente ristrutturare un immobile, ma recuperarne la memoria.

«Quando ci si avvicina a questi edifici ci si avvicina alla memoria di una storia – ha spiegato –. I muri trasudano i piaceri, i dolori e le fatiche delle generazioni delle persone che li hanno abitati. L’occasione di avvicinarsi a un edificio del genere riempie i progettisti di grande responsabilità, ma anche di grande emozione».

Una sfida resa ancora più difficile dalle condizioni nelle quali si trovava il vecchio municipio prima dell’apertura del cantiere. «Un edificio va visto fin dall’inizio oltre la manifestazione del degrado che è evidente», è stato ricordato. «Qui tutti credo si ricordino com’era questo fabbricato e chi è entrato prima del restauro si metteva le mani nei capelli. Bisognava avere la capacità di andare oltre e prefigurare quello che sarebbe stato il riscatto di un edificio che fa parte del cuore della storia della collettività e della comunità».

Non tutto poteva essere conservato, ma l’obiettivo è stato individuare gli elementi capaci di raccontare il passato del palazzo e integrarli nella sua nuova funzione. «Ci sono alcuni edifici che sono particolarmente radicati nel sentimento, nella memoria e nell’uso di una comunità. Vanno rispettati e possibilmente recuperati per dargli nuovamente una vita con una nuova destinazione d’uso».

Dalla facciata Liberty alle vecchie cementine

Il risultato di questa filosofia si vede nei particolari. La facciata di impronta Liberty è stata restituita alla sua configurazione originaria, così come sono stati recuperati il ferro battuto della ringhiera della scala e alcuni pavimenti. Dove il recupero non era più possibile sono state adottate nuove soluzioni, mantenendo però visibili le vecchie cementine.

«Abbiamo recuperato alcuni archi e, per valorizzarli, abbiamo utilizzato delle porte in vetro, una piccola licenza innovativa», ha spiegato il progettista. Anche i controsoffitti, necessari per gli impianti, sono stati studiati cercando di non cancellare ciò che esisteva: «Abbiamo voluto mantenere la memoria dell’edificio preesistente e dei suoi solai, lasciando delle porzioni a vista del legno originale. Quando entrate, soffermatevi su questi piccoli dettagli».

Un lavoro che ha richiesto un confronto costante anche con la Soprintendenza. Un rapporto non sempre semplice, come ha riconosciuto lo stesso progettista, ma che ha contribuito al risultato finale: «Quando la Soprintendenza interviene in maniera negativa rispetto a una proposta bisogna ascoltarla, perché tante volte dal confronto vengono fuori soluzioni migliori».

Associazioni e centro ricreativo

Oggi quel lavoro è diventato una nuova casa per il mondo associativo sangiorgese. Oltre 330 metri quadrati distribuiti su due piani, con quattro locali destinati alle associazioni, servizi, arredi, ascensore e locali tecnici. Il Centro Ricreativo per anziani aveva già fatto il suo ingresso nei mesi scorsi e ora, con l’inaugurazione ufficiale, l’ex municipio torna definitivamente ad essere un luogo vissuto dalla comunità.

Dopo oltre trent’anni di inutilizzo, quindi, il palazzo di via Gerli torna ad avere una funzione pubblica: non più sede dell’amministrazione comunale, ma casa delle realtà associative e del volontariato di San Giorgio. Una destinazione nuova che, come emerso durante l’inaugurazione, prova a tenere insieme le due anime dell’edificio: la memoria di ciò che è stato e la vita che tornerà a riempirlo da oggi in avanti.

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Valeria Arini
valeria.arini@legnanonews.com
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Pubblicato il 19 Settembre 2026
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