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Maurizio Carminati (Confindustria Alto Milanese): “Il Pil cresce ma manca manodopera”

Intervista a Maurizio Carminati, nuovo presidente di Confindustria Alto Milanese. La formazione sarà uno dei principali pilastri del suo mandato: "Facciamo meno fatica a trovare un ingegnere rispetto a un saldatore"

Generico 17 Jul 2023

«Non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati in questo territorio». A dirlo, dati alla mano, è Maurizio Carminati, neo eletto presidente di Confindustria Alto Milanese. Lo abbiamo incontrato nella nuova sede dell’associazione dove fino al 2019, data del fallimento, hanno lavorato gli impiegati della Pensotti Sices. Oggi, quei tempi di crisi e fallimenti, sembrano lontani. «Il problema non è più l’occupazione – ci dice Carminati – ma la mancanza di personale specializzato». Non è un caso che insieme agli uffici dell’associazione di categoria, in via XX Settembre, ci siano le aule e i laboratori della scuola di alta formazione tecnica di cui Carminati, titolare della Carminati e della Didelse, due aziende di Rescaldina, è tra i principali attori per la pianificazione e l’implementazione dei corsi. La formazione resterà infatti uno dei principali pilastri del suo mandato.

Presidente, come impatta il contesto internazionale sul territorio e sulle sue industrie?

La guerra in Ucraina ha sicuramente impattato sulle nostre aziende, in particolare quelle del comparto moda che esportavano molto in Russia. C’è stato un problema con la reperibilità del materiale, con il costo delle materie prime e con i consumi energetici. A distanza di non tanti mesi i prezzi si sono calmierati, il costo del gas è sotto controllo e le materie prime altrettanto. In queste condizioni le nostre aziende hanno buone prospettive di crescita, anche se il futuro è difficile da prevedere.

Si può dare un giudizio complessivo sulle imprese dell’Alto Milanese? Ci sono settori che stanno meglio e altri che soffrono di più?

Il nostro è un territorio composto da aziende medio piccole impiegate in settori diversificati. Rispetto alle grandi imprese sanno difendersi in quanto più veloci e flessibili. Hanno la capacità di compiere le curve necessarie per sviare con maggiore efficacia le difficoltà congiunturali. L’imprenditore di una piccola-media impresa ha autonomia decisionale: questo insieme alla maggiore propensione al rischio, paga. Tanto è che i dati sono ottimi: nel 2022 le nostre aziende hanno prodotto quasi un miliardo di Pil in più rispetto al 2021 con un numero di dipendenti superiore a quello dell’anno precedente. Una crescita rilevante, in tutti i settori, se si considera il numero delle imprese associate, 440 per circa 15mila dipendenti e un fatturato che supera i 5 miliardi di euro. Dai dati degli ultimi tre mesi del 2023, anche se non ancora consolidati, si prevede una ulteriore crescita. Per me è incredibile. La nostra fortuna è anche quella di operare in un territorio ben servito, attrattivo e diversificato dal punto di vista industriale: il 40% delle nostre imprese sono meccaniche, il 20% operano nel comparto moda, il 15% nel settore della plastica e chimica, e la parte restante nel terziario. Il 40% del totale delle nostre imprese esporta in tutto il mondo.

Il tema della formazione e della mancanza di addetti lamentata da più parti è sempre più attuale. Confindustria Alto Milanese ha puntato molto sulla formazione ospitando un corso di Ifts post diploma all’interno della nuova sede. Crede sia la strada giusta per colmare il gap tra offerta e domanda?

Diego Rossetti, il mio predecessore, fin dal suo insediamento, si è occupato di formazione e questa sede è il faro che illumina la strada. Abbiamo realizzato tre corsi Ifts di meccatronica in collaborazione con l’Istituto Bernocchi, piacevolmente accolti dalle nostre aziende. Quest’anno collaboriamo fattivamente anche con l’Ifts promosso dall’Istituto Dell’Acqua, di cui eravamo già partner, e  che si occupa di controllo e gestione per le aziende vocate all’export. Per le aziende fortemente internazionalizzate è fondamentale avere personale competente, per questo abbiamo chiesto alle scuole di curvare maggiormente i programmi con materie ancora più attinenti allo scambio con l’estero. Interveniamo per dare una risposta ai bisogni delle imprese, e questo funziona. Il 99% degli studenti che escono da questi corsi viene poi assunto. In questa sede abbiamo poi un laboratorio di tecnologie avanzate con un robot collaborativo dotato di visione, un sistema molto evoluto che verrà impiegato nel controllo di qualità. Una piccola perla, a disposizione degli studenti, da coltivare. La volontà resta anche quella di attivare un corso Its della durata di due anni ma per questo è richiesta la costituzione di una Fondazione e per il momento sono contingentate. Sicuramente questi corsi, considerata l’alta richiesta di personale specializzata da parte delle nostre azienda, sono la risposta per colmare il gap tra offerta e domanda

Quali saranno i punti chiave del suo mandato?

La formazione e tutto ciò che potrebbe essere vicino all’occupabilità. Il mio impegno sarà quello di cercare di fare qualcosa in più per portare persone valorose sul campo. In questo momento c’è una crisi del lavoro manifatturiero: facciamo meno fatica a trovare un ingegnere di un saldatore. Abbiamo bisogno della manodopera e  stiamo pensando ad iniziative straordinarie per invertire questo trend. La sfida sarà  quella di lavorare sulle competenze e rendere il territorio ancora più attrattivo di quello che già è: in tutta Europa non c’è un territorio attrattivo come il nostro. Vogliamo anche essere più presenti sul territorio: Nicola Budelli, vicepresidente con delega, sarà impegnato proprio su questo fronte, ponendosi come attore autorevole con le amministrazioni comunali. I temi su cui interloquire sono tanti, a partire dal Piano di Governo del Territorio. Siamo convinti che nella stesura di questi piani urbanistici occorra avere una logica sovra-comunale tenendo presente la vocazione manufatturiera della nostra zone. A settembre avremo un incontro con i sindaci.

Confindustria Varese ha tracciato la strada che porta al progetto 2050, con il Mil a Castellanza, un nuovo polo a due passi dal territorio di Legnano e dellAlto Milanese che sposterà lasse di riferimento degli industriali varesini verso Sud, anche a livello di governance. Ci sono prospettive di collaborazione più stretta tra voi?

Mill in inglese vuol dire fresa e mi è subito piaciuto tantissimo: è un progetto di valore e di contenuto. L’idea è meravigliosa e siamo pieni di invidia. Troveremo sicuramente il modo di collaborare in tutte le maniere possibili, anche se la prospettiva è lontana. Da qui al 2050 il mondo può cambiare, e noi abbiamo l’esigenza quasi emergenziale di mettere a terra qualcosa prima.

Valeria Arini
valeria.arini@legnanonews.com
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Pubblicato il 23 Luglio 2023
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