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Radio per i giovani e housing, al via l’iter per far rinascere tre beni confiscati alle mafie a Legnano

Legnano si fa avanti per tre beni confiscati alle mafie nella Città del Carroccio e avanza le prime proposte per riutilizzarli a fini sociali

mafie

Housing sociale, la redazione di una radio o di un giornale che porti la firma dei giovani, un centro dedicato alla gravidanza e alla maternità, un appartamento per gli studenti fuori sede. L’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati chiama e Legnano risponde presente mettendo sul tavolo sette proposte per dare una nuova vita a tre beni sequestrati alle mafie nella Città del Carroccio.

L’invito a sedersi al tavolo, insieme ad altri enti locali, per la manifestazione di interesse è arrivato a Palazzo Malinverni il 22 novembre e ha messo al centro del dibattito come dicevamo tre immobili per un valore complessivo di circa 570mila euro in base alle quotazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate: un appartamento in via Locatelli da sette locali e 132 metri quadri con box da 67 metri quadri, un magazzino in corso Garibaldi da 157 metri quadri e un secondo appartamento in piazza Mocchetti da nove locali e 226 metri quadri con box da 16 metri quadri.

E nei giorni scorsi è arrivato il semaforo verde dalla giunta arancione di Lorenzo Radice, che una volta andato a buon fine l’iter – che verosimilmente però durerà anni – punta a riutilizzarli per finalità sociali. Per l’appartamento di via Locatelli il comune pensa all’housing, nell’ottica di promuovere un progetto di vita autonoma per chi si trova in condizioni di emarginazione o comunque di bisogno. Si parla invece di un deposito da mettere a disposizioni di enti del Terzo Settore, magari gruppi di acquisto solidale o di solidarietà alimentare, per il magazzino di corso Garibaldi. Per l’appartamento in piazza Mocchetti, infine, l’idea è quella destinarli ad un centro psico-pedagogico con attività specifiche come centro dedicato alla gravidanza e maternità oppure ai giovani: le proposte spaziano dalla sede di una radio o di un giornale gestito da studenti ad uno spazio diurno per adolescenti con problematicità seguiti da educatori, da un appartamento per studenti fuori sede al prosieguo amministrativo (cioè la possibilità per i minori stranieri non accompagnati, che hanno un permesso di soggiorno per minore età e stanno per compiere 18 anni, di proseguire il proprio percorso di accoglienza ed integrazione in Italia, fino al compimento dei 21 anni).

A Legnano già diversi beni confiscati alle mafie sono rinati a nuova vita dopo il relativo iter giudiziario. Come l’appartamento in via Cuzzi assegnato a Palazzo Malinverni nel 2007, che inizialmente è stato usato come alloggio di edilizia residenziale pubblica e poi è stato affidato alla onlus Cielo e Terra e dal 2013 è sede di un progetto di housing sociale temporaneo che ha accolto già una quindicina di nuclei familiari. O come la villa nella zona di San Martino che ha accolto il centro antiviolenza. E altri sono in rampa di lancio per aggiungersi all’elenco, come la casa di corte in via Galvani che grazie al Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare farà da cornice ad un progetto di co-housing.

LA NORMATIVA

Il percorso per arrivare alla disciplina attuale del riutilizzo sociale dei beni sequestrati e confiscati alle mafie parte nel 1982 con la legge Rognoni-La Torre, che ha introdotto nel codice penale il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e i sequestri e le confische per i condannati: la legge fu approvata il 13 settembre 1982 dopo l’omicidio del segretario del PCI in Sicilia, Pio La Torre, e l’attentato al prefetto di Palermo, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

L’idea di restituire alla comunità le ricchezze accumulate illecitamente dalle mafie arriva negli anni ’90 con una campagna avviata da Libera subito dopo la fondazione nel 1995 con l’obiettivo di raccogliere un milione di firme, che si aggiungeva alla proposta di legge promossa da alcuni deputati, tra cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Così il 7 marzo 1996 la commissione giustizia ha dato il via libera alla legge 109, che lo scorso 7 marzo ha compiuto il suo primo quarto di secolo. Quelle norme oggi fanno parte del codice antimafia, che nel 2011 ha riordinato le leggi in materia e ha definito meglio il ruolo dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata, nata nel 2010 come ente pubblico autonomo vigilato dal Ministro dell’Interno. Le ultime modifiche sono arrivate con la legge di conversione del Decreto Sicurezza nel 2018.

SEQUESTRO, CONFISCA E DESTINAZIONE DEI BENI

Il primo step dell’iter per arrivare al riutilizzo dei beni confiscati alle mafie è il sequestro, che viene disposto dal tribunale quando il valore dei beni risulta sproporzionato rispetto al reddito dichiarato o all’attività economica svolta o quando ci siano indizi sufficienti a far ritenere che i beni derivino da attività illecite o ne rappresentino il riutilizzo. Con il provvedimento di sequestro viene nominato anche un amministratore giudiziario, che dovrà custodire, conservare ed amministrare i beni e dare conto del suo operato e sarà assistito dall’Avvocatura generale dello Stato e dall’ANBSC.

La fase successiva è quella della confisca di primo grado, un provvedimento ancora una volta di natura temporanea che conferma il sequestro e avvia il procedimento che porterà alla confisca definitiva: la gestione del bene, dopo il provvedimento di confisca di primo grado, è affidato all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata.

Quando la confisca diventa definitiva i beni entrano a far parte del patrimonio dello Stato. I beni immobili possono poi essere trasferiti agli enti locali, che potranno gestirli direttamente o assegnarli in concessione, a titolo gratuito, ad associazioni del terzo settore. Le aziende rimangono invece nel patrimonio dello Stato: l’ANBSC le può destinare all’affitto, alla vendita e anche alla liquidazione, quando le altre due strade non siano praticabili.

BENI IN GESTIONE E BENI DESTINATI

I beni sottoposti a confisca vengono classificati in due categorie: beni in gestione e beni destinati. I beni in gestione sono quelliche, per diverse ragioni, non sono ancora stati trasferiti alle amministrazioni dello Stato o agli enti locali e sono quindi ancora sotto la gestione dell’ANBSC, e possono essere beni confiscati in via definitiva oppure in confisca non definitiva. I beni destinati, invece, sono quei beni per i quali le procedure sono ormai arrivate a conclusione ed è quindi stato possibile procedere alla destinazione, sia per finalità istituzionali sia per finalità sociali.

di leda.mocchetti@legnanonews.com
Pubblicato il 25 Gennaio 2022
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