Van De Sfroos, De Andrè e Bowie. I tre dischi di Andrea Vanetti tra famiglia, territorio e sacrifici
Il capitano dei Mastini è stato il primo ospite di “Porta tre dischi”, la trasmissione di Radio Materia condotta da Marco Giannatiempo: un viaggio tra infanzia, difficoltà, famiglia e vittorie sul ghiaccio
Andrea Vanetti racconta la sua vita scegliendo tre canzoni. Dall’infanzia a Schianno ai sacrifici degli anni del liceo, fino alle vittorie con la maglia del Varese Hockey: il capitano dei Mastini è il primo ospite di “Porta tre dischi”, la nuova trasmissione di Radio Materia condotta da Marco Giannatiempo. Un viaggio nella memoria nel quale la musica diventa il filo per raccontare famiglia, amicizie, sconfitte e successi sul ghiaccio. La seconda puntata andrà in onda alle 20 di martedì 29 settembre su www.radiomateria.it.
Van De Sfroos e le radici a Schianno
Il primo disco scelto da Vanetti è Pulenta e Galina Fregia di Davide Van De Sfroos. Una canzone che lo riporta direttamente all’infanzia trascorsa a Schianno, alla famiglia e soprattutto al rapporto con il padre. Tra i ricordi riaffiora un Natale a cavallo tra il 1999 e il 2000. Vanetti aveva dieci anni e al risveglio trovò il paese coperto da una nevicata eccezionale. Il brano, con il suo racconto semplice e popolare degli avanzi di polenta e gallina mangiati il giorno successivo, restituisce per lui l’atmosfera di quegli anni e delle sue radici familiari. È anche il ricordo di un’infanzia lontana dagli smartphone e dai social: le giornate in bicicletta, poi in motorino, i pomeriggi all’oratorio e le ore passate con gli amici a parlare in piazzetta. Un mondo che Vanetti associa alla dimensione genuina raccontata dalla musica di Van De Sfroos.
De André, la bocciatura e la voglia di rialzarsi
Con il secondo disco il racconto cambia tono. Vanetti sceglie Andrea di Fabrizio De André, uno degli artisti che più hanno accompagnato la sua formazione. Del cantautore genovese conosce a memoria gran parte della discografia e proprio De André diventò anche l’argomento della sua tesi al liceo. La canzone è legata a uno dei passaggi più difficili della sua adolescenza: la bocciatura in terza al liceo scientifico Ferraris di Varese. In quegli anni Vanetti cercava di tenere insieme lo studio e l’hockey, affrontando continui spostamenti fino a Lugano per gli allenamenti. Dopo aver saputo della bocciatura, si chiuse in camera ad ascoltare Andrea. I versi della canzone, e in particolare l’immagine del pozzo, finirono per accompagnare un momento di forte sconforto. Quella battuta d’arresto, racconta però Vanetti, si trasformò in uno spartiacque. La reazione fu quella maturata nello sport: accettare la sconfitta, lavorare e provare a ripartire. Un passaggio che avrebbe contribuito a costruire la determinazione portata negli anni anche sul ghiaccio.
“Heroes”, dalla PlayStation alla coppa con Varese
Il terzo disco è Heroes di David Bowie. E per ritrovare l’origine di questo legame bisogna tornare al Natale del 1998, quando Vanetti ricevette in regalo la sua prima PlayStation insieme a NHL 99. Nella sequenza iniziale del videogioco compariva un giocatore sul ghiaccio accompagnato proprio dalle note della canzone di Bowie. Per un bambino innamorato dell’hockey quelle immagini rappresentavano un sogno. Anni dopo, quel sogno avrebbe assunto una forma molto concreta con la maglia di Varese e con la fascia da capitano. Heroes è infatti diventata anche la colonna sonora del momento più importante della sua carriera con i Mastini: la stagione del “double”, con la conquista della Coppa Italia e del campionato. Tra i ricordi più personali c’è quello successivo alla vittoria della coppa. Vanetti salì in macchina da solo per andare a mostrarla alle sue nonne. Durante il viaggio ascoltò Heroes in continuazione, guidando con le lacrime per l’emozione.
Tre dischi tra famiglia, territorio e sacrifici
Tre canzoni che finiscono così per raccontare molto più dell’hockey. In “Porta tre dischi” emergono il legame di Vanetti con la famiglia e con il territorio, i sacrifici necessari per inseguire lo sport ad alto livello, le difficoltà affrontate durante la crescita e l’importanza del gruppo nelle vittorie. Dietro il capitano rimane il bambino che guardava un giocatore pattinare sullo schermo di una PlayStation, immaginando un giorno di poter essere al suo posto.










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