Legnano e il 25 aprile in un mondo segnato dalle guerre: “Non servono eroi, ma cittadini consapevoli”
Piazza San Magno ha fatto da cornice alle celebrazioni per l'81° anniversario della Liberazione a Legnano, sulle note dell'Inno nazionale cantato dagli alunni delle De Amicis
Ottantuno anni dopo quel 25 aprile che ha segnato simbolicamente la liberazione dal nazifascismo, Legnano scende ancora una volta in piazza per «fare memoria» in un mondo insanguinato dalle guerre. Sabato 25 aprile una piazza San Magno soleggiata e decisamente affollata ha fatto da cornice alle celebrazioni per l’81° anniversario della Liberazione, sulle note dell’Inno nazionale cantato dagli alunni della scuola primaria De Amicis.
Il sindaco: “Non può esserci comunità se una parte conta più di altre”
«Far comprendere la responsabilità che ciascuno ha verso gli altri : ecco cosa significa davvero fare memoria – ha sottolineato il sindaco Lorenzo Radice durante il suo discorso -. Non è uno sfoggio di retorica che si fa in occasione delle celebrazioni ufficiali: fare memoria è un vero e proprio esercizio di responsabilità. E responsabile è chi risponde delle proprie azioni e delle loro conseguenze nei confronti degli altri, della comunità in cui vive. Essere responsabile significa avvertire i legami che ci uniscono uno all’altro, al nostro prossimo, non visto come un diverso da temere o da combattere. Non visto come un nemico, perché di nemici si sono sempre nutrite e hanno sempre avuto bisogno le dittature nel passato. E di nemici continuano ad avere bisogno oggi i governi illiberali di tutto il mondo».
«Se è vero che la storia non si ripete mai con le stesse modalità, è anche vero che esistono delle costanti nel comportamento degli uomini per cui, anche in epoche e condizioni molto diverse tra loro, in nome di una presunta sicurezza collettiva o dell’interesse nazionale, si può arrivare a distruggere, con un’azione eversiva, i principi della democrazia operando al suo interno – ha aggiunto il primo cittadino -. E queste sono le soluzioni sbrigative dell’uomo forte di turno; soluzioni che non affrontano i problemi perché ne ignorano la complessità, soluzioni che non risolvono i problemi, perché calpestano i diritti di qualcuno per affermare quelli di altri. E non può esserci una comunità, non può esserci una società se una parte di queste conta più di altre. È una discriminazione inaccettabile che la nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, nel suo meraviglioso articolo 3, toglie di mezzo proclamando: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

Associarma: “Il 25 aprile per il nostro Paese è la conquista della libertà”
In piazza anche il ricordo di Associarma per chi ha perso la vita per la libertà. «Il loro sacrificio ci ha donato una Nazione libera – ha ribadito il presidente Giorgio Piccioni -. Oggi, a 81 anni di distanza, ricordiamo nella piazza della nostra città tutti i militari, tutti i civili che in quel conflitto fecero grandi sacrifici e patirono lutti, ricordiamo i 700mila militari catturati e deportati nei campi di prigionia nazisti, i 50mila deceduti. Questi uomini, privati dallo status di prigioniero di guerra, hanno subito lavori forzati in condizioni estreme. È nostro dovere ricordare che tra questi internati ci furono più di 400 nostri concittadini; il loro sacrificio e il loro calvario si concluderà solo nel mese di maggio. Il 25 aprile è una data fondamentale nella storia della nostra Repubblica perché ha significato per il nostro Paese la conquista della libertà, la fine della guerra dopo una feroce dittatura».
ANPI: “Dove si usa la guerra per risolvere le controversie, c’è il fascismo”
Dall’Anpi, invece, è arrivato un monito per i più giovani. «Vogliamo ricordare soprattutto alle giovani generazioni – ha sottolineato il vicepresidente Giuliano Celin -, in un mondo dove vengono sempre più messi in discussione gli ideali di libertà, di giustizia sociale, di solidarietà e di fratellanza, che laddove non c’è libertà e democrazia, dove non vengono rispettati i diritti delle minoranze, dove esistono discriminazioni nei confronti degli altri esseri umani, dove vengono negate le libertà di pensiero, dove non vengono garantiti diritti fondamentali per l’espressione della dignità umana e dove si arrestano bambini di 5 anni o si uccidono cittadini inermi solo per il colore della pelle o per il Paese di nascita, dove si massacrano migliaia di donne di bambine come a Gazza, dove si utilizza la guerra come strumento di risoluzione delle controversie tra gli stati, allora lì c’è fascismo».
«Non possiamo rassegnarci ad un mondo dove autocrati e apparati statali massacrano i propri cittadini – ha aggiunto Celin, con un appello all’Europa perché «trovi la forza di uscire ad una condizione di vassallaggio» -. Non possiamo neanche rassegnarci di fronte a quei leader cosiddetti occidentali che considerano le guerre come normali, che dichiarano che le guerre non si accettano e non si condannano, che sostengono governi come quello israeliano che applicano vergognosa norma per la pena di morte per i palestinesi e che praticano l’annientamento della popolazione, così come non possiamo abituarci ad un’idea di mondo in cui diventano normali e talvolta giustificabili parole come massacro, operazioni chirurgiche, eliminazione degli avversari o di quanti non conformi alle proprie idee».

