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“La produzione dei vaccini potrebbe salvare Teva”. I sindacati invitano a investire su Nerviano

I sindacati hanno incontrato i lavoratori del Gruppo Teva. L'azienda è intenzionata a chiudere il sito di Nerviano entro la metà del 2022

«Teva torni a investire sul sito produttivo di Nerviano». Lo chiedono le parti sindacali dopo l’incontro con i lavoratori tenutosi oggi, 22 aprile, a pochi giorni dall’annuncio della multinazionale Teva Pharmaceutical Industries,  intenzionata a chiudere il sito nervianese a metà del 2022. Una situazione che appare irreale visto che il settore farmaceutico non è in crisi e la realtà israeliana Teva risulta in trattativa per co-produrre vaccini.

«Ci stiamo mobilitando per aprire un tavolo regionale e anche ministeriale  – ha spiegato al termine dell’incontro Francesco Restieri segretario della Filctem Cigil Ticino Olona -. Non ci bastano  la ricollocazione dei dipendenti e gli ammortizzatori sociali. Il nostro obiettivo è quello di non perdere questo sito produttivo che conta oltre 350 lavoratori, ovvero famiglie che vivono sul territorio. La chiusura comporterebbe una grave crisi per tutta la zona. Non intendiamo cedere: chiediamo a Teva di reinvestire nel sito di Nerviano, lavorando anche alla possibilità di una produzione di vaccini anti-Covid».

Crisi Teva a Nerviano, l’azienda: «Faremo tutto il possibile per supportare i dipendenti»

Il Gruppo Teva, come riporta Israele 360, ha 61 siti di produzione globali, ma recentemente ha dichiarato di voler chiudere o cedere 11 di questi. Nei mesi scorsi il gruppo a espresso l’intenzione di chiudere anche un sito nella provincia di Lecco. Un’azione che non è piaciuta ai sindacalisti, convinti che ci sia ancora la possibilità di far vivere questa realtà. «Il settore farmaceutico – afferma Restieri – non è in crisi: non capiamo quale sia il reale problema. Tra le ipotesi, a cui non remiamo contro, c’è anche la cessione dell’azienda: basta che ci siano tutti i presupposti per tutelare i lavoratori».

In giornata i sindacalisti incontreranno anche il primo cittadino di Nerviano Massimo Cozzi e poi busseranno alla porta della Regione Lombardia e del Ministero giù a Roma. «Abbiamo 15 mesi di tempo – dichiara Restieri -. Lotteremo per salvaguardare i lavoratori e convincere l’azienda a rivedere la sua posizione».

di gea.somazzi@legnanonews.com
Pubblicato il 22 Aprile 2021
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