Studenti in protesta a Parabiago: “Eravamo in 300 davanti al Cavalleri e al Maggiolini per una scuola sicura e inclusiva”
Un chiarimento con cui gli studenti rivendicano il carattere autonomo della mobilitazione, nata per portare all'attenzione delle istituzioni le condizioni della scuola e le richieste di chi la frequenta ogni giorno
Come raccontato nel giorno dello sciopero, erano circa 300 gli studenti e le studentesse del Liceo Cavalleri e dell’ITET Maggiolini di Parabiago che si sono ritrovati venerdì 16 ottobre davanti ai cancelli dell’istituto per chiedere una scuola più sicura, accessibile e inclusiva. Il giorno dopo, chi ha aderito alla manifestazione tiene a puntualizzare lo spirito con cui si è svolta la giornata: un presidio pacifico, organizzato nell’ambito di una giornata di mobilitazione che ha coinvolto anche altre scuole dell’Alto Milanese, per denunciare i problemi strutturali degli edifici scolastici, ma anche per richiamare l’attenzione delle istituzioni sul futuro dell’istruzione. «Dopo anni di silenzio quasi completo, abbiamo deciso di far sentire la nostra voce con l’obiettivo di cambiare la rotta di una scuola che sta andando alla deriva», spiegano i rappresentanti del sindacato studentesco in rappresentanza del Cavalleri e del Maggiolini in una nota diffusa dopo la manifestazione. Durante il presidio i ragazzi hanno realizzato cartelloni, condiviso le proprie richieste e discusso delle condizioni della scuola. Una manifestazione svolta con tutt’altro spirito e una certa consapevolezza e senza disordini come invece è accadudo a Legnano.
Disordini e vandalismi oscurano le richieste degli studenti: “Vogliamo una scuola bella e sicura”
Dalle aule alla palestra inagibile, le richieste degli studenti
Al centro della protesta ci sono innanzitutto le condizioni degli spazi scolastici. «Le motivazioni che ci hanno spinto a manifestare dopo tanto tempo sono molteplici e comprendono sia elementi di tipo pratico sia ragioni di carattere più morale», spiegano gli studenti, che denunciano «aule fatiscenti, bagni rotti, la palestra che è inagibile da anni e l’aula magna che non è mai stata conclusa». Situazioni che, secondo i rappresentanti, non garantiscono condizioni adeguate per lo studio e la formazione. Nella loro nota richiamano anche l’articolo 2 dello Statuto delle studentesse e degli studenti, che prevede l’impegno della scuola ad assicurare ambienti salubri, sicuri e favorevoli alla crescita della persona. La richiesta è rivolta in particolare alla Città metropolitana di Milano, alla quale gli studenti chiedono di mettere a disposizione le risorse necessarie per sistemare l’edificio e garantire spazi adeguati alle attività didattiche.
Proteste davanti alle scuole di Parabiago: “Ci tagliano i fondi e impongono silenzi profondi”
«Una scuola che non lasci indietro nessuno»
La mobilitazione non riguarda soltanto i problemi strutturali. I ragazzi contestano anche le politiche di finanziamento dell’istruzione, il costo elevato dei libri scolastici e le difficoltà che possono incontrare gli studenti con background migratorio. «Non possiamo più tollerare una scuola che, anziché essere fonte di inclusione, perpetua barriere burocratiche e culturali che discriminano studentesse e studenti con background migratorio», scrivono i rappresentanti, citando le difficoltà legate ai permessi di soggiorno, all’accesso ai percorsi di studio e alla partecipazione ai viaggi d’istruzione e alle attività extrascolastiche. «Esigiamo una scuola che riconosca la diversità come valore fondante e che non lasci indietro nessuno per colpa della propria provenienza». Nel documento gli studenti esprimono inoltre la propria contrarietà ai tagli ai finanziamenti per l’istruzione, mettendo a confronto le risorse destinate alla scuola con quelle riservate al settore militare.
«Il futuro è anche nostro»
Il messaggio che arriva dal presidio di Parabiago è quello di una generazione che chiede di essere ascoltata e coinvolta nelle decisioni che riguardano il proprio futuro. «La scuola è l’ambiente in cui crescono le generazioni che vivranno e costruiranno il futuro che ci aspetta: qui nascono le mani che vi cureranno, le menti che progetteranno le vostre città e le voci che istruiranno i vostri nipoti», sottolineano i rappresentanti. «Abbiamo diritto a formarci in un ambiente curato, educativo, inclusivo e all’avanguardia». Gli studenti assicurano che la mobilitazione non si fermerà al presidio del 16 ottobre: «Finché non ci riusciremo continueremo a batterci per un futuro che è anche nostro». L’obiettivo, spiegano, è ottenere una scuola sicura e accessibile a tutti, sia dal punto di vista economico sia culturale, e una maggiore attenzione delle istituzioni alle necessità delle nuove generazioni. I rappresentanti tengono infine a precisare che la manifestazione non è stata organizzata come un “No Meloni Day”: «Nessuno ha mai parlato di un No Meloni Day, la protesta è stata portata avanti indipendentemente dalla diversa appartenenza a partiti politici».










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