Gli studenti: “Non servono eroi lontani, ma cittadini consapevoli”
Proprio le nuove generazioni, peraltro, durante le celebrazioni hanno parlato del 25 aprile come di «una conquista viva che respira ogni giorno nelle nostre istituzioni, nei nostri diritti, nelle nostre libertà», come «il giorno in cui la parola libertà ha smesso di essere un’idea astratta ed è diventata una responsabilità concreta». «Per noi ricordare è scegliere ogni giorno da che parte stare, perché la libertà non è qualcosa di garantito – hanno ribadito con enfasi gli studenti delle scuole secondarie di primo grado di Legnano -. Non è una conquista certa una volta per tutte, ma è fragile, è esigente e chiede la nostra partecipazione. Il contrario non è l’oblio, bensì l’indifferenza. Noi oggi siamo qui per rendere vivo il ricordo di quelle persone che si sono schierate e hanno combattuto per i nostri di dritti e per la nostra libertà: non solo gli uomini, ma anche le donne che troppe volte sono state messe in secondo piano, donne che hanno combattuto, hanno resistito e hanno costruito, e che nel 1946 hanno per la prima volta potuto in Italia votare ed essere votate.
«Mentre celebriamo il 25 aprile, noi giovani dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda scomoda: siamo all’altezza di quell’eredità – si sono chiesti i ragazzi in piazza -? Perché è facile celebrare la libertà quando è già stata conquistata, è più difficile però difenderla ogni giorno. La libertà non è un monumento da guardare, ma è un terreno da coltivare. Il 25 aprile ci ricorda che la democrazia nasce da un atto di coraggio collettivo, ma vive soltanto se ciascuno di noi fa la propria parte. La libertà, la pace, il rispetto sono valori che dobbiamo mettere ogni giorno al primo posto, in ogni luogo del mondo, in ogni momento della storia, anche in questo momento molto complesso che stiamo vivendo ora a livello internazionale. Ricordare dunque non è voltarsi indietro con nostalgia, ma è guardare avanti con responsabilità. Non servono eroi lontani, ma cittadini consapevoli. Immaginiamo la libertà come una fiamma, una fiamma che è stata accesa da chi ci è preceduto, una fiamma che arriva fino a noi attraverso parole semplici, tremende e definitive. Noi non siamo spettatori di quella luce, ma siamo i custodi. Perché se è vero che il 25 aprile è il giorno della liberazione, è altrettanto vero che ogni giorno è un giorno di Resistenza. E allora oggi noi giovani non dobbiamo limitarci soltanto a ricordare, ma scegliere: scegliamo di essere all’altezza di quella storia, di non essere indifferenti, scegliamo ogni giorno la libertà, perché la libertà non è mai un punto di arrivo, ma è sempre un impegno».
«Qualcuno di voi potrebbe chiedersi cosa c’entra tutto questo con un ragazzo nel 2026 oggi – hanno aggiunto gli studenti -? La risposta sta nella parola scelta: la scelta della Resistenza è stata la scelta irreversibile di un gruppo di giovani di combattere l’oppressione e quel 25 aprile ci è stata donata un’eredità basata sulla libertà che, come diceva Piero Calamandrei, è come l’aria, ci si accorge di quanto vale solo quando inizia a mancare. Noi oggi dobbiamo combattere la nostra Resistenza senza usare armi, ma con la memoria e l’attenzione per cercare di non dimenticare, non rendere vana e inutile questa eredità. E dobbiamo anche cercare di onorare ogni giorno la libertà che ci è stata donata perché non possa mai mancarci l’aria che da quel aprile di 81 anni fa ci è stata donata».













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