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Anna Maria Hàbermann a "I Lunedì d'Autori"

Soddisfazione quella espressa dagli organizzatori della sezione ANPI di San Giorgio su Legnano e dall'Assessore alla Cultura Claudio Ruggeri, dopo la prima serata de "I Lunedì d'Autori", incontro con autori della zona che presentano un loro libro, tenutasi al Salone del Circolo Familiare.

Scelta azzeccata quella di iniziare con Anna Maria Hàbermann, medico in ortopedia e traumatologia, che ha scoperto all'età di 50 anni che suo padre, il dottor Aladàr (Aldo), aveva un figlio a Baja, cittadina ungherese sul Danubio,  quindi suo fratello Tamàs, e che era un ebreo convertito prima della seconda guerra mondiale, quando si era trasferito a Busto Arsizio, esule dall'Ungheria e fuggitivo dalla Germania di Hitler. Allora scattò nella Hàbermann, prima un sentimento di stupore perchè non aveva mai saputo nulla prima, poi un po' alla volta si era messa a cercare fra le lettere trovate in un sottofondo della cassaforte e di un  baule abbandonato, e girando fra gli archivi di Ungheria, Italia e dei Giusti di Israele, era riuscita a trovare molti documenti con i quali ha ricostruito una parte della vita della sua famiglia a lei sconosciuta, riuscendo a capire situazioni che le erano sembrate strane durante gli anni della giovinezza.

"Anche i silenzi erano significativi: se dopo una domanda non c'era risposta, sapevo di non dover più chiedere. Così avevo cancellato dalla memoria tanti piccoli segnali che avrebbero dovuto farmi riflettere."

"Erano lettere scritte in ungherese, lingua che non conoscevo, anche se ero considerata ungherese dalla nascita."

Un ruolo importante in questa storia ebbero la mamma Rosa de Molli e la sorella di papà, zia Inci.

Nell'introduzione curata da Roberto Mezzenzana, non è mancato un ricordo di papà Aldo, nella sua figura di medico che prestava servizio gratuito per gli indigenti e che aiutò a salvare molti ebrei e partigiani facendoli scappare in Svizzera.

Giovedì 6 marzo a mezzogiorno, in occasione della Giornata Europea dei Giusti, verrà piantato, dall'Amministrazione Comunale a sua memoria un ulivo nel giardino dell'Ospedale di Busto Arsizio, dove prestò servizio per molti anni.  

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