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Pride a Legnano, Radice incalza Almici: “Che città vogliamo essere? Per noi Legnano è di tutti”

Lorenzo Radice, si rivolge direttamente a Mario Almici del centrodestra, dopo le dichiarazio sul Pride del 13 settembre.La risposta di Almici: "Rispettare le persone e i loro diritti non significa dover condividere ogni battaglia ideologica"

Il Legnano Pride scrive il “suo” manifesto insieme alla città

«Prima dei simboli vengono le persone. Per questo al centrodestra di Legnano faccio una domanda molto semplice: pensate che le persone LGBTQ+ abbiano pieno diritto di essere visibili, di manifestare e di rivendicare pari dignità e diritti nella loro città? Sì o no?». Il sindaco di Legnano, Lorenzo Radice, si rivolge direttamente a Mario Almici, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale nonché candidato alle elezioni amministrative per il centrodestra, dopo le dichiarazioni a sua firma sul Pride che è in programma il 13 settembre a Legnano. In particolare Almici ha contestato l’uso del Monumento al Guerriero come simbolo della manifestazione e il mancato passaggio in piazza San Magno, non perché avrebbe voluto far sostare il corteo in piazza, ma perché, a suo parere, il centrosinistra ha così dato il patrocinio all’evento senza però esporsi fino a portarlo nel cuore di Legnano.

«Mario Almici, peraltro, una risposta l’aveva già data – ricorda il primo cittadino -. In campagna elettorale, a una domanda precisa sul Pride, aveva dichiarato che non si sarebbe opposto alla manifestazione e che, se fosse diventato sindaco, avrebbe anzitutto incontrato gli organizzatori per conoscerli e capire come intendessero costruirla. Una posizione che avevo apprezzato e che continuo ad apprezzare. Proprio per questo faccio ancora più fatica a capire la polemica di oggi contro quegli stessi organizzatori. Cos’è cambiato in poche settimane? Si risponda alla domanda iniziale, poi discutiamo anche del Guerriero».

Il sindaco ribadisce quindi la sua volontà di fare sì che Legnano sia realmente una città di tutti: «Almici lo definisce “il nostro Guerriero”. Nostro di chi? Dei legnanesi tutti? Certamente. Ma allora non si capisce perché un simbolo della Città dovrebbe diventare improvvisamente incompatibile con una manifestazione delle persone LGBTQ+. Alberto da Giussano non è “vostro” e non è “nostro”. È di Legnano. E Legnano è di tutti. Del resto, come simbolo, è stato utilizzato e reinterpretato negli anni nello sport, nelle manifestazioni, dalle tifoserie e persino dalla politica. E nessuno si è mai sognato, per questo, di rivendicarne l’esclusiva».

«Poi ci sono i fatti – prosegue Radice -. E sui fatti bisogna essere precisi. Leggo ironie sul fatto che il corteo non passerà da piazza San Magno, ma partirà da piazza Monumento. Peccato che il percorso di una manifestazione non lo decida la Giunta comunale. Il percorso è proposto dagli organizzatori e sottoposto alle valutazioni delle autorità competenti in materia di ordine e sicurezza pubblica, ossia la Questura. Questo avviene per tutte le manifestazioni: per il Pride, per il 1° maggio, per l’Arbadeen degli islamici sciiti e per la commemorazione di Carlo Borsani. Succede – anzi, è la regola – che il Comune, in occasione di questi cortei, interloquisca con la Questura, ma per questioni organizzative; non certo per stabilire i percorsi dei cortei, né, tantomeno, per autorizzarne lo svolgimento. E l’interlocuzione con le Forze dell’Ordine, in tutti questi anni, è stata evidentemente proficua se tanti soggetti così diversi tra loro hanno potuto manifestare nella nostra città. Perché, come è giusto, chiunque può manifestare per i motivi più disparati, siano civili, politici o religiosi, ma a una semplice condizione: che le leggi siano sempre rispettate. Quindi, si può polemizzare con la Giunta su molte cose, ma almeno chiedo di scegliere quelle su cui la Giunta decide davvero. Così come chiedo di non varcare un limite che dovrebbe valere per tutti: non si modificano immagini con l’intelligenza artificiale, come ha fatto Almici con il proprio post, per alimentare una polemica e rappresentare qualcosa di diverso da ciò che è realmente accaduto: non mi risulta infatti che nessuno abbia colorato il Monumento. Il confronto politico può essere duro, ma i fatti devono restare fatti».

