Rinnovabili, la Lombardia vara la legge sulle aree idonee: equilibrio o rischio consumo di suolo?
La Regione punta a semplificare l’installazione degli impianti e ad accelerare la transizione energetica entro il 2030. Ma il mondo agricolo teme speculazioni e perdita di terreni produttivi. Nel Varesotto cresce intanto il ruolo delle Comunità energetiche rinnovabili
La Lombardia ha approvato la nuova legge regionale sulle “aree idonee” per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, un provvedimento destinato a incidere in modo significativo sulla programmazione energetica dei prossimi anni. L’obiettivo è accompagnare la crescita di fotovoltaico, agrivoltaico e altri impianti FER verso il traguardo fissato al 2030, cercando allo stesso tempo di limitare il consumo di suolo agricolo e di tutelare paesaggio, ambiente e produzioni agroalimentari.
È proprio attorno a questo equilibrio che si concentra il dibattito. Da una parte Regione Lombardia rivendica una legge “lungimirante”, capace di aumentare l’autonomia energetica, ridurre le emissioni e, secondo le stime della Regione, attivare investimenti privati compresi tra i 13 e i 15 miliardi di euro entro il 2030. Dall’altra, il mondo agricolo chiede garanzie più forti contro il rischio che la transizione energetica si traduca in una sottrazione di terreni produttivi o in operazioni speculative mascherate da attività agricole.
Il cuore del provvedimento è l’individuazione delle superfici dove saranno semplificate le procedure per realizzare impianti da fonti rinnovabili: tetti, parcheggi, aree industriali e produttive, aree dismesse, cave esaurite e discariche cessate, ma anche una quota limitata di aree agricole. Una scelta che la Regione presenta come necessaria per raggiungere gli obiettivi energetici, ma che apre un confronto delicato sul rapporto tra energia, agricoltura e tutela del territorio.
Cosa prevede la legge
La legge approvata dal Consiglio regionale nasce in attuazione del Decreto legislativo 190/2024, il cosiddetto “Testo unico FER”, e delle norme europee sulla decarbonizzazione. Il traguardo fissato per la Lombardia è raggiungere entro il 2030 una potenza installata da fonti rinnovabili pari a 8,766 GW.
Il testo punta a favorire lo sviluppo degli impianti attraverso procedure semplificate nelle cosiddette “aree idonee”, privilegiando però – almeno nelle intenzioni della Regione – gli spazi già urbanizzati o compromessi. Tra quelli individuati rientrano le coperture degli edifici, i parcheggi, le aree industriali e artigianali, i siti produttivi, le aree dismesse non residenziali, le cave nelle porzioni esaurite e le discariche cessate.
“Nella norma approvata ieri sono state individuate le aree agricole che, attraverso una procedura amministrativa semplificata, potranno essere oggetto di installazione di impianti fotovoltaici e agrivoltaici” ha spiegato l’assessore regionale Massimo Sertori. “Abbiamo stabilito delle superfici massime agricole che potranno essere utilizzate per installazioni, tenendo in considerazione anche la tutela di parchi e aree protette”.
Uno dei punti più discussi riguarda proprio il suolo agricolo. La legge stabilisce infatti che la superficie agricola utilizzabile per nuovi impianti fotovoltaici a terra e agrivoltaici non possa superare lo 0,8% della SAU regionale, la Superficie Agricola Utilizzata. Tradotto in termini concreti, significa una quota compresa tra circa 7.750 e 8.000 ettari a livello lombardo.
Sono previsti ulteriori limiti a livello provinciale e comunale, mentre restano escluse dalle procedure semplificate le aree sottoposte a tutela paesaggistica e ambientale: parchi regionali, riserve, siti Natura 2000, zone UNESCO e aree vincolate.
“La legge prevede, altresì, delle forme di compensazione ai singoli comuni, i quali potranno avere un ruolo attivo – ha aggiunto Sertori -. Un lavoro intenso che ci ha consegnato una legge lungimirante che intravede la Lombardia del 2030”.
