Mofos, la risposta da Varese alla “troppa musica tutta uguale”
Dalle difficoltà economiche dei giovani artisti fino al valore terapeutico della scrittura e del freestyle. A NOIse il racconto di un progetto musicale nato a Varese e cresciuto grazie all'autoproduzione
Il rap come forma di espressione libera, lontano dalle logiche commerciali e costruito con competenze, studio e indipendenza. È questo il messaggio emerso dalla nuova puntata di Noise, il programma di Radio Materia condotto da Arianna Bonazzi, che ha ospitato il collettivo varesino Mofos. In studio Don Pexo, Madd Paloma e Habanero hanno raccontato la nascita del progetto, le loro influenze musicali e il modo in cui vivono oggi la scena hip hop italiana.
Un incontro nato quasi per caso
Il collettivo è formato da Don Pexo, Madd Paloma e Habanero, tre artisti che si conoscevano già da tempo ma che hanno iniziato a collaborare solo negli ultimi anni. L’incontro tra Don Pexo e Madd Paloma è avvenuto quasi per caso, quando uno era alla ricerca di un rapper e l’altro di un dj. Successivamente si è unito Habanero e, dopo un concerto particolarmente riuscito ai Magazzini Tumiturbi di Varese, i tre hanno deciso di trasformare quella collaborazione in un progetto stabile.
Nel corso dell’intervista hanno spiegato anche l’origine dei rispettivi nomi d’arte, nati da passioni personali, riferimenti musicali e culturali che nel tempo sono diventati parte della loro identità artistica.
Uno studio costruito in autonomia
La scelta dell’indipendenza passa anche attraverso la realizzazione di uno studio di registrazione gestito direttamente dal gruppo. Un progetto nato insieme all’idea di incidere il primo disco e reso possibile grazie agli investimenti e all’esperienza accumulata negli anni, soprattutto da Madd Paloma, che oltre a essere dj è anche fonico.
Avere uno spazio proprio permette ai Mofos di lavorare senza i vincoli economici degli studi a noleggio, spesso ritrovandosi la sera per registrare fino a notte fonda.
«Troppa musica tutta uguale»
Uno dei passaggi più diretti della conversazione riguarda la situazione del rap italiano contemporaneo. I Mofos riconoscono l’esistenza di artisti interessanti, soprattutto nella scena indipendente e locale, ma criticano una produzione sempre più omologata.
«Oggi si sente tanta musica costruita sugli stessi schemi. Si rincorrono i “type beat” e si ha paura di sperimentare. Così diventa tutto uguale» – Don Pexo –
Secondo il collettivo, il rap italiano ha progressivamente perso quella componente di critica sociale che caratterizza parte della tradizione statunitense, privilegiando sonorità più commerciali e immediate.
Gli artisti rivendicano invece un’identità musicale ispirata al G-funk e alla black music, con produzioni più essenziali, bassi marcati e uno stile volutamente “fuori moda”, capace di distinguersi dalle tendenze del momento.
Fare musica oggi tra passione e sacrifici
Durante la trasmissione è emerso anche il tema delle difficoltà economiche che molti giovani musicisti devono affrontare. Per il collettivo, oggi non basta saper scrivere testi o interpretare un brano: è sempre più importante conoscere gli aspetti tecnici della registrazione, della produzione e del mixaggio.
Essere autonomi significa contenere i costi e poter lavorare senza dipendere da strutture esterne, investendo tempo e risorse nella crescita del proprio progetto artistico.
Tra le influenze citate durante la puntata compaiono Tupac Shakur, Kendrick Lamar, Fabri Fibra e il primo Fedez, insieme alle sonorità della black music, del funk e dell’hip hop americano. Habanero ha raccontato anche la propria attenzione alla scrittura tecnica e alle metriche, arrivando a citare ironicamente Dante Alighieri come riferimento per la costruzione delle rime.
Il freestyle e la musica come valvola di sfogo
La puntata si è conclusa con una sessione di freestyle che ha mostrato dal vivo il modo di intendere il rap da parte del collettivo: improvvisazione, tecnica e spontaneità.
Per i Mofos la musica rappresenta prima di tutto uno strumento di espressione personale e un modo per trasformare esperienze e difficoltà in qualcosa di creativo, mantenendo viva una cultura hip hop che, secondo loro, continua ad avere valore proprio quando riesce a essere autentica.










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