Inaugurata piazza Visconti a Rho: festa con bande, alzabandiera, giochi vintage
Il Sindaco Orlandi: “Un luogo dove sostare, divertirsi, innamorarsi, sentirsi tutti fratelli e sorelle”
Ottocento persone hanno preso parte questa mattina, sabato 28 marzo 2026, all’inaugurazione di piazza Visconti, restituita alla città dopo i lavori di rigenerazione urbana realizzati grazie a fondi europei. Dopo scavi, cantieri, deviazioni, da tempo piazza Visconti è uno spazio a disposizione di tutti, lo si è visto con la pista di ghiaccio che ha attirato tantissimi ragazzi e famiglie dal 6 dicembre a fine febbraio. Oggi ne è stato celebrato il battesimo ufficiale, come luogo pubblico di incontro, di festa, di gioco. Erano presenti le forze dell’ordine cittadine, l’onorevole Vinicio Peluffo, il consigliere regionale Carlo Borghetti, l’intera Giunta comunale, i consiglieri comunali Clelia La Palomenta, Giuseppe Caronni, Christian Colombo, il prevosto monsignor Norberto Donghi, il presidente di Fondazione Triulza Massimo Minelli, il Sindaco di Pero Antonino Abate, il Sindaco di Pregnana Angelo Bosani, il vicesindaco di Arese Mauro Aggugini, Anpi, Aned, Associazione combattenti e reduci, diverse associazioni d’Arma, COR protezione civile e Rho Soccorso. E ancora Tommaso Quirino, della Sovrintendenza alle Belle Arti, e gli archeologi attivi nel 2024 sulla piazza.
Partendo da via Madonna e da largo Mazzini, il Corpo Musicale Cittadino Parrocchiale e il Corpo musicale Santa Cecilia di Passirana hanno raggiunto l’area vicina al palco montato sotto il Municipio, diretti rispettivamente dal maestro Simone Clementi e dal maestro Luigi Bascapé. Il Sindaco Andrea Orlandi ha consegnato le bandiere dell’Italia e dell’Europa all’Arma dei carabinieri. Le bandiere sono state issate sui nuovi pennoni mentre venivano eseguiti l’Inno nazionale e l’Inno alla Gioia, inno dell’Unione europea. Un momento coordinato dal luogotenente Luigi Pino, comandante della Stazione dei carabinieri di Rho, che ha permesso di inaugurare i pennoni dedicati all’Alzabandiera, finora non presenti in centro.
L’assessora Valentina Giro, occupandosi di Ambiente, Viabilità, Lavori pubblici, ha seguito passo passo la trasformazione di piazza Visconti. Suo il primo degli interventi: «Il 22 aprile 2022 è arrivata la notizia che il nostro progetto di rigenerazione urbana di piazza Visconti era stato approvato. Un progetto che pensa a un futuro sostenibile della città, con spazi che offrano fresco e ombra, quando Rho diventa inospitale per il troppo caldo. Abbiamo iniziato a guardare alla storia trovando ispirazione e ci siamo affidati allo studio Desvigne per il disegno che oggi vedete realizzato. Dopo lunghe discussioni e riunioni, incontri con i residenti, preoccupazioni e ansie, il cantiere ha preso il via nel febbraio 2024. Ho avuto il privilegio di poterlo seguire e in due anni si è riusciti a compiere un lavoro incredibile grazie a una squadra che ha lavorato intensamente. Tantissime persone hanno investito passione per superare le criticità che non sono mancate. Sono stati rimossi settemila metri quadrati di asfalto, l’equivalente di un campo da calcio. Scavando, sono emerse sorprese. Si è dovuto fermare il cantiere per la presenza di reperti archeologici, frammenti di storia, di case, strade, sepolture del passato. Cercando di realizzare la strada del futuro abbiamo scoperto il passato più antico e la vera sorpresa è stata scoprire che cardo e decumano non si trovavano in piazza San Vittore ma a pochi passi dal cancello di Villa Banfi Visconti. Tecnicamente non è stato possibile tenere in vista i reperti, i frammenti sono in fase di studio, li presenteremo alla città. Questa antichità romana ci connette a un’idea: la presenza di un genius loci, che dà identità a uno spazio e lo protegge. Sotto il grigio dell’asfalto e il passaggio delle auto lo avevamo un pochino perso. Oggi invece in questa bella giornata di primavera, di rinascita, penso che questo genius loci sia qui in mezzo alla folla che riempie la piazza. Quello che prima era uno spazio è diventato un luogo. Una signora mi ha detto giorni fa che non ricorda più le auto in sosta, al bello ci si abitua in fretta: spero che sia così per tutti, una bellezza da vivere e condividere, giocando con le fontane, passeggiando per i vialetti, chiacchierando seduti all’ombra sulle panchine. Darà forza alla città e ci porterà un po’ di quella pace che il genius loci riserva al luogo che protegge».