La Regione: “Parola d’ordine, equilibrio”
La Giunta regionale e la maggioranza che ha sostenuto il provvedimento rivendicano soprattutto il tentativo di tenere insieme esigenze energetiche, tutela ambientale e salvaguardia dell’agricoltura lombarda.
“Parola d’ordine: equilibrio” ha dichiarato l’assessore regionale all’Energia Massimo Sertori. “Da una parte l’esigenza di aumentare la produzione di energia con le fonti rinnovabili, ridurre l’inquinamento da CO2 e aumentare l’autonomia energetica della Regione Lombardia. Dall’altra parte l’esigenza di salvaguardare il territorio e l’agricoltura lombarda”. Secondo la Regione, la legge consentirà di raggiungere obiettivi di interesse pubblico senza compromettere il sistema agricolo lombardo.
Nel dibattito in Aula la maggioranza ha insistito anche sulla scelta di privilegiare aree già compromesse o urbanizzate. Il relatore del provvedimento, Riccardo Pase (Lega), ha definito la norma “un equilibrio tra il bisogno di energia della nostra regione e la tutela del territorio”.
“Il provvedimento tutela l’ambiente, l’agricoltura e il paesaggio, ma allo stesso tempo garantisce una capacità energetica adeguata alle esigenze future del territorio” ha dichiarato Pase. “È stata data grande priorità all’utilizzo di aree già compromesse, come ex cave, ex discariche e aree degradate. Anche i tetti degli edifici diventano strategici in una logica di autoconsumo”.
Le preoccupazioni del mondo agricolo
Se la Regione parla di equilibrio raggiunto, dal mondo agricolo arrivano invece richieste di maggiore cautela. A prendere posizione dopo l’approvazione della legge è stata soprattutto Cia Centro Lombardia, che pur condividendo la necessità della transizione energetica teme effetti pesanti sul sistema agricolo e sul consumo di suolo. L’organizzazione agricola sottolinea infatti che il limite massimo fissato dalla legge potrebbe tradursi comunque in una perdita di circa 7.750-8.000 ettari di terreni produttivi.
“La transizione energetica è un obiettivo che condividiamo, ma non può avvenire a scapito della nostra capacità produttiva” ha dichiarato il presidente di Cia Centro Lombardia, Amedeo Cattaneo. “Destinare quasi 8.000 ettari di suolo agricolo agli impianti a terra rappresenta una sottrazione significativa di terreno”. Secondo Cia il rischio è che il fotovoltaico a terra finisca per entrare in conflitto con la sovranità alimentare e con la tenuta economica delle aziende agricole.
“Il suolo agricolo deve restare prioritario: non possiamo permettere che logiche speculative alterino il mercato agricolo locale”, ha aggiunto Cattaneo.
Tra i punti più contestati c’è il tema dell’agrivoltaico, considerato dalla Regione una delle strade per mantenere la continuità agricola anche in presenza degli impianti energetici. “Siamo scettici sull’assunto che questi impianti garantiscano la continuità dell’attività agricola – ha spiegato Cattaneo -. Le attuali configurazioni tecnologiche, con altezze medie spesso limitate a 1,5 metri, impediscono l’uso ordinario dei macchinari e compromettono la gestione agronomica delle aziende”.
Il presidente di Cia Centro Lombardia ha inoltre lanciato un allarme sul rischio di speculazioni legate al mercato energetico: “Non possiamo tollerare che nascano ‘aziende agricole di facciata’ che non hanno alcun interesse per la terra e intendono solo speculare sull’installazione di impianti energetici”.
Il confronto politico
La legge è stata approvata dal Consiglio regionale con 44 voti favorevoli, 6 contrari e 16 astensioni, al termine di un confronto che ha coinvolto maggioranza, opposizioni, associazioni di categoria ed enti locali.
Nel corso del dibattito sono stati presentati oltre 150 emendamenti. Tra le modifiche approvate figurano l’inclusione degli impianti di accumulo elettrochimico tra gli impianti FER, misure per favorire l’agrivoltaico, maggiori tutele ambientali e il rafforzamento delle competenze tecniche dei Comuni.
