Bagarre politica a Busto Garolfo sulla scia dell’inchiesta Hydra
Intorno all'inchiesta, tra le cui carte è affiorato anche il nome di Busto Garolfo, nei prossimi giorni in consiglio comunale verranno discusse due mozioni
Bagarre politica a Busto Garolfo sulla scia dell’inchiesta Hydra, indagine della DDA di Milano incentrata sull'”alleanza” orizzontale tra esponenti di spicco delle tre principali organizzazioni criminali – Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra – per gestire affari comuni sul territorio regionale. Intorno all’inchiesta, tra le cui carte è affiorato anche il nome di Busto Garolfo, nei prossimi giorni in consiglio comunale verranno discusse due mozioni: una presentata dalla maggioranza per la convocazione urgente della Commissione Antimafia e Legalità dopo le «gravi dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gioacchino Amico», e una del centrodestra per la costituzione di parte civile del Comune nel maxi-processo “Hydra”.
Sulla costituzione di parte civile di Palazzo Molteni nel maxi-processo, la mozione, «prima ancora che un atto consiliare, è un sollecito esplicito all’amministrazione – sottolineano dal gruppo consiliare del centrodestra -: sindaco e giunta non attendano il passaggio in consiglio comunale. Si muovano subito, nell’esercizio delle competenze che la legge affida loro, per attivare ogni atto necessario in tempo utile rispetto alla scadenza processuale. Ogni giorno perso è un diritto dell’ente che si consuma. Regione Lombardia, Città Metropolitana di Milano e altri comuni limitrofi si sono già mossi. Busto Garolfo non può non farsi sentire. La legalità non è bandiera, è una pratica concreta. Con questa mozione chiediamo che il nome del nostro Comune compaia accanto a chi ha detto “no” al tentativo delle mafie di radicarsi sul territorio. Sulla lotta alla criminalità organizzata non esistono maggioranze e minoranze: esiste una comunità che chiede di essere difesa, e che merita un’Amministrazione capace di decidere in fretta».
Quanto alla convocazione della Commissione Antimafia e Legalità, invece, con la mozione la maggioranza punta a «dare un segnale politico forte da parte di tutto il consiglio comunale, maggioranza e opposizione, contro la mafia ed eventuali infiltrazioni mafiose nella politica locale. Lo scopo è unire le forze politiche, non certo dividerle. Siamo certi che la mozione raccoglierà il consenso di tutti i gruppi consigliari. Un segnale che conferma quanto sia importante tenere alta l’attenzione sulla legalità e non lasciare spazio a equivoci o ombre sulla nostra comunità».
La mozione di Busto Garolfo, peraltro, chiama espressamente in causa Fratelli d’Italia, chiedendo ai rappresentanti locali del partito di «rompere il silenzio» e chiarire «i rapporti intrattenuti» da Giuseppe Amico, a cui carico la stampa ha riportato «intercettazioni in cui dichiarava “Con la tessera di Fratelli d’Italia faccio il sindaco a Busto Garolfo”, vantando il possesso della tessera del partito dal giugno 2020 e quindi presunti contatti volti a infiltrarsi nel tessuto politico locale», come sottolineano dalla maggioranza.
«Assistiamo a un tentativo deliberato, orchestrato da alcuni oppositori politici, di inquinare il dibattito democratico attraverso una sistematica mistificazione della realtà che nulla ha a che vedere con la storia e l’integrità del nostro partito – replicano dal circolo di Fratelli d’Italia di Busto Garolfo e dalla segreteria provinciale -. Respingiamo categoricamente il teorema che tenta di accostare il nome di Gioacchino Amico alla storia del nostro circolo. La realtà dei fatti è inequivocabile e non lascia spazio a interpretazioni. In quegli anni Fratelli d’Italia non vantava alcuna presenza ufficiale a Busto Garolfo: non esistevano circoli, né iscritti attivi, né strutture direttive. Amico non è mai stato un nostro candidato, né ha mai goduto del supporto del partito né, a fortiori, è mai stato tesserato a Busto Garolfo».
«All’epoca del voto di giugno 2024 – aggiungono da Fratelli d’Italia -, Amico non era un tesserato di Fratelli d’Italia a Busto Garolfo, né aveva alcun legame con l’attuale dirigenza, nata ufficialmente con il congresso del marzo 2025. Tentare di attribuire oggi al partito la responsabilità di un periodo in cui il circolo nemmeno esisteva, o di soggetti a noi del tutto estranei, è un’operazione totalmente infondata e gravemente lesiva della nostra onorabilità. Le accuse mosse dagli oppositori non rappresentano critiche politiche, ma un attacco frontale gravemente lesivo dell’onorabilità e della dignità personale, professionale e umana del nostro candidato sindaco e attuale capogruppo, Marco Binaghi, e di tutti i candidati consiglieri della lista di centrodestra. Associare professionisti stimati e cittadini onesti a vicende distanti e soggetti estranei è un atto di sciacallaggio che offende le persone coinvolte e calpesta la volontà popolare espressa dai cittadini di Busto Garolfo e Olcella».










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