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Legnano Pride: “Se dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano, Legnano deve essere la casa di tuttə”

Il team di Legnano Pride interviene sulla polemica sollevata dal capogruppo di Fratelli d'Italia e sul Guerriero come simbolo del corteo: "La città ha bisogno di una nuova attenzione verso i diritti di tutte le minoranze"

Generico 17 Aug 2026

Il team di Legnano Pride entra nel dibattito sulla manifestazione sollevato da Mario Almici, capogruppo di Fratelli d’Italia. Con una nota stampa che pubblichiamo integralmente, gli organizzatori del corteo previsto per il prossimo 13 settembre spiegano, al di là delle polemiche, perché ci sia bisogno di una nuova attenzione verso i diritti di tutte le minoranze e delle persone marginalizzate e chiedono alla cittadinanza «lo sforzo di ascoltare e lavorare insieme con noi su istanze che crediamo condivisibili da tuttə».

Alle critiche rispondono anche con un’immagine del Guerriero con la bandiera arcobaleno modificata con l’intelligenza artificiale, accompagnata dalla frase ironica «Nessun Guerriero è stato maltrattato per questa foto». La scelta del Guerriero – spiegano – vuole affermare il loro legame con la città. «Abbiamo deciso di farlo nostro e di rivendicarlo perché siamo persone queer, ma siamo anche e soprattutto legnanesi», dicono, citando anche il verso dell’Inno d’Italia: «Se dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano, Legnano deve essere la casa di tuttə».

Una citazione che, premettono gli stessi organizzatori, potrebbe «far storcere il naso a qualcunə». Noi ci auguriamo che possa prevalere sempre il confronto e il dialogo. Il Guerriero ha indossato tanti abiti, ogni anno quelli delle contrade, ed è diventato persino il simbolo di un partito. Crediamo quindi che possa accompagnare anche questa battaglia per i diritti: del resto, nell’immaginario collettivo, è simbolo della Battaglia di Legnano, una battaglia di popolo per la libertà.


Poche settimane dal primo Legnano Pride dopo mesi di lavoro incessante e confronti quotidiani su modalità, scopi e rivendicazioni di cui questa iniziativa vuole farsi portavoce, arrivano le prime critiche da parte di Mario Almici, ex candidato sindaco per FDI di Legnano.  Lo stesso Almici che, non più di un paio di mesi fa, in piena campagna elettorale, si disse non contrario ad un evento di questa natura e disponibile ad un dialogo con gli organizzatori. All’epoca siamo stati entusiasti di questa apertura nei nostri confronti da una realtà che sapevamo non esserci proprio “amica”, e ora cosa è successo? Cosa è cambiato? Legnano Pride è una manifestazione nata dal basso, dalla volontà di un gruppo di ragazzə che si è unito nella consapevolezza che la città in cui vive ha bisogno di una nuova attenzione verso i diritti di tutte le minoranze e delle persone marginalizzate: donne, persone migranti, persone con disabilità e persone della comunità LGBTQIA+.

Da qui il nostro motto, che con tutta probabilità farà ulteriormente storcere il naso a qualcunə visto che scomodiamo addirittura l’inno d’Italia: «Se dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano, Legnano deve essere la casa di tuttə». Di Pride si parla spesso e, negli ultimi anni, queste manifestazioni sono finite sempre più frequentemente al centro delle cronache e del dibattito pubblico, non di rado strumentalizzate o ridotte alla rappresentazione di un “circo” privo di reale utilità.

Ciò che troppo spesso viene ignorato, però, è il motivo profondo per cui i Pride continuano a esistere e la loro necessità ancora oggi, nel 2026, in un Paese come l’Italia, che continua a collocarsi nelle ultime posizioni in Europa per la tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+.

Un Paese dove, a partire dallo scorso giugno, si sono susseguite gravi violenze nei confronti di una comunità, quella LGBTQIA+, che a detta di qualcuno detiene già sufficienti diritti, dal momento che “abbiamo accesso alle cure di base e possiamo guidare”. Un Paese dove, solo qualche giorno fa, un ragazzo alla fine di una serata di festa è stato mandato all’ospedale perché preso a calci e pugni da un branco di 30 persone, inferocite per il semplice fatto che fosse queer.