Sul piano politico, il Partito Democratico ha scelto l’astensione. Matteo Piloni ha spiegato che il gruppo considera “evidente” la necessità di adottare rapidamente una normativa regionale, ma ritiene che il testo presenti ancora criticità “sia dal punto di vista della tutela ambientale sia perché c’è il rischio che alcune aree siano molto più sacrificate di altre”. Contrario invece il Movimento 5 Stelle, che ha contestato la debolezza delle tutele ambientali previste dal provvedimento.
La situazione nel Varesotto
Nel territorio varesino il tema della transizione energetica non è più soltanto teorico. Negli ultimi anni il Varesotto ha visto nascere numerosi progetti legati alle Comunità energetiche rinnovabili, con iniziative che coinvolgono Comuni, imprese, associazioni e cittadini.
Uno dei percorsi più strutturati è quello della “Malpensa Insubria CER”, nata su impulso della Camera di Commercio di Varese e progressivamente allargata a enti pubblici, università e amministrazioni comunali. Accanto ai progetti sovracomunali si stanno sviluppando anche esperienze locali diffuse, come la CER del Luinese, che oggi conta quasi 300 soci e una cinquantina di impianti già collegati. Nel Varesotto la transizione energetica si sta sviluppando soprattutto attraverso modelli di produzione distribuita e autoconsumo condiviso: fotovoltaico sui tetti, reti locali, comunità energetiche e impianti collegati alle esigenze di imprese e cittadini.
Un percorso che però, come emerso più volte negli incontri pubblici dedicati alle CER, continua a fare i conti con problemi burocratici, regole in evoluzione e necessità di maggiore chiarezza normativa.
È anche per questo che la nuova legge regionale sulle aree idonee viene osservata con attenzione nel territorio varesino: da una parte potrebbe favorire nuovi investimenti e semplificare alcuni procedimenti, dall’altra riapre il confronto su consumo di suolo, tutela ambientale e collocazione degli impianti in una provincia caratterizzata da forte urbanizzazione e dalla presenza di aree naturalistiche e paesaggistiche particolarmente sensibili.
Cosa cambia ora
Nei prossimi mesi Regione Lombardia dovrà pubblicare sul Geoportale regionale la mappatura digitale delle aree idonee, indicando le superfici disponibili e la potenza installabile. Sarà uno dei passaggi più attesi dagli enti locali e dagli operatori del settore, perché renderà concretamente visibili le zone dove le procedure autorizzative potranno essere semplificate.
La legge si applicherà ai nuovi procedimenti, mentre i progetti già avviati verranno conteggiati all’interno dei limiti fissati per la Superficie agricola utilizzabile. Particolare attenzione sarà riservata agli impianti agrivoltaici. Le norme prevedono monitoraggi e controlli periodici per verificare la continuità dell’attività agricola e la possibilità di intervenire con sanzioni o ripristini in caso di mancato rispetto dei requisiti.
Il provvedimento punta inoltre a incentivare soprattutto il fotovoltaico su edifici esistenti, parcheggi e aree già urbanizzate, nel tentativo di ridurre il consumo di nuovo suolo.
La sfida della transizione energetica
Il confronto aperto attorno alla legge regionale sulle aree idonee mostra come la partita delle rinnovabili non riguardi più soltanto la necessità di produrre energia pulita, ma anche il modo in cui questa trasformazione cambierà il territorio lombardo. Da una parte c’è la necessità di accelerare sulla produzione energetica, ridurre le emissioni e rafforzare l’autonomia della regione più energivora d’Italia. Dall’altra emergono i timori legati al consumo di suolo, alla tutela dell’agricoltura e al rischio che la corsa agli impianti possa alterare equilibri territoriali già fragili.
La vera sfida sarà quindi capire se la Lombardia riuscirà davvero a tenere insieme entrambe le esigenze: aumentare la produzione da fonti rinnovabili senza trasformare la transizione energetica in un nuovo fattore di pressione sul territorio.






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