L’assessore all’Urbanistica Edoardo Marini: ha seguito l’iter del progetto, il concorso di idee, le modifiche legate ai ritrovamenti archeologici. «Questa nuova piazza è fatta di pochissimi elementi, il prato è stato allargato, sono state piantate alcune piante, l’asfalto è stato sostituito con la pietra, è nata questa linea d’acqua. E’ un progetto essenziale. Non è banale, dietro queste forme c’è la storia di questo luogo, la divisione tra verde e pietra riprende il limite della villa, l’acqua riprende il Riale. Penso che abbiamo scelto il disegno di Michel Desvigne perché le cose essenziali hanno più capacità di durare nel tempo. I progetti più complessi fanno fatica a ricevere e accogliere i cambiamenti nel tempo. Spazi come questi si prestano meglio a essere vissuti, interpretati, utilizzati, anche in modo diverso da come sono stati concepiti all’inizio. Questa è la vera sfida: che non sia solo un luogo di belle forme, ma che sia frequentato, avendone cura».
E’ quindi intervenuto il progettista. Il paesaggista francese Michel Desvigne è uno dei maggiori esponenti dell’architettura di paesaggio francese; i suoi progetti si caratterizzano per l’attenzione all’evoluzione temporale della vegetazione, alla geografia del luogo e alla relazione con gli elementi del paesaggio urbano. Ha realizzato il Parco urbano a Bordeaux; il giardino del Ministero della Cultura a Parigi ; il parco per l’ampliamento del Walker art center a Minneapolis. Ha lavorato a Tokyo, Dallas , Burgos e ottenuto riconoscimenti in Francia e a Londra.
Così ha dichiarato: «Ringrazio sinceramente quanti hanno lavorato, archeologi, ingegneri, operai, giardinieri e l’architetto Carla Greco del mio ufficio che aveva in carico questo lavoro. Voglio ringraziare Sindaco e assessori per la fiducia, c’è stato vero dialogo, c’è una cultura condivisa. Sono venuto correndo, dopo un concorso, perché qui ho trovato una conoscenza dei percorsi storici e del nostro lavoro. E’ rarissimo oggi non parlare solo di cose tecniche, ma dello spirito di un posto. In Italia questo c’è ancora ed è un piacere. Questa è una piazza antica che entra nel XXI secolo, con più superfici a verde e alberi in vista del cambiamento climatico, l’abbiamo resa un luogo più sociale, un po’ più per la gente e meno per le macchine: mi scuso, gli automobilisti si abitueranno. Prima c’era l’idea di creare un equilibrio migliore tra verde e spazio minerale e questa linea parte dal fondo della chiesa e arriva a via Porta Ronca ed evoca la vecchia roggia. Ha una specie di legittimità: la fontana lineare ricorda il canale, le linee nel giardino portano alla chiesa. E’ stato un grande piacere concepire e disegnare questo posto. Sono felice di vedere che gli anziani che avevo visto prima dei lavori ci sono ancora, non sono spariti. E’ una buona indicazione: non ci siamo troppo sbagliati. E anche i ragazzi giocano con l’acqua. E’ un vero spazio pubblico, una piazza italiana, che prima non c’era».
