Pino Pisano, da 40 anni “custode” del campo del Palio di Legnano
I ricordi di Pisano incaricato ogni volta di curare la trasformazione dello stadio in un palcoscenico medievale e in un ippodromo
Per un mese, è la sua seconda casa. Più o meno da 40 anni, anche se con incarichi diversi. Pisano è uno tra i tanti personaggi oscuri, per discrezione e carattere, che animano il Palio di Legnano. Non appaiono quasi mai, ma, non ci fossero, andrebbero creati. Non solo per capacità, professionalità, competenza, ma anche per disponibilità e umanità. Qualcuno lo chiama “il custode del Campo”, altri semplicemente “il Pino”, perchè nel Palio c’è soprattutto un Pino, lui: Giuseppe Pisano, calabrese di origini, ex dipendente comunale.
Dai primi giorni di maggio, Pino cura in ogni dettaglio la trasformazione dello stadio in un palcoscenico medievale e in un ippodromo: «Il lavoro è diventato sempre più regolamentato da norme e leggi precise – spiega Pisaano – . Ogni particolare, qualsiasi dettaglio deve essere oggetto di attenzione. Le ispezioni da parte dei funzionari ministeriali sono severe. La soddisfazione ogni volta è la loro approvazione. Siamo una squadra che da anni lavora in sincronia. Una collaborazione costante, rafforzata da amicizie consoliate nel tempo».
«All’inizio – continua Pino -, mi occupavo dell’assistenza al Carroccio. Un compito che svolgevo con piacere, soprattutto perchè alla sua realizzazione aveva contribuito mio suocero, Antonio Primerano. Dal sindaco Mauro Potestio e dal cavaliere del Carroccio Uberto Gianazza sono passati tanti sindaci e cavalieri, dei quali conservo un ottimo ricordo. Avermi assegnato la responsabilità di realizzare ogni anno la pista, di curare tanti aspetti nel campo, di assistere ogni gruppo di lavoro e poi rinnovare sempre l’incarico è motivo di soddisfazione e di una responsabilità che mi riempiono d’orgoglio».
L’amarcord di Pino riporta d’attualità personaggi come Pier Antonio Galimberti, Roberto Clerici, Marco Ciapparelli, Emidio Uboldi. E poi amici ai quali riserva una dedica speciale, come Vittorio Frascoli, Nanni Maggioni, Mino Colombo, Andrea Monaci. Per tutti, parole di riconoscenza e affetto. Ma la commozione profonda è il ricordo di Gianni Centinaio. Prima del Palio, nel 2010, radunati tutti i collaboratori, l’allora cavaliere del Carroccio pronunciò un atto di fiducia non indifferente: «Se le cose andranno bene, il merito sarà di Pino, andassero male la colpa sarà soltanto mia». Una considerazione da parte di Centinaio sulla quale Pino si lascia andare sul piano emotivo.
E il Palio 2026? «Siamo pronti. Manca l’area box che appronteremo in questi giorni e una minima parte della scenografia alla mossa. Giovedì mattina, alle prove, l’intero impianto sarà pronto, come sempre».










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