Il sindaco torna quindi alla domanda iniziale: «Almici aveva detto che non si sarebbe opposto al Pride e che avrebbe incontrato i suoi organizzatori. Bene. Ripartiamo da lì. Perché la questione vera non è stabilire chi possa mettere Alberto da Giussano su una locandina. La questione che come Amministrazione poniamo a Mario Almici è: che città vogliamo essere? Per noi Legnano è di tutti. E “tutti” significa tutti, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, proprio come recita l’articolo 3 della Costituzione, piaccia – come piace a noi questa perla della nostra Carta costituzionale – o piaccia un po’ meno – come sembra a chi preferirebbe non vedere il Pride sotto il Guerriero».

DI SEGUITO LA RISPOSTA DI MARIO ALMICI

Ringrazio il sindaco Radice per la risposta al mio intervento sul Pride. Mi offre l’occasione per chiarire una posizione che, in realtà, è molto semplice. Se fossi diventato Sindaco non avrei mai impedito l’organizzazione della manifestazione. Il diritto di manifestare, nel rispetto delle leggi e delle regole, non è in discussione. Altra cosa, però, è il patrocinio del Comune. Prima di concederlo avrei voluto incontrare gli organizzatori, conoscere nel dettaglio programma, contenuti, modalità e messaggi della manifestazione. Mi sarei confrontato con loro con serietà e rispetto, senza pregiudizi personali ma senza neppure considerare automatico l’appoggio istituzionale dell’Amministrazione.
Perché consentire una manifestazione e patrocinarla sono due cose profondamente diverse. Il patrocinio significa associare l’istituzione a un’iniziativa e, proprio per questo, ritengo debba essere valutato con attenzione.

E lo stesso confronto sarebbe servito per parlare dei luoghi e delle modalità. Personalmente non avrei condiviso la scelta di partire proprio dal monumento del Guerriero di Legnano, simbolo della nostra storia e dell’identità cittadina. Avrei preferito un’altra collocazione, senza comprimere il diritto di nessuno a manifestare.

Quanto all’immagine che ho pubblicato, mi sembra evidente che nessuno abbia voluto spacciare una fotografia falsa per un fatto realmente accaduto. Era un’immagine simbolica e provocatoria, che rappresentava graficamente ciò che gli stessi organizzatori hanno scelto di comunicare utilizzando il Guerriero abbinandolo ai colori LGBT. Ed è proprio questo il punto politico.
Il Guerriero appartiene a tutti, dice il Sindaco. Esattamente. Proprio perché appartiene a tutti, è legittimo domandarsi se sia opportuno utilizzarlo per identificare una manifestazione che porta con sé contenuti e rivendicazioni sui quali esistono nella nostra comunità sensibilità e opinioni profondamente differenti.

Io ho una posizione diversa da quella della sinistra sul Pride e non ho difficoltà a dirlo. Rispettare le persone e i loro diritti non significa dover condividere ogni battaglia ideologica, né concedere automaticamente il sostegno delle istituzioni.
Questo è il punto. E da uomo di destra credo che le istituzioni debbano garantire i diritti di tutti, certamente, ma debbano anche saper custodire la storia, i simboli e l’identità della propria comunità. Su questo, evidentemente, io e il sindaco Radice abbiamo idee diverse.

Mario Almici
Capogruppo Fratelli d’Italia
Consiglio Comunale di Legnano

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Valeria Arini
valeria.arini@legnanonews.com
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Pubblicato il 22 Agosto 2026
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