Omicidio Ravasio, Pereira Carneiro pronta all’appello: “È combattiva, ha sempre affermato la sua innocenza”
In attesa delle motivazioni della sentenza di primo grado, Adilma Pereira Carneiro ha già confermato ai suoi legali il mandato per proporre appello contro la condanna all'ergastolo
La notizia le è arrivata nella mattinata di oggi in carcere, dopo che aveva rinunciato ad aspettare in aula il dispositivo della sentenza, letto dal presidente della Corte d’Appello di Busto Arsizio quando ormai mancava una manciata di minuti a mezzanotte, dodici ore dopo il ritiro di giudici togati e popolari in camera di consiglio. La “battaglia” giudiziaria, però, non è finita: Adilma Pereira Carneiro, condannata lunedì 15 giugno in primo grado all’ergastolo per l’omicidio premeditato del compagno Fabio Ravasio, è pronta a ricorrere in appello contro la decisione della Corte dopo che saranno state depositate le motivazioni della sentenza.
La donna, individuata già nelle prime settimane dopo il delitto dagli inquirenti come la “regista” dell’agguato orchestrato in modo da far credere che l’uomo fosse stato investito da un pirata della strada poi datosi alla fuga, si è sempre professata innocente, e ha già dato mandato ai suoi legali, gli avvocati Mattia Fontanesi e Denise Pedrali, di passare al secondo grado di giudizio. «La nostra assistita aveva già rinunciato ad essere presente alla lettura del dispositivo della sentenza, quando la Corte si è ritirata in camera di consiglio ha deciso di tornare in carcere ed è venuta a conoscenza dell’esito questa mattina – spiega l’avvocato Fontanesi -. Le sentenze non si commentano, si accettano e si appellano. Pereira Carneiro aveva visto l’andamento del processo, ma è combattiva: ha sempre affermato la sua innocenza. Ora attende le motivazioni della sentenza, ma ci ha già confermato il mandato per proporre appello».
Qualche ora prima della decisione della Corte d’Appello gli avvocati di Adilma Pereira Carneiro avevano chiesto per l’imputata l’assoluzione. Per la difesa la Procura durante il processo non avrebbe «chiarito il movente dell’omicidio», ed è probabilmente da qui che ripartiranno i legali per l’appello. Secondo gli avvocati Fontanesi e Pedrali, infatti, non reggerebbe l’ipotesi del movente economico, visto che Adilma Pereira Carneiro non avrebbe potuto incassare né il premio dell’assicurazione sulla vita che aveva sottoscritto Ravasio, né il risarcimento legato all’incidente, non essendone legalmente erede. Gli avvocati hanno inoltre “bollato” come «suggestivi» ma non sufficienti a provare la premeditazione di un omicidio i riferimenti alla magia nera e ai rituali praticati dall’imputata.









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