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Data center sul territorio, CGIL Ticino Olona: “Innovazione sì, ma con regole, lavoro e tutela del territorio”

La posizione della CGIL Ticino Olona resta favorevole agli investimenti, purché inseriti in una programmazione condivisa. Così è intervenuto il segretario della CGIL Ticino Olona, Mario Principe sul dibattito in corso in questi giorni a Legnano e zona sull'ipotesi dell'insediamento di una decina di Data Center nell'Alto Milanese di cui uno a Cerro Maggiore

Data center generica

La crescita delle infrastrutture digitali nel Nord Ovest milanese è una «trasformazione destinata a incidere profondamente sul territorio».  Ne è certo il segretario della CGIL Ticino Olona, Mario Principe, intervenuto sul dibattito in corso in questi giorni a Legnano e zona sull’ipotesi dell’insediamento di un Data Center a Cerro Maggiore e non solo. In generale nell’Alto Milanese è allo studio l’arrivo di Centri Elaborazione Dati (CED) e server farm a Buscate, Magenta, Vittuone, Settimo Milanese, Pero, Cornaredo, Sedriano e Pregnana Milanese (2).
Il sindacalista invita ad affrontare il tema con una visione di lungo periodo. Per lui il tema non è opporsi all’innovazione, ma governarla affinché produca benefici concreti per lavoratori, cittadini e comunità locali. «Lo sviluppo del digitale, dell’intelligenza artificiale e dei servizi cloud richiede nuove infrastrutture e sarebbe sbagliato pensare di fermare l’innovazione – afferma Principe -. La questione, però, non è scegliere tra progresso e conservazione: la vera sfida è governare il cambiamento».
Negli ultimi anni il quadrante occidentale della Città metropolitana di Milano è diventato uno dei poli di maggiore interesse per i grandi operatori del settore, grazie alla vicinanza con Milano e alla presenza di reti infrastrutturali, energetiche e digitali. Secondo Principe, proprio questa concentrazione di investimenti impone una riflessione sugli effetti complessivi. «Dobbiamo porci una domanda fondamentale: quale impatto avrà questa trasformazione sul territorio e quali benefici concreti produrrà per le comunità che lo abitano?». 

Il segretario della CGIL sottolinea che i data center rappresentano una significativa opportunità tecnologica, ma comportano anche criticità che non possono essere ignorate. «Parliamo di infrastrutture che occupano grandi superfici, che necessitano di quantità molto elevate di energia e che pongono il tema dell’utilizzo delle risorse idriche per i sistemi di raffreddamento. Il Nord Ovest milanese ha accompagnato per decenni la crescita economica della Lombardia, ma ha anche conosciuto consumo di suolo, aumento della mobilità e riduzione degli spazi verdi. Ogni nuovo grande insediamento deve quindi essere valutato dentro una strategia complessiva, non soltanto sulla base dell’investimento economico annunciato».
Tra gli aspetti più rilevanti c’è quello occupazionale. «La fase di costruzione degli impianti genera lavoro, ma quella successiva richiede un numero più contenuto di addetti altamente qualificati – precisa il sindacalista -. La discussione non può fermarsi al numero degli addetti diretti. Dobbiamo chiederci quale ecosistema produttivo questi investimenti sono in grado di generare. Se arrivano grandi investimenti tecnologici, devono produrre anche formazione, crescita delle competenze, collaborazione con scuole, ITS e università, opportunità concrete per i giovani e sviluppo di nuove professionalità».

La posizione della CGIL Ticino Olona resta favorevole agli investimenti, purché inseriti in una programmazione condivisa. «Non siamo contro l’innovazione e non siamo contro gli investimenti. Siamo per un’innovazione governata, capace di produrre benefici collettivi». Per questo il sindacato chiede una regia pubblica che superi la frammentazione delle decisioni locali. «Servono regole e una programmazione pubblica che non lasci queste scelte soltanto alla somma delle decisioni dei singoli Comuni – precisa Principe -. Quando più infrastrutture digitali si concentrano nello stesso quadrante territoriale, gli effetti riguardano tutti: energia, ambiente, viabilità, consumo di suolo e qualità della vita delle persone. Gli investitori devono utilizzare energia prodotta da fonti rinnovabili, ridurre i consumi, adottare sistemi efficienti di gestione dell’acqua, recuperare il calore prodotto dagli impianti, prevedere compensazioni ambientali e costruire percorsi di formazione e occupazione qualificata».
Per Principe, la transizione digitale può rappresentare una leva di sviluppo solo se accompagnata da una visione politica e sociale. «Non vogliamo un territorio che diventi semplicemente il luogo dove collocare grandi infrastrutture tecnologiche. Vogliamo un territorio capace di trasformare l’innovazione in lavoro di qualità, crescita delle competenze, sostenibilità ambientale e benessere delle comunità. La rivoluzione digitale deve diventare una grande occasione di sviluppo non solo per i mercati e le grandi piattaforme tecnologiche, ma soprattutto per le persone che vivono e lavorano nei nostri territori».

Proprio in questi giorni sul tema sono intervenuti anche i rappresentanti di Rifondazione Comunista Legnano. Loro chiedono una moratoria sui nuovi data center, estesa anche ai Comuni del Legnanese, finché non venga definita una pianificazione sovracomunale e non siano chiariti gli impatti ambientali, energetici e sul consumo di suolo. La preoccupazione principale è fermare l’espansione in attesa di regole più stringenti.

Data center, Rifondazione Comunista chiede una moratoria: appello anche ai Comuni del Legnanese

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Gea Somazzi
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Pubblicato il 13 Luglio 2026
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