Al termine, l’intervento del sindaco Andrea Orlandi che ha ricordato i nomi di tutti coloro che hanno lavorato, nell’ambito di diversi settori comunali, alla realizzazione del progetto: «Tutto è partito da una delibera del maggio 2021, con la giunta del Sindaco Pietro Romano, su proposta degli assessori Maria Rita Vergani e Gianluigi Forloni, che hanno osato e hanno partecipato al bando. Il percorso non è stato semplice: la piazza ospitava il mercato, la viabilità portava alla stazione, c’era un parcheggio con cento posti auto. Dopo decenni di quotidianità tutto veniva messo in discussione. Si sono cambiati gli equilibri. La città è qualcosa che cresce e muta e, quando cambiano gli equilibri, ci si trova spaesati. Sale l’ansia a dare il via a un cantiere, ma ci ha sempre guidato una intuizione: nei concorsi dedicati ai bambini emergeva che tutti volevano più verde, alcuni un campo da calcio, giochi e una piscina. Uno spazio dove vivere e sostare in un mondo che corre e in cui la solitudine la fa da padrona. Chiedevano luoghi dove creare relazioni. Quando ho visto il progetto dell’architetto Desvigne è stato amore a prima vista. Ho pensato: questa è la soluzione migliore. Ci sono stati tanti confronti e discussioni, siamo andati avanti con determinazione. Gli scavi hanno permesso di scoprire che la città era viva in epoca romana, la piazza è stata giardino della villa e cento anni fa qualcuno ha voluto che quel giardino fosse uno spazio pubblico. E’ nato il Municipio, voluto dal Podestà Eraldo Bonecchi, ci ha regalato la casa di tutti noi rhodensi. Oggi ci ritroviamo qui, dove ci sono le radici romane della città, a guardare avanti facendo tesoro di quel passato, di chi ha calcato questa terra e qui ha messo radici e accolto chi è arrivato da altri territori. Rho si apre alle sfide del mondo e mantiene le sue radici. Oggi viviamo un passaggio storico. C’è stato un periodo in cui ci si chiedeva cosa fossero le strutture per le vasche di contenimento delle acque piovane, una soluzione concreta ai cambiamenti climatici. Inauguriamo una visione di città da lasciare a chi verrà dopo di noi. I nomi degli ultimi bimbi nati a Rho sono Isabel e Noah Vinicio: siamo qui per loro due, per consegnare loro una piazza e una visione. Questo spazio deve germogliare in altri luoghi, non sarà facile, magari sarà una utopia, ma è un cammino da intraprendere. Che questo sia un luogo dove sostare, divertirsi, innamorarsi, dove sentirsi fratelli e sorelle in un mondo pieno di odio, costruendo nel nostro piccolo il valore della pace. Un luogo in cui nessuno si senta escluso. E’ per tutti, anche per chi non è trendy. Ieri sera, mi sono seduto su una panchina per mezz’ora. Ho osservato dei ragazzi che giocavano con le foglie nell’acqua, per vedere quale arriva prima. E due ragazzi erano abbracciati su una panchina: sia un luogo dove vivere tappe importanti della propria vita e costruire il futuro. Il vero scopo della politica è rimuovere ogni ostacolo sul percorso della felicità dei cittadini: rivendico con orgoglio che se questa piazza è qui e qui ci si può innamorare è grazie a scelte politiche che guardano al futuro e la politica intesa come bene comune è la cosa più importante che ci viene affidata».
La cerimonia presentata da Angela Grassi, portavoce del sindaco, è proseguita con il taglio del nastro, con nastri bianco, rosso e verde lunghi venti metri, tra la fontana di marmo rosa e la fine di via De Amicis. Al termine dell’Inno nazionale, l’accensione dei giochi d’acqua della fontana lineare. Si è quindi animato il Vintage Park, un format pensato per coinvolgere tutte le generazioni. Per tutto il giorno sono stati attivi i giochi di una volta, come il tiro al barattolo, il lancio degli anelli, il mini golf, il bowling e la pesca delle paperelle. E poi scenografie a tema circo, trampolieri, bolle di sapone, spazi di ristoro, per valorizzare lo spazio urbano e offrire alla cittadinanza un momento di incontro autentico, tra tradizione, divertimento e condivisione.
In piazza un banchetto della Biblioteca Popolare con le sue pubblicazioni storiche e un pieghevole che ricorda la storia di questa piazza. Un grazie particolare a Paola Pessina e Maria Grazia Landoni per la loro preziosa collaborazione. Altri pieghevoli, creati da Carla Greco dello Studio Desvigne, raccontano l’idea alla base di questa rigenerazione urbana. Una mostra fotografica e un video nell’atrio del palazzo, realizzati da Ufficio Stampa e Ufficio Comunicazione, raccontano storia e cantiere, per ricordare questa vera e propria trasformazione, dall’asfalto al verde.










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