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Cgil Ticino Olona: “Di nuovo in piazza per il Primo Maggio, per parlare di lavoro e di pace”

Con l'avvicinarsi del Primo Maggio il segretario generale della Cgil Ticino Olona ha deciso di fare una riflessione sullo stato di fatto. Ed ha annunciato che dopo tre anni la festa dei lavoratori tornerà in piazza

Mario Principe

Dopo l’emergenza sanitaria da Covid-19 siamo passati all’emergenza causata dalla guerra in Ucraina che, con i suoi orrori, sta colpendo duramente anche il sistema economico ed energetico. La crisi avanza e le preoccupazioni non mancano. A fronte di ciò il segretario generale della Cgil Ticino Olona, Mario Principe, con l’avvicinarsi del Primo Maggio, festa dei lavoratori, propone una riflessione sullo stato di fatto affermando che «la via alta della diplomazia è l’unica via da percorrere per mettere un punto a questo conflitto che sta portando solo distruzione e lutti».

I temi da affrontare e i problemi da risolvere sono molteplici. Come indica Principe, vanno date risposte concrete alle famiglie che «anche per gli effetti della guerra e della pandemia, si vedono ridurre reddito e lavoro». Principe ha anche ricordato che quest’anno dopo tre anni si «tornerà a festeggiare il Primo Maggio a Legnano in piazza San Magno, dove parleremo di pace, lavoro dei giovani e del diritto ad avere una pensione dignitosa».

Di seguito la riflessione del segretario generale della Cgil Ticino Olona

La guerra ha già provocato 4 milioni di rifugiati in Europa. Il lavoro genera quello che serve alla gente, la guerra lo distrugge e le conseguenze sono evidenti. La guerra in Ucraina È una tragedia immane alla quale non possiamo non pensare. Non si intravede una fine. Ed è questo il primo grande tema. Non si vedono spazi per un negoziato. Il primo responsabile di tutto ciò è Putin, e va detto chiaramente. E come sempre accade il prezzo di questa situazione viene pagato principalmente dai civili.

Sul tema vanno evitate le semplificazioni e le strumentalizzazioni, la via alta della diplomazia è la strada che va perseguita fino alla risoluzione del conflitto, ma bisogna fare in fretta!

Oltre ai lutti e distruzione il conflitto in atto costituisce il secondo shock in meno di due anni insieme alla pandemia Covid-19, peraltro ancora in corso. Siamo di fronte ad un cambiamento di scenario improvviso, in un contesto in cui il nostro Paese e l’Europa, in controtendenza rispetto all’austerità e alla svalutazione competitiva del lavoro, incanalavano gli sforzi di ripresa e gli investimenti di Next Generation EU. Questo doppio impatto, pandemia-guerra, rischia di essere pesantissimo sul versante sociale ed economico, per la debolezza del nostro sistema-paese, che negli anni passati ha moltiplicato e allungato gli effetti negativi della grande crisi del 2008, complice anche la crescita dell’inflazione e soprattutto un quadro di grande incertezza di fronte a noi.

Quindi, crisi, emergenza e shock su un’economia che cresce troppo poco, diseguale e afflitta dalla disoccupazione, non può che aumentare le diseguaglianze sociali. Il primo risvolto economico del conflitto riguarda, l’ulteriore innalzamento dei prezzi, soprattutto delle materie prime energetiche e alimentari. La stessa transizione ecologica energetica genera un riflesso nei prezzi delle fonti fossili, in graduale compressione. Con la Russia che fornisce circa il 16% del gas naturale mondiale e l’11% del petrolio, i prezzi dell’energia sono aumentati in modo allarmante. L’Europa è fortemente dipendente dal gas e dal petrolio russi. I prezzi spot del gas in Europa sono ora più di 10 volte superiori rispetto a un anno fa, mentre il costo del petrolio è quasi raddoppiato nello stesso periodo. L’inflazione in Italia a fine anno potrebbe arrivare al 6,7% e la causa dell’aumento dei prezzi è imputabile ai Beni energetici (la cui crescita passa da +45,9% di febbraio a +52,9% di marzo). Sull’energia e il momento di fare delle scelte precise, il Gas, lo paghiamo 10 volte di più dei costi di produzione. Spero si dia corso alle recenti dichiarazioni del Governo di ripensare le strategie sulla produzione di gas nazionale, perché sono quelle che ci hanno portato ad essere dipendenti dalla Russia.

