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Sana El Gosairi, consigliera comunale a Legnano: “Guardiamo le persone per i valori che portano, non per le origini”

Nata in Marocco, Sana El Gosairi è arrivata in Italia a 18 anni. Nell'intervista racconta la campagna elettorale segnata dalle polemiche sulla sua fede mussulmana e spiega quale sarà il suo impegno in Consiglio comunale

Generico 22 Jun 2026

La candidatura di due consiglieri comunali di religione musulmana nelle liste del centrosinistra ha trasformato Legnano in un caso nazionale. Alcune testate nazionali hanno parlato di “islamizzazione” del Comune, di ondata  islamica e di una città sempre più “in mano agli stranieri”, alimentando un acceso dibattito durante la campagna elettorale. 

Una di quei due candidati è Sana El Gosairi. Non solo non si è lasciata intimidire dalle polemiche, ma è stata eletta e lunedì 29 giugno siederà per la prima volta tra i banchi del consiglio comunale di Legnano. Qualcuno l’ha erroneamente indicata come la prima consigliera straniera della città, ma Sana è a tutti gli effetti una cittadina italiana, come precisato anche in una nota stampa dal Pd locale, gruppo di cui la consigliera fa parte.

Chi la conosce solo un po’, sa che ad accompagnarla fino a questo traguardo non è stata la sua religione, ma la sua capacità di costruire ponti tra mondi diversi, tra religioni, culture e persone che spesso sembrano lontane.

Iftar in strada

Attraverso l’associazione Jasmine ha promosso iniziative di dialogo interculturale, raccolte di solidarietà – come quella organizzata dopo il terremoto in Marocco, il suo Paese di origine a cui è fortemente legata – e attività a sostegno delle donne vittime di violenza. Abbiamo avuto il piacere di partecipare a più di un iftar organizzato dalla sua associazione in piazza Morelli e di vedere persone di fedi, culture e nazionalità diverse sedersi allo stesso tavolo, condividere un pasto, confrontarsi e conoscersi nel rispetto reciproco.

Sana gestisce anche un Caf e in questi anni ha fatto crescere Jasmine fino a farla diventare un punto di riferimento per tante famiglie e per chi vive situazioni di fragilità. Alla vigilia del suo ingresso in consiglio comunale l’abbiamo contattata per conoscere meglio la sua storia, il suo percorso, il significato del suo impegno e le idee che porterà nella nuova esperienza amministrativa.

Sana, ci racconti la tua storia? Da dove arrivi, quando sei arrivata in Italia e come sei arrivata a Legnano?

«Sono nata in Marocco e sono cresciuta in una famiglia che mi ha trasmesso curiosità e apertura verso il mondo. Il mio legame con l’Italia è nato molto presto, grazie all’incontro con una coppia di italiani ospitata a casa nostra. Attraverso i loro racconti ho scoperto un Paese che, proprio come il Marocco, cambia profondamente da regione a regione. Sono arrivata in Italia a 18 anni per studiare la lingua italiana. La mia prima casa è stata Reggio Calabria, una città che porto nel cuore perché mi ha accolta e protetta in un momento importante della mia vita. Nel 2009 mi sono trasferita a Legnano, seguendo quello che allora credevo fosse l’amore. Oggi questa è la mia casa: qui ho costruito la mia famiglia, il mio lavoro e molti dei legami più importanti della mia vita. Il percorso non è stato semplice, ma ogni esperienza mi ha resa la donna che sono oggi».

Com’è stato il tuo percorso di integrazione e cosa rappresenta oggi Legnano per te?

«È stato un percorso di crescita continua, personale e professionale. Mi piace dire di aver vissuto una doppia migrazione: la prima dal Marocco all’Italia, la seconda dal Sud al Nord. Entrambe mi hanno insegnato molto. Oggi Legnano non è semplicemente il luogo in cui vivo. È la città dove ho messo radici, dove sono diventata madre, dove ho costruito il mio lavoro e il mio impegno sociale. Sentirsi parte di una città non significa soltanto abitarla, ma contribuire ogni giorno alla sua crescita e al suo benessere. Ed è proprio questo che sento oggi: il desiderio di restituire a Legnano una parte di ciò che questa città ha dato a me».

Che ruolo hanno la tua fede nella tua vita? Come è nata invece la tua associazione e quali obiettivi porta avanti?