E non solo, nel nostro bel Paese, ce la si prende con le persone queer, ma anche con le donne, che, anche se numericamente non in minoranza, vengono comunque marginalizzate per il loro genere: dallo scorso 14 agosto, in soli 7 giorni, ben 8 donne sono state uccise dai propri partner.

E come dimenticare l’atteggiamento riservato alle persone con disabilità? L’Italia non è proprio un grande esempio di inclusione nemmeno in questo senso, visti i recentissimi fatti di cronaca, che vedono un ragazzo venticinquenne disabile di San Giovanni Rotondo preso di mira da un gruppo di ragazzini tra i 14 e i 18 anni, con insulti e umiliazioni di ogni tipo, telefonate anche nel cuore della notte e vessazioni culminate con una vera e propria sassaiola, che gli ha provocato la frattura del setto nasale.

Questi sono solo alcuni esempi, alcuni dei motivi che ci hanno spinto a redigere un manifesto che tenesse conto di queste ed altre importanti questioni. Un manifesto che si fonda su cinque pilastri fondamentali: communità LGBTQIA+, transfemminismo, antirazzismo e decolonialismo, disabilità e antiabilismo ed ecologia e sostenibilità.

Dietro a un Pride ci sono mesi di lavoro volontario. C’è un gruppo numeroso di persone che ha costruito una rete, cercato contatti, intrecciato relazioni e acceso la miccia di una lotta collettiva: quella per una società in cui i diritti siano realmente garantiti a tutte e tutti.

Fin dall’inizio, l’organizzazione ha avviato un dialogo con tutte le istituzioni coinvolte nella realizzazione di una manifestazione di questa portata: dal Comune, il cui supporto non è mai mancato, alla Questura, che in occasioni come questa è coinvolta nella definizione del percorso, affinché l’evento possa svolgersi in piena sicurezza.

Il nostro simbolo, il Guerriero di Legnano, appartiene alla storia e all’immaginario della nostra città. È un simbolo che conosciamo fin dall’infanzia: siamo cresciuti frequentando le contrade, vivendo Legnano e aspettando con trepidazione il Palio, una manifestazione profondamente radicata nel cuore e nell’identità della comunità legnanese.

Scegliere il Guerriero come nostro simbolo significa, per noi, affermare proprio questo legame con la città. Abbiamo deciso di farlo nostro e di rivendicarlo perché siamo persone queer, ma siamo anche e soprattutto legnanesi. Facciamo parte di questa comunità, della sua storia e del suo presente.

E proprio per questo i diritti che rivendichiamo non sono qualcosa di estraneo a Legnano: riguardano le persone che la abitano, le sue strade, le sue famiglie e il modo in cui vogliamo costruire insieme il futuro della nostra città.

È questo il senso della nostra presenza e della nostra lotta, raccontato anche nella versione estesa del nostro manifesto politico.

Vogliamo sottolineare che il finanziamento dell’intera iniziativa ha fatto affidamento soltanto su donazioni da parte di privati cittadini, attività commerciali e realtà associative, e il lavoro delle persone che hanno partecipato all’organizzazione è stato prestato a titolo completamente gratuito. Non sono state toccate finanze pubbliche.

All’amministrazione come alla cittadinanza chiediamo lo sforzo di ascoltare e lavorare insieme con noi su istanze che crediamo condivisibili da tuttə. Coerentemente con queste premesse, rimaniamo aperti ad accogliere, collaborare e dialogare con chiunque voglia confrontarsi con noi, di qualunque parte e colore politico.

Team Legnano Pride

Via Confalonieri, 5

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Valeria Arini
valeria.arini@legnanonews.com
Noi di LegnanoNews abbiamo a cuore l'informazione del nostro territorio e cerchiamo di essere sempre in prima linea per informarvi in modo puntuale.
Pubblicato il 22 Agosto 2026
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