L’Italia estrae 2,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno ma ne consuma quasi 80. Il 45% di questo fabbisogno lo importiamo dalla Russia. Avremmo a disposizione altro gas sul territorio nazionale. Nomisma ci dice che nel Mar Mediterraneo potrebbero essere estratti 40 miliardi di metri cubi di gas all’anno, cioè la metà del nostro fabbisogno. Il gas che estraiamo a Ravenna ha un costo di produzione di 5 centesimi al metro cubo, quello che paghiamo a russi ed algerini ce ne costa 55 al metro cubo. In più il paradosso è che abbiamo delle zone definite non idonee per l’estrazione di gas, dove i pozzi passano al confine fra due stati, per esempio fra Italia e Croazia: dal lato croato si estrae regolarmente, qui no. Risultato? I croati ci rivendono il gas al triplo del prezzo. Su questo versante è necessario prendere rapidamente i giusti provvedimenti per accompagnare la transizione energetica nel modo giusto. Perché gli effetti di questi rincari si stanno riversando prevalentemente sui redditi più bassi e rischia di allargare ulteriormente le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali.

I problemi di approvvigionamento delle materie prime poi mettono in luce la fragilità del nostro sistema industriale, preesistente alla guerra. Le filiere lunghe, caratteristiche della globalizzazione, non tengono più e bisogna pensare a una diversa organizzazione della nostra industria. Ma per farlo serve un confronto con il governo e con le imprese, come hanno fatto per esempio Germania e Francia, mentre noi stiamo ancora aspettando. È chiaro che questo quadro rischia di avere un impatto negativo sulla parte più fragile del paese.

A breve verrà reso pubblico il Documento di Economia e Finanza (DEF) per il triennio in corso, che traccerà il quadro macroeconomico programmatico con cui verranno utilizzate le risorse nazionali, oltre quelle europee impegnate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Da quanto si comprende il DEF 2022 sarà molto prudente, con misure temporanee, senza scostamenti significativi. Se così fosse, non ci sarebbero le condizioni per una manovra in grado di affrontare e superare le criticità che attanagliano l’Italia ormai da troppi anni, come la precarietà selvaggia nel mondo del lavoro che non ha eguali in Europa, un fisco che abbatta le tasse alle fasce più povere della popolazione, politiche industriali a sostegno del lavoro, e nuove politiche di inclusione sociale.

Tutti temi che se non affrontati, continueranno a rappresentare un ostacolo alla crescita e allo sviluppo del nostro paese. La situazione è complessa ma, paradossalmente, ci sarebbe la possibilità di venirne fuori. Pensate solo a cosa significano gli investimenti nella transizione ecologica e nelle infrastrutture digitali applicate per l’industria. Pensiamo alla siderurgia: in questo momento ci sarebbe bisogno di acciaio e il nostro paese ha abbandonato le politiche su questo settore. Per affrontare la crisi determinata dalla guerra e dalla pandemia penso sia necessario introdurre azioni straordinarie, abbiamo chiesto al governo di aumentare la tassazione sugli extraprofitti per aiutare imprese e famiglie, è necessaria una moratoria sui mutui, blocco degli sfratti con aumento dei fondi per gli affitti, bisogna aumentare i bonus per le bollette. L’impoverimento delle famiglie Italiane in atto determinerà la necessità di rafforzare tutte le misure di contrasto alla povertà. Le risorse per affrontare questa fase quindi sono fondamentali.

Durante la pandemia abbiamo utilizzato una serie di scostamenti di bilancio, anche grazie al cosiddetto Quadro temporaneo europeo e alla politica di acquisto del debito
pubblico introdotta dalla Bce. Nonostante il cambio di politica della Bce, riteniamo necessario prevedere un ulteriore scostamento per far fronte all’impatto sociale, determinato dall’effetto economico del conflitto in atto. Per dare una risposta concreta alle famiglie che anche per gli effetti della guerra e della pandemia si vedono ridurre reddito e lavoro. Quest’anno dopo tre anni torneremo a festeggiare il Primo Maggio a Legnano in Piazza San Magno, parleremo di Pace di Lavoro di Giovani e del diritto ad avere una pensione dignitosa. Vi aspettiamo speriamo di essere in molti per una bella giornata di riflessione festa e musica.

Mario Principe segretario generale della Cgil Ticino Olona

di gea.somazzi@legnanonews.com
Pubblicato il 18 Aprile 2022
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