A INVERUNO, UN CAMMINO NEL SACRO
Fede religiosa, genuina devozione popolare, una punta di misticismo e superstizione. Sono questi i suggestivi ingredienti della mostra di stampe di culto e di devozione dal Cinquecento all’Ottocento alla Fiera Agricola...
Fede religiosa, genuina devozione popolare, una punta di misticismo e superstizione. Sono questi i suggestivi ingredienti della mostra “Un Cammino nel Sacro, stampe di culto e di devozione dal Cinquecento all’Ottocento” che si accompagna alla Fiera Agricola di Inveruno nella sua edizione 2012. Le novantasette stampe di varie dimensioni in esposizione alla Sala Virga della Biblioteca cittadina fino all’epifania, provenienti dalla collezione privata della Fondazione Mazzotta di Milano, permettono di scoprire, o riscoprire, un fenomeno che un po’ come un fiume carsico ha attraversato guerre, rivoluzioni e cambiamenti sociali e demografici del nostro Paese. Immagini che ripropongono i temi classici dell’iconografia cattolica: dalla Vergine col Bambino Gesù ai santi più noti come Sant’Antonio da Padova, dalla rappresentazione dell’Onnipotente che dall’alto guarda e giudica i comuni mortali peccatori, ai momenti più toccanti della Passione di Cristo come la Crocifissione e la Deposizione.
Ma accanto agli aspetti propriamente fideistici e che richiamano al trascendente, si svela davanti agli occhi dell’osservatore lo spettacolo emozionante di un’arte antica, per nulla minore rispetto a quelle più conosciute della pittura e della scultura, che ha abbracciato senza mai subire contraccolpi oltre quattro secoli di storia italiana ed europea. Un’arte, appunto la stampa devozionale, contraddistinta da fini abilità tecniche, fantasia e un utilizzo dei colori nelle loro varie gradazioni e incroci che non possono non stupire e coinvolgere il visitatore pur privo di conoscenze specifiche in materia. Un’arte che si sviluppa in Italia, in Francia, in Spagna – Paesi tradizionalmente cattolici – e con non meno successo in Germania piuttosto che in Russia.
Le stampe devozionali esordiscono intorno alla metà del Cinquecento. La Chiesa cattolica, alle prese con la Controriforma, e cioè con la necessità di “rispondere” colpo su colpo alla Riforma protestante maturata in Germania con Martino Lutero, trova in esse uno strumento efficace per ribadire, attraverso le rappresentazioni più care al popolo, la propria autorità in materia. Fra le tante ragioni che avevano portato allo “strappo” dei protestanti con il Vaticano – l’indice accusatorio dei primi veniva puntato fra l’altro contro gli scandali di varia natura, la ricchezza e il potere del clero romano ritenuti oltraggiosi e contrari allo spirito evangelico, l’autorità del Papa – c’era anche la questione della liceità o meno di rappresentare in carne e ossa, con un volto insomma, la divinità.
Le motivazioni politiche comunque, pur rimanendo presenti (la Chiesa manterrà sempre un occhio vigile su ciò che si produce), diventano nel corso del tempo via via sfumate rispetto al business, per così dire, che si sviluppa attorno alle stampe: gli stampatori sono numerosi e in grado ormai di accontentare tutte le tasche. Quelle dei ricchi che le utilizzano per abbellire le proprie residenze; e quelle dei popolani che magari le appendono nelle stalle per proteggere il bestiame da malefìci o malocchi. Al punto che, soprattutto nel Diciannovesimo secolo, ai temi religiosi si affiancano nuovi spunti laici: scene di vita cittadina, caricature di personaggi, temi decorativi in genere. Le dimensioni del “prodotto” variano poi sulla base delle necessità della committenza fino a diventare all’occorrenza grandi quanto il foglio di un libro da comodino: si costruiscono così le fondamenta dell’altrettanto fortunata schiera dei santini, che diventeranno oggetto di culto nel Ventesimo secolo.
ASSORTIMENTI DIVERSI DI SANTI E SANTE
Un filone ricco e appassionante. Fra i centri di produzione, nel secondo decennio del Diciannovesimo secolo, si mettono in luce Parigi e Milano. Nella prima, i protagonisti della rue St Jacques sono gli editori Basset; nella seconda, in contrada Santa Margherita, vicino al Teatro alla Scala, c’è la bottega dei Vallardi. Come scrive Alberto Milano, curatore della mostra inverunese, “il genere delle stampe edite da Basset e Vallardi era quello di immagini destinate sì a un’ampia diffusione, attraverso un alto numero di copie, ma immagini comunque curate nel disegno, incise da professionisti che garantivano risultati di buon gusto e di effetto decorativo aggiornato alle mode del tempo”.
