La forza di essere sé stessi: Simona Atzori si racconta a Castellanza
La ballerina e pittrice è intervenuta al Teatro Dante di Castellanza nell'evento organizzato da Area Giovani Castellanza e inserito nel festival “Quale futuro vogliamo costruire?
«Sono Simona, semplicemente Simona». Sono queste le parole di una donna straordinaria, con un sorriso radioso e un’immensa voglia di vivere. Sono queste le parole di Simona Atzori, ballerina, scrittrice e pittrice che venerdì 17 aprile, ha condiviso con il pubblico, riunito al Teatro Dante di Castellanza, la sua incredibile storia, in occasione di un evento organizzato da Area Giovani Castellanza e inserito nel festival “Quale futuro vogliamo costruire?.
Simona Atzori è un’artista italiana di fama internazionale capace di emozionare e divertire contemporaneamente. «Sono nata senza braccia, ma non voglio concentrarmi su ciò mi manca, bensì su quello che possiedo: due piedi e un grande sorriso», racconta Simona, che con i suoi piedi gesticola, guida, mangia gustosi piatti di spaghetti con i gamberoni, danza, dipinge e scrive. Fondamentale per lei è stato l’amore dei suoi genitori, i quali, fin dalla tenera età, le hannoinsegnato ad essere semplicemente sé stessa, amandola incondizionatamente. Con estrema gratitudine, Simona ricorda la sua dolce infanzia, cullata dall’affetto della sua mamma e del suo papà, autori della sua personalità e fondatori della leggerezza con la quale la giovane artista affronta la vita e le sfide quotidiane. «Non mi sono mai sentita diversa. Perché questa sono io. Sono Simona. Non ho due braccia, è questo è innegabile, ma è anche questo a rendermi la persona che sono», dichiara Simona Atzori.
Durante la serata, condotta da Claudio Arrigoni, giornalista e collaboratore de La Gazzetta dello Sport e del Corriere della Sera, Simona Atzori si è concentrata sul potere che un semplice sguardo possiede. Uno sguardo comunica più di quanto le parole potrebbero fare. Racconta storie silenziosamente, dichiara sentimenti nascosti e cela giudizi velati da falsa cortesia. Simona, inevitabilmente costretta agli sguardi stupiti, talvolta ammirati e talvolta sconvolti, conosce il valore che questi hanno. «Quando ero solo una bambina adoravo avere gli occhi di tutti puntati sul mio corpo. Era divertente essere l’attrazione principale della città, della scuola o dello studio dentistico», racconta Simona. «Crescendo, e in particolare durante la mia adolescenza, questi sguardi hanno iniziato a spaventarmi e a ferirmi. Ero solo una ragazzina in balia delle emozioni, spesso incapace di gestire il giudizio altrui. E poi sono diventata adulta. Ho smesso di assecondare la cattiveria delle persone. Non vi nego che gli sguardi più stolti ancora mi infastidiscono, ma ormai fanno parte della mia quotidianità», conclude la ballerina italiana, evidenziando ancora una volta quanto sia fondamentale rispettare, non giudicare e sorridere, sempre e comunque, malgrado le circostanze. Uno sguardo pieno di gioia illumina le vie più tenebrose, ma un’occhiataccia, carica di disgusto, confina alla tristezza e all’amarezza.
Simona Atzori ama la sua vita, ama le sfide, cerca di affrontarle e domina gli imprevisti più complessi da affrontare, fiera di ciò che è. «Vorrei che tutti capissero quanto sia bello essere sé stessi, a prescindere da tutto il resto. È questa la diversità. È questo il valore della diversità. Non esiste un modo unico, inequivocabile, corretto e perfetto di fare le cose ed io, ho trovato il mio modo di fare le cose». Perché essere diversi non è un difetto, ma un vantaggio. La diversità rende il nostro mondo perfettamente imperfetto, colorato e composto da menti, anime, corpi e «modi di fare le cose» diversi.
La serata di venerdì 17 aprile, non è stata soltanto caratterizzata dal racconto di una storia, densa di insegnamenti, di una donna capace di oltrepassare le convenzioni imposte dalla società contemporanea e affrontare la vita con spirito e leggerezza. L’evento è stato animato dallo spirito di Simona Atzori, che con grande sarcasmo, ha condiviso con il pubblico divertenti aneddoti delle sue giornate. Il suo entusiasmo costante le permette di affrontare situazioni scomode, trasformando momenti di estremo disagio in eventi divertenti, da condividere con amici e familiari e, con grande ironia, con tutto il suo pubblico.
Fondamentali nella vita di Simona sono la scrittura, la pittura (di cui ha dato prova di enorme talento davanti al pubblico presente al convegno) e la danza. Ormai al termine della sua carriera sportiva, cinque anni fa, Simona Atzori, condizionata da problematiche di salute e demotivata dalla pandemia Covid-19, aveva preso un’importante decisione: avrebbe smesso di ballare. Ma ancora una volta, la vita le ha dimostrato quanto sia importante cogliere opportunità e occasioni uniche nel loro genere. «Con entusiasmo, voglia di mettermi in gioco, e al fianco dei miei migliori amici, mi sono esibita all’Arena di Verona, danzando sulle note di “Margherita”, eseguita da Riccardo Cocciante. È stato talmente così emozionante che anche quest’anno sarò presente all’evento. Sono di nuovo in pista, pronta a dare il mio meglio».
Definire Simona Atzori con una semplice parola è impossibile. Perché Simona Atzori non è semplicemente una donna a cui mancano le braccia. Simona Atzori è un esempio, un punto di riferimento, un’ispirazione. La sua forza, la sua leggerezza, il senso dell’umorismo, la rendono immensamente straordinaria. Simona Atzori consce il valore della parola “diversità”, il significato e il potere di uno sguardo. E soprattutto, non ha paura di essere sé stessa, in un mondo cui l’originalità spaventa e la monotonia rassicura. Simona Atzori è orgogliosa di essere semplicemente Simona Atzori, in un mondo in cui essere diversi non deve essere un crimine che isola ma un privilegio di cui essere fieri e vincenti.










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