“Ci hanno rubato non solo lo steccato ma soprattutto l’anima del nostro Palio”
La frase viene ripetuta come un ritornello dai contradaioli che, in questi ultimi 20 e più anni, si sono impegnati nell'allestire, curare, traslocare l'impianto ippico usato per le corse di addestramento. Nei giorni scorsi è stato rubato lo steccato installato nel Parco Alto Milanese
“Ci hanno rubato non solo lo steccato, ma soprattutto l’anima del nostro Palio”. La frase viene ripetuta come un ritornello dai contradaioli che, in questi ultimi 20 e più anni, si sono impegnati nell’allestire, curare, traslocare l’impianto ippico usato per le corse di addestramento. Dalle riunioni dal Battista, con la mossa data con l’elastico, a quelle organizzate dall’associazione Il Barbero, per arrivare alle corse al Centro Etrea e sulla pista, infine, di via Novara, sono passate generazioni di quanti hanno alimentato la passione per il Palio e per i cavalli. Oggi, queste generazioni, si sentono frustate, amareggiate, deluse, perchè, ripetono, “ci hanno portato via un po’ di quello che è sempre stato il motivo del nostro stare insieme, di quello che ci teneva uniti”.
Fare palio, per tanti, in effetti, era proprio questo: sudare, faticare, impegnarsi nel preparare le riunioni anche con lavori umili, ma tanto utili alla causa comune. Così, ecco il manager dipingere lo steccato; l’imprenditore caricare il fugone di tavoli e panche; il libero professionista lavorare come un modesto operaio. Tutte situazioni tipiche del volontario in contrada, ma qui, fuori dal proprio maniero, dava un’impressione ancora più profonda di appartenenza al mondo paliesco.
E poi non bastava il lavoro compiuto in un’area conosciuta, spesso ecco trasferimenti carichi di “sangue e sudore” in posti nuovi, da sistemare e adattare. Prendere un impianto, compreso di steccato, verrocchio, argano, e potarlo altrove è stata una impresa non da poco. Ma sempre eseguita alla perfezione: “Questa struttura ha viaggiato in lungo e in largo, ogni volta apprezzata da tutti. Ovunque, un piccolo gioiello. E se fino al 2025 si è corso con i purosangue, lo si deve proprio a questo girovagare armati di passione, impegno e… di steccato”.
Le corse mai fini a se stesse: “Ogni riunione è stata occasione di incontri, riunioni, cene con i fantini in tutti i manieri – ripetono gli amici contradaioli -. Anche chi non seguiva direttamente le corse si sentiva coinvolto e le contrade vivevano momenti di entusiasmo e totale coinvolgimento”.
In questo momento, la delusione è profonda. In giro abbiamo la sensazione di trovare parecchia negatività. Si capisce. Difficile immaginare il prossimo futuro. Certo che tornare a vedere le corse soltanto in casa d’altri, sarebbe una sconfitta cocente. Non solo per l’ambiente contradaiolo, ma per la città intera. Il Palio, sempre celebrato come eccellenza di Legnano, adesso ha bisogno di Legnano. Ne va un po’ del suo futuro.
Scomparso in una notte l’impianto delle corse di addestramento per il Palio di Legnano









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