Omicidio Baldo a Saronno, il consulente della difesa: “Pagani per anni in un contesto disfunzionale”
La difesa della donna, a processo con l'accusa di omicidio aggravato del "suocero" Romolo Baldo, è tornata a chiedere per Pagani il rito abbreviato
Elena Pagani era totalmente o parzialmente incapace di intendere e di volere quando il 9 giugno dello scorso anno ha ucciso Romolo Baldo, padre 86enne del suo compagno, con cui conviveva nella villetta di via Pio XI a Saronno? Continua a essere questo il nodo centrale del processo per omicidio aggravato a carico della donna in corso davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio.
Il disturbo di personalità e gli episodi psicotici
In aula lunedì 29 giugno sul banco dei testi hanno sfilato ancora una volta consulenti e psichiatri che negli anni hanno seguito Elena Pagani, chiamati a ricostruire il quadro psichico della donna. A partire dal consulente della difesa, per il quale l’imputata presenta «tratti disfunzionali di personalità che hanno caratterizzato l’intero ciclo della sua esistenza», segnata nel corso degli anni da «tre episodi psicotici acuti con le stesse caratteristiche» che hanno portato ad altrettanti TSO e ricoveri in reparti specialistici.
Secondo il professionista «la presenza di più episodi psicotici» – «ricorrenti» anche se non «cronici e progressivi» – porterebbe ad una «diagnosi di disturbo psicotico» caratterizzato proprio dalla pluralità degli episodi, che nella storia clinica di Elena Pagani hanno avuto «cadenza regolare». In tutti e tre i casi la donna, con un’adeguata terapia farmacologica, è andata incontro ad una rapida risoluzione, salvo poi interrompere le cure per la sua «scarsa consapevolezza del disturbo»: interruzioni a fronte delle quali, visto il suo «sottostante disturbo di personalità», in «particolari momenti di stress» ha avuto delle «riacutizzazioni psicotiche».
Le fasi tra un disturbo e l’altro, secondo il professionista, sarebbero state comunque caratterizzate «da un persistente disturbo di personalità», che nei giorni immediatamente precedenti agli episodi si trasformava in una sorta di «stato di allarme psicotico» con un grado crescente di «angoscia e preoccupazione» che poi degenerava in «un vero e proprio stato psicotico all’atto degli eventi».
Il consulente ha parlato di Elena Pagani come di una donna che negli ultimi 15 anni ha vissuto in «un contesto disfunzionale, una sorta di ménage à troi» in cui conviveva con il compagno ma anche con il “suocero”, senza «riuscire a staccarsi da questa situazione» e anzi «accettando passivamente di proseguire questa esistenza», «timorosa di un possibile abbandono». Nelle fasi di «riacutizzazione psicotica» nel tempo ci sono stati degli allontanamenti, ma nell’ultimo, tragico, caso «la ricerca di una via di salvezza» si sarebbe scontrata con «la necessità di prendersi cura dell’anziano», che avrebbe dovuto accompagnare ad una visita proprio il giorno dell’omicidio, e questo secondo lo psichiatra avrebbe «determinato una frammentazione drammatica».
Un «totale scompenso psicotico» è compatibile con la «lucidità di chiamare il compagno» subito dopo i fatti, con la scelta di «non far salire la madre perché «è successo qualcosa di grave» e con la richiesta di consultare il proprio legale prima di accettare di sottoporsi al test di sangue e urine una volta portata in pronto soccorso? Secondo il consulente, incalzato sul punto dal pubblico ministero Roberto Bonfanti, il quadro sarebbe ascrivibile ad una «assoluta mancanza di capacità» di intendere e di volere perché «compatibile con una dissociazione psicotica».
Il ricovero in una REMS
Capitolo a parte l’ipotesi di ricovero in una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza formulata nella perizia psichiatrica per la donna. Per il consulente della difesa, pur non essendo sufficiente l’attuale regime di visite ambulatoriali periodiche e la terapia farmacologica a domicilio, potrebbe bastare «una struttura territoriale residenziale». Sulla «pericolosità sociale» dell’imputata, peraltro, tornerà a riferire in aula anche la professionista che si è occupata della perizia psichiatra su Elena Pagani: la Corte d’Assise presieduta da Rossella Ferrazzi (a latere Daniela Frattini), a valle dell’udienza ha infatti ritenuto di dover chiarire alcuni elementi su questo punto, senza però trovare consenso nella difesa della donna per procedere immediatamente all’esame da remoto.
Intanto l’imputata è seguita dal Servizio Psichiatrico di Diagnosi e cura di Saronno, il cui responsabile in aula ha riferito di non aver «ravvisato una psicopatologia particolare» e di aver ritenuto corretta fin dalla presa in carico dopo il delitto la diagnosi di «episodio psicotico breve» già formulata in occasione di uno degli episodi precedenti. La donna, ha chiarito lo psichiatra, segue una terapia con antipsicotico «il cui dosaggio è talmente basso» da essere di fatto più che altro «di supporto all’umore», senza aver mai avuto «scivolamenti psicotici nonostante lo stress a cui è sottoposta». Al professionista, peraltro, non è mai stato chiesto, secondo quanto ha dichiarato davanti alla Corte, di esprimersi rispetto all’ipotesi della REMS per Elena Pagani.
La difesa torna a chiedere il rito abbreviato
Durante l’udienza di lunedì 29 giugno il legale che difende Elena Pagani, l’avvocato Angelo Murdolo, è tornato anche a formulare la richiesta di rito abbreviato. Secondo l’avvocato Murdolo, infatti, alla luce di quanto emerso finora durante il dibattimento, non si può considerare superato il «ragionevole dubbio che la difesa della vittima abbia avuto luogo», con il risultato che secondo la difesa verrebbe di fatto a cadere l’aggravante della minorata difesa, soprattutto in considerazione del fatto che «sono stati rilevati sull’avambraccio destro dell’imputata dal medico legale segni di una forte stretta da digitazione, compatibili con un tentativo di difesa da parte della vittima ovvero con un tentativo di tirare a sé l’odierna imputata e quindi di aggredirla».










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