“I giovani devono sentirsi parte di qualcosa”. Gioele Tafuri (Fratelli d’Italia) punta su identità, cultura e lavoro
Gioele Tafuri, 19 anni, è il candidato più giovani della coalizione di centrodestra a Legnano, nelle file di Fratelli D'Italia. Lo abbiamo intervistato ponendogli le stesse domande rivolte agli altri giovani candidati delle diverse coalizioni
Ha iniziato a interessarsi di politica a soli 13 anni, leggendo ogni mattina i giornali e seguendo i dibattiti politici in televisione. Oggi Gioele Tafuri a 19 anni è il candidato più giovane della coalizione di centrodestra a Legnano, nelle file di Fratelli D’Italia. Lo abbiamo intervistato ponendogli le stesse domande rivolte agli altri giovani candidati delle diverse coalizioni.
Quando e perché hai iniziato a fare politica?
«Ho iniziato a interessarmi alla politica a 13 anni. Ero addirittura troppo piccolo per tesserarmi a Gioventù Nazionale, ma avevo già capito che quella era la realtà politica più vicina alle mie idee. Andavo in cartoleria a comprare i giornali tutte le mattine. Leggevo Corriere, Repubblica e Il Giornale per confrontare punti di vista diversi. Seguivo i telegiornali, cercavo di capire temi complessi come il Mes o le crisi di Governo. È stata una curiosità che poi si è trasformata in una passione. Compiuti 14 anni mi sono tesserato a Gioventù Nazionale, iniziando un percorso che mi ha portato a diventare segretario del movimento giovanile dell’Alto Milanese e poi a entrare nel direttivo di Fratelli d’Italia Legnano. Non è stata una scelta familiare: è nato tutto da un mio interesse personale e dalla voglia di informarmi».
Per quali temi ti batti per Legnano e per una città più a misura di giovani?
«Vorrei una città più viva e attrattiva per i giovani, capace di collegare meglio territorio, formazione e mondo del lavoro. Credo sia importante fare investimenti nella formazione tecnica e professionale e una maggiore valorizzazione degli ITS. Ci sono lavori che molti giovani oggi non vogliono più fare, ma che in realtà possono offrire grandi opportunità. Bisogna investire su questi percorsi e aiutare i ragazzi a trovare la propria strada. Bisogna inoltre preservare l’identità culturale di Legnano. Non dobbiamo diventare una semplice periferia di Milano. Bisogna valorizzare la storia della città e renderla attrattiva anche per i giovani, ad esempio con un museo dell’industria o un museo del Palio che possa coinvolgere le nuove generazioni». Tra le esperienze che più lo hanno segnato c’è anche la fondazione del presidio antimafia all’istituto Barbara Melzi durante il periodo da rappresentante d’istituto. «È stato un modo concreto per far sentire tanti ragazzi parte di qualcosa e informare sulla presenza del fenomeno mafioso. Io appartengo a quella destra che si definisce legalitaria e se c’è da portare avanti questi tempi sono il primo a farlo. Credo che il Comune potrebbe sostenere maggiormente iniziative di questo tipo, perché aiutano i giovani a crescere e a costruire relazioni positive».
Come dovrebbe cambiare la politica per avvicinare i giovani?
«È sicuramente una responsabilità della politica se oggi tanti giovani si sentono lontani da questo mondo. Uno dei problemi principali è il linguaggio utilizzato dalla politica. Spesso si parla in modo troppo complesso di temi che riguardano tutti. Bisognerebbe essere più chiari e promuovere iniziative che coinvolgano concretamente i giovani, non solo a parole». Per il candidato è importante anche trasmettere ai ragazzi un senso di appartenenza e valorizzazione personale: «Se un giovane sente di essere parte di qualcosa di importante, cambia anche il suo modo di vivere la città e il rapporto con gli altri. Non bisogna far credere che per avere successo servano necessariamente carriere straordinarie o tre lauree: si può realizzarsi anche attraverso un lavoro tecnico o professionale che si ama».
Infine, un passaggio sulla sua esperienza nella campagna elettorale: «È stata molto faticosa ma bellissima. Essere così giovane in politica viene apprezzato, ma poi convincere davvero le persone a scrivere il nome di un ragazzo di 19 anni sulla scheda non è semplice. Però io ci credo e continuo a metterci tutto il mio impegno».










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