Oltre il naso lungo e le orecchie d’asino. Pinocchio in mostra a Legnano a 200 anni dalla nascita di Collodi
A Palazzo Leone da Perego una mostra per raccontare cosa c’è davvero dietro il corpo di legno di Pinocchio e gli stereotipi della fiaba
Dimenticate le bugie con le gambe corte e il naso che si allunga a dismisura. A due secoli esatti dalla nascita di Carlo Collodi, il burattino più famoso del mondo arriva a Legnano con la mostra “Pinocchio… ma non solo”, per raccontare cosa c’è davvero dietro quel corpo di legno e gli stereotipi della fiaba, per esplorare la materia prima di cui è fatta la favola: i sentimenti.
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L’esposizione, promossa dall’Associazione Artistica Legnanese, accompagna i visitatori in un «percorso emozionale che, attraverso le opere d’arte, trasmette un messaggio sui grandi valori del vivere civile del romanzo di Collodi», come spiegano i curatori Filippo Bonzi e Ivana Rigo. Si parte da una piccola scenografia con un Pinocchio donato dalla collezione privata di Emanuele Fontana, per poi passare alla vetrata realizzata dagli artisti dell’associazione, un bestiario con un «significato allegorico profondo», accompagnato da un catalogo che spiega come e quando Collodi, al secolo Carlo Lorenzini, li introduce nel racconto, spesso come critica alla società del tempo.
Nella prima delle due sale di Palazzo Leone da Perego dedicate alla mostra, a rileggere le gesta del burattino consegnato alla storia dalla penna di Collodi ci sono dieci tavole che nel 2000 sono state utilizzate per illustrare un’edizione del romanzo, insieme a tavole a tempera che raffigurano i paesaggi dove Pinocchio corre, sperimenta la libertà, viene impiccato e conosce la povertà del tempo. Ma ci sono anche tele che rappresentano amore, gioia, dolore e bontà, tutte sfaccettature dell’opera collodiana. Insieme alla pittura, a raccontare Pinocchio ci sono anche tante edizioni del libro, compresa la «chicca» del volume tradotto in dialetto legnanese da Elio Masetti, e un libro d’artista che mette in dialogo terra e natura in chiave materica.

La seconda sala, invece, dà spazio a tecniche diverse per dare voce in forme attuali ai sentimenti che attraversano il romanzo. Si va dai disegni di Alberto Longoni del 1973, un «oggetto da collezione che regala un’interpretazione grafica molto raffinata, ironica e pungente», all’abito esposto sulla parete di fondo che «riassume tutta la storia del romanzo». Passando per l’utilizzo dell’elaborazione fotografica per raccontare la metamorfosi della bugia e della verità, per il mistero rappresentato su vetro tra digitale, olio e acrilici, e opere concettuali ispirate alla «vera verità». Fino alle due installazioni al centro della stanza, una fatta di rami e fazzoletti in ceramica, simbolo dell’emozione, della gioia, ma anche dell’esistenza e del dolore, e una con un catino con uno specchio, eco del Pinocchio del romanzo che si specchia tre volte, per conoscere se stesso, quando ha le orecchie d’asino e quando diventa un bambino.
L’ultimo tassello arriva in corridoio con Artemide, dea dei boschi, degli animali selvatici e delle metamorfosi, ma anche protettrice della crescita dei fanciulli e del passaggio dall’età infantile all’età adulta, come la Fata Turchina aiuta il burattino nel percorso di crescita.
La mostra, inaugurata lo scorso fine settimana, sarà visitabile fino a domenica 27 settembre, ed è aperta da lunedì a venerdì dalle 10.30 alle 12.30, il lunedì, il martedì e il giovedì dalle 15 alle 17 e sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19. Con due “appuntamenti collaterali”: venerdì 25 settembre alle 21 ci sarà l’incontro con visita alla mostra con lo psicologo e psicoterapeuta Marco Schneider sul tema “Pinocchio e l’età evolutiva riflessa nelle opere artistiche in mostra”; domenica 27 settembre alle 17, invece, è in programma la visione di alcune sequenze del film “Le avventure di Pinocchio”, film del 1947 diretto da Giannetto Guardone.














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