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Il patto necessario tra finanza e imprese: nasce il Festival della finanza per l’economia reale

A Castellanza e Milano la prima edizione promossa da LIUC con Confindustria Varese e "Investire". due giorni di confronto su strumenti, cultura e futuro del private capital Testo

liuc varie

Senza finanza l’impresa si ferma, ma senza impresa la finanza perde senso. Questa frase potrebbe racchiudere il significato della prima giornata del “Festival della finanza per l’economia reale, promosso dalla Liuc – Università Cattaneo  in collaborazione con Confindustria Varese e “Investire”
Un’iniziativa destinata a diventare «una ricorrenza scientifica e accademica», con l’ambizione di costruire un appuntamento stabile nel tempo.
Il Festival si articola in due giornate, la plenaria che si è svolta il 13 aprile nell’ateneo di Castellanza e, il giorno successivo, con sei appuntamenti diffusi a Milano.
Un format che riflette la volontà di portare il confronto fuori dalle aule, dentro i luoghi della finanza e dell’impresa.
Ad aprire i lavori della plenaria, insieme al rettore Anna Gervasoni e al vicepresidente Liuc Roberto Grassi, rappresentanti di Confindustria Varese, Aifi, Banca d’Italia e dei principali operatori del private capital.

IMPRESA E FINANZA DEVONO EVOLVERE INSIEME

La finanza non può essere fine a sé stessa, ma deve tornare a essere strumento al servizio dello sviluppo. Come ha sottolineato Innocenzo Cipolletta, presidente AIFI, «la finanza è il risparmio del passato che si trasforma in investimenti per il futuro». Un equilibrio che va preservato. Senza finanza l’economia reale si indebolisce, ma senza economia reale la finanza genera bolle e instabilità.
Il contesto invita a considerare una trasformazione profonda a cominciare dall’accelerazione imposta all’economia da digitalizzazione, ricerca e investimenti immateriali. E insieme all’economia deve evolvere anche la finanza, chiamata a sostenere progetti più complessi e meno “bancabili” rispetto al passato. Così Giorgio Gobbi di Banca d’Italia: «L’economia reale è cambiata: oggi si basa sempre più su conoscenza e asset immateriali. E una finanza tradizionale fatica a sostenerla, perché non è pensata per finanziare ciò che non si può toccare».
Da qui il ruolo crescente degli strumenti alternativi, private equity, venture capital, private debt, minibond. Una “finanza straordinaria” che, come evidenziato da Chiara Raddrizzani, vicepresidente di Confindustria Varese, deve diventare sempre più ordinaria. Un’osservazione importante sostenuta dai numeri, considerato il 64% delle imprese del territorio prevede investimenti nel 2026, ma il 37% indica ancora difficoltà di accesso alle risorse finanziarie.

UNA QUESTIONE CULTURALE

Il nodo, dunque, è culturale prima ancora che tecnico. Serve un cambio di approccio su entrambi i fronti per sancire un nuovo patto. Imprese più strutturate e aperte al capitale, finanza più orientata al lungo periodo. Se questi due mondi rimangono distanti, perdiamo tutti.
In questo scenario il private capital emerge come uno degli strumenti più efficaci, perché capace di coniugare competenze finanziarie e conoscenza industriale. Non solo capitale, ma accompagnamento strategico, crescita dimensionale, supporto all’innovazione.
A dare concretezza a questo approccio è stata la prima tavola rotonda della giornata, moderata dal giornalista Sergio Luciano, che ha riunito alcuni dei principali protagonisti del settore. Sono intervenuti, nell’ordine, Anna Lambiase, presidente di CDP Venture Capital SGR, Filippo Guicciardi, ceo di Equita Mid Cap Advisory, Lorenzo Langella, ceo di BNP Paribas BNL Equity Investments, Luigi Tommasini, head of strategic initiatives e senior partner del Fondo Italiano d’Investimento, Paola Angeletti, chief sustainability officer di Intesa Sanpaolo e presidente di Intesa Sanpaolo Innovation Center, Umberto Nobile, private equity leader di EY.

DA DOVE PASSA LA CRESCITA DELLE IMPRESE

Dal confronto, in un doppio giro di domande,  è emersa una visione comune. La crescita delle imprese italiane passa sempre più da strumenti di capitale, da operazioni di M&A (processi strategici di fusione o acquisizione tra imprese) e da una maggiore integrazione tra competenze finanziarie e industriali. A cui si aggiungono altri aspetti fondamentali a cominciare dalla capacità di attrarre risorse, semplificare i processi e rafforzare il dialogo tra imprenditori e investitori.
Il Festival della finanza per l’economia reale nasce proprio per rafforzare questo dialogo. Non un semplice convegno per addetti ai lavori, ma «un percorso alla scoperta di una finanza più comprensibile e più vicina alla realtà», come ha ricordato Grassi. Un percorso che coinvolge università, imprese, istituzioni e giovani, chiamati a essere protagonisti. E la scelta di partire da Liuc non è casuale. L’ateneo, radicato in un metadistretto manifatturiero, rappresenta un ponte naturale tra formazione e sistema produttivo. Ed è proprio nell’ex cotonificio Cantoni, riqualificato e adattato oltre 30 anni fa per accogliere l’accademia e la ricerca, che si forma una nuova generazione di professionisti della finanza, con competenze sempre più orientate ai private asset.
Il passaggio a Milano, con sei incontri tematici, amplia lo sguardo e consolida la dimensione nazionale dell’iniziativa. Dalle startup al mercato dei capitali, dall’M&A alla sostenibilità, il Festival offre una mappa completa delle trasformazioni in atto.
La sfida ora è dare continuità.

IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL

Via Confalonieri, 5

Castronno

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di aprile

Redazione
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Pubblicato il 14 Aprile 2026
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