MENSE E ROM: “QUANDO LA DEMOCRAZIA DERAGLIA”
Secondo l'associazione Polis, c’è bisogno di riflettere sul senso comunitario e su una "strana” vivacità di certi volti del centrodestra...
La costituzione di comitati popolari ad ogni decisione della amministrazione comunale e il comportamento di quelle minoranze fino ad ieri maggioranza nelle valutazioni critiche della rivista Polis, in questo comunicato stampa che pubblichiamo integralmente
La protesta contro il buono mensa da parte di chi ha redditi più alti (o di chi non consegna il modello Isee); il no dei residenti di via Oberdan ai container con i quali si sarebbero messi al riparo dal freddo, per i quattro mesi invernali, una decina di donne rom con i rispettivi bambini. E poi i quattro gatti di Forza Nuova in piazza contro stranieri, gay e unioni di fatto, facendo di tutta un’erba un fascio. Quindi i commercianti contro l’Ikea, raccolti in quella stessa associazione che non ha battuto ciglio negli scorsi anni rispetto all’invasione di supermercati e mega centri commerciali che hanno circondato Legnano e messo in ginocchio tante botteghe cittadine.
E come trascurare quegli esponenti delle minoranze consiliari – pochi per fortuna – che cavalcano le proteste? Tutti hanno notato, nelle scorse settimane, la “strana” vivacità di certi volti del centrodestra: sì, proprio loro, quelli che fino a pochi mesi fa erano in maggioranza e sottoscrivevano il nulla di fatto sui rom, lo “spolpamento” del patrimonio comunale e la svendita di beni pubblici, lo svuotamento dall’interno dell’Amga. Ma allora non vedevano, non sentivano, non sapevano… Del resto ogni protesta – ancorché legittima – trova sempre qualcuno che la cavalca.
E quanta democrazia c’è in un comitato di 50, 100 o fossero anche 200 persone che blocca una città? Quanta Legnano rappresentano i 25 protestatari che a turno si presentano rumorosi in aula consiliare?
La storia racconta che ogni sistema politico ha i suoi Masaniello e i suoi Forconi…
Il problema, ovviamente, non sono le proteste; chi governa dev’essere cosciente che il cittadino ha tutto il diritto di dire la sua: il confronto è il sale della democrazia. Ciò che preoccupa, in questa Legnano, in questa Italia e in questa Europa attraversate da crescenti populismi, è che ogni levata di scudi si limita al proprio orticello, e che troppi cittadini vedono solo il proprio interesse parziale, senza fare lo sforzo di pensare al “bene comune” che, detto per inciso, rimane il primo, grande obiettivo di una “buona politica”.
Dietro il «carichiamo i rom su un pullman e portiamoli via», risuonato in un incontro in municipio (pronunciato da un esponente di destra, assessore fino al 2012), emerge la faccia feroce di Legnano, peraltro accompagnata da una inconcludente non-proposta. Così diventa lampante l’incapacità di misurare la complessità dei problemi per poi individuare vie d’uscita praticabili; magari scomode, ma praticabili.
Per una vera e reale democrazia istituzionale è previamente necessaria una comunità, fatta di persone che, pur schierate su fronti politici alternativi, condividono regole e qualche valore di fondo. Legnano è, ad oggi, lontana da questa democrazia.
Chissà se la festa del 29 maggio – ora festa lombarda – sarà colta come occasione per riflettere sulla reale portata storica di quella battaglia, di quella Lega, di quella croce issata sul Carroccio. Un frangente di storia europea che, al di là di ogni retorica militarista, insegna coesione, solidarietà, impegno comune… L’occasione c’è, occorrerebbe utilizzarla al meglio.
rivista Polis Legnano






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