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Tetto del 30% agli studenti stranieri nelle classi, Frisone (Flc Cgil Legnano): “Il vero problema sono le classi pollaio”

Pippo Frisone della Flc Cgil Legnano critica il nuovo tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi e invita a intervenire sul sovraffollamento delle aule, ricordando che in Lombardia sono 1.153 le classi che superano i limiti previsti dalla normativa

scuola

«Se c’era un tetto da abbattere per decreto, era quello che aveva innalzato il numero massimo degli alunni per classe». È questa la posizione del sindacalista di Legnano Pippo Frisone, della Flc Cgil Ticino Olona, intervenuto sabato 17 ottobre sul decreto legge 170 del 30 settembre 2026, che introduce un limite del 30% alla presenza di studenti con cittadinanza non italiana nelle classi, secondo criteri che tengono conto anche del percorso scolastico già svolto. Una misura che, secondo il sindacalista, non affronta le vere criticità della scuola italiana, a partire dal sovraffollamento delle aule.

Il provvedimento riprende un limite già previsto da una circolare ministeriale del 2010, ma che negli anni ha incontrato diverse difficoltà di applicazione. Le nuove disposizioni prevedono un’introduzione graduale, con l’entrata a regime dall’anno scolastico 2027/2028. «Adesso a imporlo è una legge, ma le difficoltà ad applicarlo sono rimaste le stesse», osserva Frisone, ricordando che sono state introdotte alcune modifiche per limitarne l’impatto durante l’anno scolastico.

Il limite riguarderà infatti categorie specifiche di studenti con cittadinanza non italiana, individuate anche sulla base del luogo di nascita e degli anni di frequenza scolastica. Nella scuola primaria si terrà conto della nascita in Italia e della frequenza della scuola dell’infanzia, mentre nelle secondarie di primo e secondo grado sarà considerato il percorso di istruzione già completato con esito positivo. Frisone richiama anche i dati sulla popolazione scolastica: circa 931mila studenti con cittadinanza non italiana, pari all’11% del totale, dei quali 607mila nati in Italia e circa 310mila nati all’estero. «Il problema dell’inclusione e della lingua esiste, ma forse meritava di essere affrontato diversamente, ad esempio aumentando il numero dei docenti abilitati a insegnare l’italiano agli studenti alloglotti oppure assumendo più facilitatori linguistici – sottolinea il rappresentante sindacale, che giudica la scelta del decreto una misura – dall’evidente sapore propagandistico ed elettorale».

In Lombardia 1.153 classi oltre i limiti

Al centro della riflessione di Frisone c’è soprattutto il tema delle cosiddette classi pollaio, quelle che superano il numero massimo di alunni previsto dalla normativa. «Sapete quante erano nel 2025 le classi pollaio che superavano i tetti massimi degli alunni per classe? Secondo i dati forniti dal Ministero, 6.225, distribuite in tutti gli ordini e gradi di scuola», evidenzia Frisone.

La Lombardia, con 1.153 classi, risulta la regione con il maggior numero di situazioni oltre i limiti, secondo i dati riportati dal sindacalista. In termini percentuali, invece, il primato spetta all’Emilia-Romagna con il 3,26%, seguita dal Veneto con il 2,89%, dalla Liguria con il 2,56% e dalla Lombardia con il 2,36%. Frisone ricorda che gli attuali limiti numerici risalgono alla riforma Gelmini del 2009, che aveva innalzato il numero massimo di alunni per classe nell’ambito delle misure di contenimento della spesa pubblica. «Nonostante l’innalzamento operato dalla riforma Gelmini, a distanza di 16 anni dobbiamo ancora registrare, nel 2025, ben 6.225 classi pollaio, con oltre 175mila alunni – osserva Frisone, sottolineando come il problema persista nonostante il calo demografico -. Il calo degli studenti era l’occasione per ridurre il numero di alunni per classe». Secondo il rappresentante della Flc Cgil, la diminuzione della popolazione scolastica avrebbe potuto rappresentare un’opportunità per ripensare l’organizzazione delle classi e migliorare le condizioni di insegnamento e apprendimento. «L’occasione – afferma Frisone – era e rimane l’inverno demografico che investirà il nostro sistema scolastico nel prossimo decennio, con un calo di alunni del 22%, circa un milione e mezzo, e una perdita di 150mila cattedre».

Una situazione che, a suo giudizio, avrebbe dovuto spingere verso una riduzione del numero massimo di studenti per classe, anziché mantenere i parametri introdotti nel 2009. «In questi ultimi anni non si è voluto procedere nella direzione di un abbassamento dei valori massimi degli alunni per classe. Si è preferito mantenere, per mero calcolo economico, non solo quei valori, ma anche lo scandalo delle classi pollaio». Il confronto finale è tra le circa mille classi che, secondo le proiezioni ministeriali richiamate da Frisone, supererebbero il nuovo limite relativo agli studenti con cittadinanza non italiana e le oltre 6mila classi che già oggi eccedono i limiti numerici complessivi. «Qual è il tetto sulle classi che scotta di più? Quello sugli stranieri o quello sulle classi pollaio? – si domanda Frisone -. Una cosa è certa: la risposta non può essere quella affidata alla sola propaganda elettorale».

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Pubblicato il 18 Ottobre 2026
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