Rifugi climatici, cosa sono e perché diventano indispensabili nelle città sempre più calde
Biblioteche, parchi e strutture pubbliche possono diventare importanti strumenti di prevenzione durante le ondate di calore. VareseNews sta predisponendo una mappa degli spazi nei quali trovare sollievo dal caldo in provincia di Varese. Partecipa anche tu
Anche VareseNews sta lavorando alla realizzazione di una mappa dei “rifugi climatici” presenti in provincia di Varese: luoghi accessibili nei quali trovare ombra, acqua e temperature più sopportabili durante le giornate di caldo intenso. L’obiettivo è raccogliere e rendere facilmente consultabili le informazioni su parchi, biblioteche, strutture pubbliche e altri spazi che possono offrire una pausa dalla calura.
Un servizio che diventa sempre più importante con l’aumento della frequenza e della durata delle ondate di calore. Ma che cosa si intende esattamente con l’espressione “rifugio climatico”? Dove si trovano questi luoghi e quali città hanno sviluppato le reti più avanzate?
Che cosa sono i rifugi climatici
Non sono strutture destinate ad accogliere persone in fuga da uragani o alluvioni. I rifugi climatici sono luoghi pubblici, o accessibili al pubblico, nei quali trovare sollievo durante le giornate di caldo estremo. Possono essere biblioteche climatizzate, centri civici, musei, scuole, piscine, luoghi di culto, parchi alberati o semplici spazi dotati di ombra, sedute e acqua potabile.
La loro funzione è offrire una pausa dal caldo, soprattutto alle persone che non dispongono di un’abitazione adeguatamente isolata o climatizzata. Non sostituiscono i servizi sanitari e non sono strutture di emergenza medica: rappresentano piuttosto uno strumento di prevenzione e protezione della salute pubblica.
Dove si trovano
I rifugi climatici possono essere realizzati sia all’interno degli edifici sia all’aperto. Quelli al chiuso si trovano generalmente in biblioteche, case di quartiere, centri per anziani, musei, scuole, impianti sportivi e uffici pubblici. Devono garantire una temperatura confortevole, la possibilità di sedersi, l’accesso all’acqua e, possibilmente, servizi igienici.
I rifugi all’aperto sono invece parchi, giardini, cortili scolastici e piazze caratterizzati dalla presenza di alberi, pergolati, fontane o sistemi di nebulizzazione.
Per essere realmente efficaci devono risultare facilmente raggiungibili, riconoscibili e aperti proprio nelle ore e nei giorni più caldi. La vicinanza è un elemento decisivo: una persona anziana o con problemi di salute difficilmente può attraversare la città sotto il sole per raggiungere un luogo fresco. Per questa ragione le reti più avanzate puntano ad avere un rifugio a non più di dieci o quindici minuti a piedi da ogni abitazione.
A cosa servono
Il caldo estremo non provoca soltanto disagio. Può determinare disidratazione, colpi di calore e aggravare malattie cardiovascolari, respiratorie, cerebrovascolari e renali. I soggetti maggiormente esposti sono gli anziani, i bambini piccoli, le donne in gravidanza, le persone con patologie croniche, chi lavora all’aperto e chi vive solo o in condizioni economiche precarie.
I rifugi climatici hanno anche una funzione sociale. Il rischio non è distribuito in modo uniforme: chi vive in una casa ben isolata, possiede un condizionatore e può permettersi di utilizzarlo è più protetto rispetto a chi abita in un alloggio piccolo, all’ultimo piano o scarsamente ventilato. Creare spazi freschi gratuiti significa quindi intervenire anche sulle disuguaglianze economiche, sociali e abitative.
Perché se ne parla sempre di più
La diffusione dei rifugi climatici è legata all’aumento della frequenza, dell’intensità e della durata delle ondate di calore. L’Europa si sta riscaldando a una velocità circa doppia rispetto alla media globale e gli episodi di caldo estremo stanno diventando più lunghi e frequenti.
Nelle città il problema è amplificato dall’“isola di calore urbana”. Asfalto, cemento e tetti assorbono energia durante il giorno e la rilasciano lentamente nelle ore notturne. La scarsità di alberi e superfici permeabili, il traffico e il calore prodotto dagli impianti di climatizzazione contribuiscono a mantenere temperature più elevate rispetto alle zone rurali circostanti.
Particolarmente pericolose sono le notti tropicali, durante le quali la temperatura non scende sotto i 20 gradi e il corpo non riesce a recuperare dallo stress accumulato durante il giorno.
I rifugi rappresentano una risposta immediata, ma non possono essere l’unica. Devono affiancarsi alla piantumazione di alberi, alla riduzione delle superfici asfaltate, alla creazione di zone d’ombra, alla riqualificazione energetica degli edifici e a una migliore assistenza delle persone fragili.
L’esempio vicino: la mappa degli “spazi freschi” di Lugano
Un’esperienza particolarmente interessante per il territorio varesino arriva dalla vicina Lugano. La città svizzera ha realizzato una mappa degli “spazi freschi”, pensata per aiutare residenti e visitatori a individuare rapidamente i luoghi nei quali trovare sollievo durante i periodi di caldo intenso.
La cartografia comprende biblioteche, musei, parchi, lidi, piscine e luoghi di culto. Riporta inoltre le fontane presenti sul territorio, censite in collaborazione con le Aziende industriali di Lugano. L’obiettivo dichiarato non è necessariamente costruire nuove infrastrutture, ma valorizzare gli spazi già presenti e renderli facilmente individuabili nel momento del bisogno.
La mappa di Lugano, come quella che stiamo predisponendo noi di Varesenews, è aperta alla partecipazione della comunità. Cittadini, commercianti, associazioni, enti e gestori possono segnalare nuovi luoghi da inserire nella rete. Si tratta quindi di uno strumento in continua evoluzione, costruito anche attraverso la conoscenza diretta del territorio. La mappa degli spazi freschi della Città di Lugano.
La situazione in Italia
In Italia non esiste ancora una rete nazionale uniforme. Le iniziative dipendono principalmente dai Comuni e vengono chiamate, a seconda delle città, “rifugi climatici”, “spazi freschi” o “isole di freschezza”.
Con estati sempre più calde, i rifugi climatici sono destinati a diventare una componente ordinaria delle politiche urbane. Non risolvono da soli il problema del cambiamento climatico, ma possono ridurre immediatamente i rischi per la salute e offrire protezione a chi ne ha maggiormente bisogno.










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