«La mia fede è una parte importante della mia identità. Mi accompagna nei valori in cui credo profondamente: il rispetto, la giustizia, la responsabilità verso gli altri e il senso del servizio. Non la vivo come qualcosa che divide, ma come una bussola che orienta il mio modo di stare nel mondo e di relazionarmi con le persone. L’associazione Jasmine è nata quasi naturalmente dal mio percorso personale e professionale. Attraverso il mio lavoro ho incontrato tante storie di fragilità ma anche di grande forza e resilienza. A un certo punto ho sentito il bisogno di trasformare quell’esperienza in qualcosa di più strutturato e concreto.Oggi Jasmine porta avanti progetti sociali, culturali ed educativi. Tra i momenti più significativi c’è sicuramente l’Iftar annuale organizzato per creare occasioni di incontro, dove persone di culture e fedi diverse possano sedersi allo stesso tavolo, conoscersi e superare paure e pregiudizi.».

Cosa ti ha spinto a candidarti e quali saranno le battaglie che porterai in Consiglio comunale?

«La mia candidatura nasce in modo molto naturale dal percorso costruito in questi anni sul territorio. Nel mio lavoro e con l’associazione ho avuto spesso modo di confrontarmi con le istituzioni e ho sempre trovato apertura al dialogo e volontà di affrontare i problemi reali della città. Ho scelto di far parte di questa squadra perché ne condivido i valori e la visione: una città attenta alle persone, capace di ascoltare, includere e non lasciare indietro nessuno».

Durante la campagna elettorale la tua candidatura è finita al centro di numerose polemiche per la tua religione. Come hai vissuto quei giorni?

«Non nego che alcuni attacchi mi abbiano colpita e, in certi momenti, anche ferita. Non tanto sul piano personale, perché so bene chi sono, ma perché vedere una candidatura ridotta alla religione o all’origine fa capire quanto ci sia ancora da fare sul piano culturale. Sono una cittadina italiana, una donna con radici marocchine di cui vado fiera, e trovo limitante essere raccontata solo attraverso una parte della mia identità. Allo stesso tempo quelle polemiche non mi hanno indebolita. Anzi, mi hanno dato ancora più consapevolezza del valore del percorso che rappresento. Ho ricevuto tanto affetto e sostegno e questo mi ha ricordato che il rumore delle polemiche non coincide necessariamente con il pensiero della maggioranza. Ho scelto di rispondere continuando a lavorare con serietà e lasciando che fosse il mio impegno a parlare».

Secondo te culture e religioni diverse possono convivere? Cosa serve per superare paure e pregiudizi?

«Assolutamente sì. Ma la convivenza non nasce da sola: va costruita ogni giorno attraverso la conoscenza, il rispetto e il dialogo. Le paure spesso nascono dalla distanza. È facile temere ciò che non si conosce. Quando invece ci si incontra davvero e ci si ascolta, molte barriere cadono naturalmente. Credo che le differenze, se vissute con apertura e intelligenza, siano una ricchezza e non una minaccia. Essere diversi non dovrebbe dividerci; dovrebbe aiutarci ad allargare lo sguardo e a comprendere meglio il mondo che ci circonda».

Che messaggio vuoi lasciare ai legnanesi e ai tanti giovani di origine straniera che vivono in città?

«Ai legnanesi vorrei dire che vivono in una città bellissima, attrattiva e ricca di opportunità. Mi auguro che cresca sempre di più il dialogo tra cittadini e istituzioni, perché ascoltarsi è il primo passo per costruire fiducia e trovare soluzioni ai problemi. Ai giovani, invece, vorrei dire di vivere la propria identità con serenità e consapevolezza. Oggi sempre più ragazzi crescono portando dentro di sé culture, lingue e storie familiari diverse, e questo non dovrebbe essere visto come qualcosa di eccezionale, ma come una realtà naturale della società in cui viviamo oggi. Il vero passo avanti sarà smettere di definire le persone in base alle loro origini e imparare a guardarle per ciò che sono, per i valori che portano e per il contributo che possono dare alla comunità»

Lunedì sera entrerai per la prima volta in Consiglio comunale. Che emozione provi e cosa ti auguri per questo mandato?

«Provo una grande emozione, ma soprattutto un forte senso di responsabilità. Entrare in Consiglio comunale rappresenta un traguardo importante e, allo stesso tempo, l’inizio di un nuovo impegno verso la città. Mi auguro di essere all’altezza della fiducia che mi è stata accordata e di poter dare un contributo concreto a Legnano. Affronterò questo incarico con serietà, umiltà e spirito di servizio, con la consapevolezza che ogni ruolo istituzionale ha senso solo se resta vicino alle persone».

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Valeria Arini
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Pubblicato il 28 Giugno 2026
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