Altri centri significativi in Italia si trovano in Veneto, a Bassano del Grappa con i Remondini, e a Modena. “I Remondini avevano iniziato a stampare servendosi delle più economiche matrici xilografiche – continua Alberto Milano – ma avevano presto capito che avrebbero potuto ottenere maggiori profitti se, specialmente per le stampe di soggetto sacro, fossero stati in grado di offrire le stampe incise in rame, considerate di livello superiore rispetto a quelle ottenute da matrici in legno, ad un prezzo molto basso. Un’intuizione perseguita con strategia preindustriale”. Comincia a diffondersi in Francia come in Italia la tecnica della litografia: “Non stupisce trovare a Torino il maggiore centro italiano di litografie di carattere religioso a partire dal 1830. Qui erano infatti confluiti lavoranti provenienti da Digione, Lione e dall’Alsazia che avevano messo a frutto l’esperienza maturata”.
GUARDARE I SANTI…
Fra i meriti della mostra inverunese che vengono riconosciuti da Elisabetta Gulli Grigioni, docente di Storia dell’Arte a Venezia ed esperta del tema, c’è quello di avere attuato una scelta delle opere “soffermandosi sui soggetti sacri per offrirne rappresentazioni diverse”. Si passa da un Bambino Gesù che all’inizio appare “idolo incoronato e ricoperto di gioielli e, subito dopo, con un modesto camicino e l’aria un po’ imbronciata condotto per mano da Maria e Giuseppe in veste di solerti e umanissimi genitori. La distanza delle due concezioni non potrebbe essere più grande e invita l’osservatore attento a porsi delle domande”.
Un secondo merito, “l’aver condotto l’esemplificazione espositiva rispettando esigenze storiche e filologiche a un tempo, fino all’estrema parcellizzazione del foglio di stampa, dando luogo a quel fenomeno che verrà detto di produzione di immaginette devozionali o, con tardo e fortunatissimo termine popolare italiano, di santini”. Mentre “la stampa di più grandi dimensioni e magari di noto autore sarà incorniciata per essere inserita nel piccolo altare domestico, come è testimoniato nei libri di folklore, l’immaginetta subirà un imperscrutabile destino devozionale, assolutamente privatizzato. Può fermarsi in un libro di preghiere, essere restituita all’altarino familiare oppure può correre il rischio di devianti utilizzazioni in senso magico”.
MAIO APRE LE PORTE DELL’INFERNO DI DANTE
Sempre nell’ambito delle manifestazioni dell’autunno inverunese c’è un gradito ritorno: è il “musicattore” (termine questo, attenzione, coperto da un rigoroso copyright!) Luigi Maio, che in occasione della mostra offrirà all’affezionato pubblico la sua magica interpretazione delle terzine dantesche portando in scena lo spettacolo “Inferno da Camera, Dante tridimensionale!”. Coniugando ironia e omaggio artistico, il genovese Maio propone un gioco divertito e didattico sull’Inferno dell’Alighieri, attraverso un’inedita interpretazione dei passi più suggestivi del Sommo Poeta.
Uno spettacolo unico nel suo genere, che consente al Musicattore Maio di restituire tridimensionalità a ogni personaggio infernale grazie al suo trasformismo vocale che, andando oltre le scontate letture dantesche, fa della sua interpretazione il primo “Dante in 3D”, secondo l’efficace definizione del professor Francesco Mosetti Casaretto, in quanto Maio “ha permesso di vedere nella Divina Commedia un testo a più voci, dove gli incontri sono tridimensionali, spaziali, volumetrici, che occupano uno spazio e risuonano in una stanza: a ciascun personaggio viene data una singola espressività, che gli permette di essere rilevato a tutto tondo, quindi in 3D; il personaggio viene scontornato dal testo ed emerge come persona singola, individuale”.
Luigi Maio – reduce dai grandi successi del Teatro Duse di Genova, della Scala di Milano e del Festival milanese-torinese MiTo – ha ricevuto il Premio Petrolini e il Premio dei Critici di Teatro. E’ inoltre ambasciatore dell’Unicef per aver avvicinato alla cultura teatrale e musicale i giovanissimi. Il Dante in 3D di Maio verrà proposto la sera del 6 dicembre al Sala Virga del Centro Servizi di largo Pertini e la mattina successiva, 7 dicembre, alle scolaresche inverunesi.










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