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Infermieri di Legnano esasperati: «Manca personale, accessi al pronto soccorso saliti a una media di 170 al giorno»

Gli infermieri dell'Asst Ovest Milano con i sindacalisti tornano a segnalare le criticità che stanno vivendo in corsia e al pronto soccorso

ospedale legnano

«Finalmente ci siamo levati le tute Covid, ma adesso ci chiedono di dover affrontare la normalità sotto organico». C’è parecchia esasperazione tra gli infermieri dell’Asst Ovest Milano che, affiancati dai sindacalisti, spiegano: «Lo stato di crisi della categoria non ha un isolato riferimento alla azienda sanitaria di Legnano, ma è una situazione che si sta accusando in tutta Italia».

Il problema, come spiega Giovanni Migliaccio della segreteria territoriale NurSind Milano, è la carenza di personale: «Nel periodo pre – pandemia eravamo già sotto organico – precisa Migliaccio -, ma ora la situazione si è aggravata. In molti durante l’emergenza sanitaria si sono licenziati: c’è chi ha preferito il privato e chi, invece, ha cambiato proprio vita. Così siamo rimasti in pochi. I servizi sanitari a Legnano, Magenta, Cuggiono e Abbiategrasso stanno tornando alla normalità con tutte le complicanze del dovuto. Ma gli infermieri sono troppo pochi».

Lo stato di fatto era già stato denunciato lo scorso inverno da Migliaccio che a più riprese aveva segnalato lo stato di sofferenza dell’intero settore.  Lavoratori impegnati in prima linea sul fronte dell’emergenza e urgenza si trovano a «dover affrontare carichi di lavoro estenuanti».  Risulta fortemente penalizzante il fatto che la categoria sia stata «riconosciuta sotto il profilo formativo e professionale, ma non contrattuale – afferma il sindacalista -. Gli infermieri sono trattati come prima se non peggio: turni massacranti a poco più di 1.500 euro al mese. Questo rende poco attrattiva questa professione, i giovani che scelgono di diventare infermieri se ne vanno all’estero dove il loro lavoro è retribuito meglio. Come dargli torto?».

In pronto soccorso, a Legnano, gli accessi giornalieri continuano ad aumentare: i dati sono passati da una media di 148 persone al giorno nel mese di gennaio a 170 a febbraio. E non si parla di pazienti Covid bensì di persone che arrivano con patologie o traumi da curare. «Pesavamo di riuscire a tirare un sospiro di sollievo non appena la morsa della pandemia ce lo avrebbe permesso – commentano i lavoratori -. Invece non è così. Ci troviamo peggio di prima: turni impegnativi, ferie ridotte all’osso. Non ce la facciamo più, qualcosa deve cambiare».

Gea Somazzi
gea.somazzi@legnanonews.com
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Pubblicato il 23 Marzo 2022
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