La difesa chiede l’assoluzione di Andrea Mostoni per l’omicidio di Vasilica Potincu, uccisa a coltellate a Legnano
Per l'uomo, fermato pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo di Vasilica Potincu, la Procura della Repubblica aveva chiesto l'ergastolo
La difesa ha chiesto l’assoluzione per Andrea Mostoni, l’operaio di Robecco sul Naviglio a processo davanti alla Corte d’Assise presieduta da Rossella Ferrazzi (a latere Daniela Frattini) per l’omicidio aggravato di Vasilica Potincu, trovata morta con un coltello conficcato nella schiena in un appartamento di via Stelvio a Legnano il 25 maggio dello scorso anno. Per l’imputato la Procura della Repubblica ha invece chiesto l’ergastolo, parlando di «elementi particolarmente inquietanti» che getterebbero «una luce sinistra sulla personalità dell’imputato».
Secondo la legale che assiste Mostoni, l’avvocato Emanuela Re, i testi ascoltati nei mesi scorsi in aula non avrebbero riferito «elementi utili» per «dimostrare in maniera certa e incontrovertibile» che Vasilica Potincu versasse in uno stato di ansia e paura e fosse caduta in depressione. Non solo: per la difesa, diversamente da quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima non avrebbe smesso di esercitare la sua attività di escort nell’appartamento di via Stelvio a Legnano, nemmeno in assenza della collega, e «mancano certificati e referti medici» relativi allo stato depressivo e «messaggi, mail, audio o lettere dal contenuto minatorio» inviate dall’imputato alla vittima, così come non ci sarebbero prove di «pedinamenti o appostamenti» ai danni di Potincu.
L’avvocato di Mostoni è inoltre tornata sui contatti telefonici tra vittima e imputato, elencandoli allo scopo di escludere che l’uomo «abbia tempestato di chiamate quotidiane» Vasilica Potincu. Contro la tesi degli inquirenti, inoltre, secondo la difesa pesa la circostanza che la vittima avrebbe aperto la porta al suo assassino facendolo entrare nell’appartamento, dal momento che «porta e serratura non presentavano segni di manomissione», mentre il laccio della vestaglia che aveva intorno al collo potrebbe far pensare ad un approccio «partito da un gioco erotico». La posizione in cui è stato trovato il corpo della donna, peraltro, per l’avvocato Re, farebbe pensare ad un incontro che, prima di degenerare, si sarebbe svolto «in maniera serena, senza litigi o discussioni», vista anche l’assenza di «segni di messa a soqquadro» nel locale e le testimonianze dei condomini, che non avrebbero sentito schiamazzi.
Per la difesa non si potrebbe inoltre parlare di delitto premeditato quanto piuttosto di dolo d’impeto, anche perché i colpi sono stati inferti «in maniera casuale, non calcolata», quando invece una persona decisa ad uccidere si sarebbe mossa in modo diverso, con «colpi dati maniera netta, diretti verso parti vitali del corpo». Le coltellate, insomma, secondo la tesi difensiva dimostrerebbero che per chi ha ucciso Vasilica Potincu sarebbe stato difficile portare a termine il delitto rapidamente e che la morte sarebbe arrivata in poco tempo solamente perché «per puro caso è stata recisa la carotide».
Anche sul coltello quelle dell’accusa sarebbero solo congetture, dal momento che «è difficile ipotizzare che un coltello di 22 centimetri possa essere stato messo nella tasca di un pantalone o di una giacca», così come non reggerebbe l’ipotesi dell’utilizzo di guanti, dal momento che l’impugnatura del coltello, diversamente da quanto sostenuto poco prima dal pubblico ministero, sarebbe stata di un materiale «non ricettivo alle impronte». Nè per parlare di premeditazione basterebbe il «messaggio WhatsApp inviato all’amico alle 21» per avvisare del ritardo, finalizzato secondo gli inquirenti a creare un alibi.
Quanto alle tracce di sangue rinvenute sulla felpa e sulle scarpe dell’imputato, per la difesa potrebbero essere dovute ad «un contatto ravvicinato con la donna morente», ma non dimostrerebbero che sia stato lui a colpirla dal momento che sul coltello non sono state trovate impronte. L’«imbrattamento ematico», peraltro, secondo l’avvocato se Mostoni fosse stato l’assassino avrebbe «interessato una zona più estesa», considerando anche che le tracce rilevate potrebbero anche essersi ampliate per il lavaggio secondo il quadro difensivo prospettato.
Difficile ipotizzare ricostruzioni alternative «senza aver sentito l’imputato, che si è chiuso nel silenzio dopo le dichiarazioni in sede di fermo, forse perché impaurito dalle contestazioni mosse». Difficile, ma non impossibile: Mostoni, infatti, per la difesa potrebbe aver preso appuntamento con la vittima da casa, per poi provare a contattarla con una videochiamata senza risposta, successivamente cancellata, una volta arrivato a Legnano, riuscendo ad entrare nella palazzina approfittando dell’uscita di altri condomini. All’arrivo nell’appartamento, poi, Mostoni potrebbe aver trovato Vasilica Potincu già morta e averla toccata per valutare la situazione, sporcandosi così di sangue e passando poi le mani sulla felpa. Anche altre piste alternative, peraltro, come quella di un altro soggetto che minacciava la vittima, per la difesa non potrebbero essere eslcuse, considerando anche la presenza di un’uscita secondaria dal condominio che porta al cortile.
L’ultima parola arriverà martedì 14 luglio dalla Corte d’Assise di Busto Arsizio, che dopo la camera di consiglio leggerà in aula il dispositivo della sentenza di primo grado.
Omicidio Potincu, la Procura chiede l’ergastolo per Andrea Mostoni









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