“Pace e giustizia”, il Pd porta i temi dei diritti umani nella campagna elettorale con Strada e Romano
Non soltanto un appuntamento elettorale, ma un confronto che ha provato a collegare le grandi questioni globali alla dimensione quotidiana delle città
Come guardare al mondo e guardare noi stessi. Come rispettare le diversità, accettarsi e costruire percorsi di integrazione e crescita collettiva in una società attraversata da cambiamenti continui e da fenomeni migratori costanti. È attorno a queste domande che si è sviluppato l’incontro “Pace e giustizia”, promosso dal Partito Democratico di Legnano a pochi giorni dall’avvio della campagna elettorale. Evento tenutosi al sera di giovedì 21 maggio a Palazzo Leone da Perego a Legnano. Una serata che ha messo al centro diritti umani, conflitti internazionali, accoglienza e responsabilità politica, con il candidato sindaco Lorenzo Radice affiancato dall’europarlamentare Cecilia Strada e dal consigliere regionale Paolo Romano. A introdurre l’incontro, che ha visto la sala piena di persone, il segretario cittadino Giacomo Pigni.
Non soltanto un appuntamento elettorale, ma un confronto che ha provato a collegare le grandi questioni globali alla dimensione quotidiana delle città. «Siamo figli dello stesso mondo. Conoscere è importante – ha detto Lorenzo Radice nel suo intervento -. La città è fatta di tante culture: sono temi sfidanti e difficili, ma dobbiamo avere il coraggio di affrontare queste domande. Non esistono scorciatoie». Il sindaco uscente e candidato del centrosinistra ha insistito sulla necessità di partire dalle persone e dalle loro storie: «Partire dai volti e dalle storie ci aiuta ad avvicinarci a un senso di umanità ed è qualcosa di costruttivo anche per noi. Sono storie che possono diventare sistema». Un richiamo anche al linguaggio e alla responsabilità della politica: «Servono parole disarmate e pensieri disarmati. E servono azioni capaci di rompere il silenzio e l’indifferenza».
A sottolineare il significato politico dell’iniziativa è stato anche Giacomo Pigni, che ha ringraziato Radice «per aver avuto il coraggio di portare avanti temi inaspettati ma importanti», evidenziando la volontà del Pd legnanese di affrontare nel dibattito pubblico questioni legate ai diritti, alla pace e all’integrazione. Nel corso della serata Paolo Romano ha rimarcato il ruolo delle istituzioni locali nella costruzione di una cultura della convivenza: «È fondamentale parlare di pace anche in campagna elettorale. I Comuni sono spesso i luoghi in cui si impara a stare al mondo, attraverso regole che orientano il nostro modo di guardare la realtà. La pace nasce dalla conoscenza».

Cecilia Strada
L’europarlamentare ha portato il dibattito sul piano europeo e internazionale, partendo dal valore della Costituzione e dei diritti fondamentali. «Sarei favorevole a un esercito europeo, ma oggi non stiamo lavorando davvero in quella direzione». Strada ha poi criticato il modo in cui il tema migratorio viene affrontato nel dibattito politico europeo: «Usiamo continuamente parole come “Parlamento europeo”, ma poi trattiamo i migranti come un’arma politica. Ed è così che accadono fenomeni come quello della Polonia, che respinge persone in cerca di aiuto». Nel suo intervento ha inoltre richiamato il tema delle mine antipersona e delle responsabilità europee nella gestione dei conflitti e delle crisi umanitarie.
Strada ha affrontato anche il tema delle carceri, richiamando l’attenzione sulle condizioni della casa circondariale di Busto Arsizio dopo una recente visita: «Le pene devono essere certe e la giustizia rapida, ma poi c’è il tema di chi deve uscire dal carcere: come uscirà? Dipende anche da come sono fatte le carceri». L’europarlamentare ha quindi criticato il sovraffollamento: «Quando sento dire “più galera per sicurezza”, poi penso ai letti a castello tripli che abbiamo visto a Busto Arsizio. Con un sovraffollamento del genere, che percorsi si possono costruire?». E ha aggiunto: «Quando una persona esce dal carcere, bisogna chiedersi anche cosa le accade psicologicamente. Non dimentichiamoci che ogni detenuto ha diritti individuali che non possono essere tolti nemmeno in prigione».













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