Omicidio Potincu, Vasilica morta in pochi minuti per le coltellate. Mostoni in silenzio davanti alla Corte d’Assise
Martedì 28 aprile la Corte d'Assise di Busto Arsizio ha ascoltato, tra gli altri testi, il medico legale che ha effettuato l'autopsia sul corpo di Vasilica Potincu
Ha scelto di non sottoporsi all’esame davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio Andrea Mostoni, l‘operaio 29enne di Robecco sul Naviglio a processo per l’omicidio di Vasilica Potincu, trovata morta con un coltello conficcato nella schiena in un appartamento di via Stelvio a Legnano il 25 maggio dello scorso anno. L’uomo, fermato nei giorni immediatamente successivi al delitto, secondo la ricostruzione degli inquirenti avrebbe sviluppato una sorta di ossessione per la escort 36enne, al punto da farle bonifici e darle denaro per cifre a cinque zeri di cui dopo qualche mese aveva iniziato a chiedere la restituzione, e proprio in questo quadro secondo la Procura sarebbe maturato il delitto.
Martedì 28 aprile la Corte d’Assise ha ascoltato diversi colleghi e amici di Mostoni, che l’hanno unanimemente descritto come un uomo «riservato», quasi «criptico», che non ha mai condiviso dettagli della sua vita privata. Un amico, però, ha riferito alla Corte presieduta da Rossella Ferrazzi (a latere Daniela Frattini) di essere stato a conoscenza di una «frequentazione con una ragazza di Cinisello Balsamo», così come ne erano a conoscenza gli zii, con cui il 29enne ha pranzato il giorno dopo il delitto; i parenti, però, non sapevano di denaro dato alla donna.
In aula anche un’amica e collega di Vasilica Potincu, che ha raccontato di aver diviso con lei per alcune settimane l’appartamento di via Stelvio dove la donna è stata trovata morta. La escort a volte riceveva per conto della vittima bonifici dai clienti, e tra questi ne ha elencati anche «sei o sette» provenienti proprio da Mostoni. Non solo: la teste ha raccontato anche della depressione in cui la 36enne era caduta, al punto da farsi accompagnare all’auto dall’amica perché «aveva paura» e da temere che fosse lui a contattarla quando riceveva chiamate da numeri privati.
La Corte d’Assise di Busto Arsizio durante l’udienza di martedì 28 aprile ha ascoltato anche il medico legale che ha effettuato l’autopsia sul corpo della vittima. La professionista ha chiarito che Vasilica Potincu, trovata riversa in una pozza del suo stesso sangue con nove lesioni da arma bianca sul corpo, è morta in pochi minuti per uno shock emorragico per le coltellate ricevute, soprattutto quelle inferte a carotide e polmone. Sul corpo della donna – che verosimilmente sarebbe stata colpita di spalle, piegata in avanti, ha spiegato il medico legale – non sono stati trovati segni di colluttazione se non una «lesione minima» all’avambraccio. Nel limitare i movimenti della donna, però, potrebbe aver giocato un ruolo il «laccio in tessuto morbido» trovato attorno al suo collo.
Foto di archivio










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