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Un anno fa i primi casi di coronavirus nel Legnanese. Come è cambiata la comunità

Un anno dopo, ci risvegliamo segnati dal dolore e dalla sofferenza per un'emergenza che ha messo duramente alla prova una comunità che si è riscoperta anche più solidale come emerge dalle testimonianze-riflessioni che abbiamo raccolto tra medici, giovani, imprenditori e volontari del territorio

Generica 2020

Era il 25 febbraio 2020 quando all’ospedale di Legnano sono stati ricoverati i primi due malati di Covid. In pochi giorni i reparti si sono riempiti di pazienti positivi fino ad arrivare ad un picco di oltre 300 ricoverati. Dopo il calo estivo è arrivata la seconda ondata e proprio in questi giorni è stato riaperto il reparto “tenda” dedicato al coronavirus. Oggi, un anno dopo, ci risvegliamo segnati dal dolore e dalla sofferenza per un’emergenza che ha cambiato un’intera comunità messa duramente alla prova da un nemico invisibile ma che allo stesso tempo si è riscoperta anche più solidale come emerge dalle testimonianze-riflessioni che abbiamo raccolto tra medici, giovani, imprenditori e volontari del territorio.

IL MEDICO – Per i medici e operatori è stato un anno difficile e di grandi cambiamenti. Oltre ad avere sviluppato la telemedicina è fortemente cambiato il rapporto con i pazienti e i loro familiari. Roberto Stefini, direttore U.O.C. della Neurochirurgia di Legnano, un anno dopo, ha visto cambiare il modo di relazionarsi con i malati: «Il paziente accompagnato dai familiari suona il campanello del reparto, una infermiera addetta apre la porta saluta i familiari per l’ultima volta ed entra nel reparto. Sa che fino alla sua guarigione non potrà più uscire dall’ospedale, non vedrà i suoi parenti e potrà sentirli non appena le sue condizioni cliniche lo permetteranno. L’assenza dei familiari ha necessitato che i medici e gli infermieri si carichino di un compito a loro nuovo: il sostituirsi in parte agli stessi. Quasi che i familiari ti affidano il loro parente non solo per le cure mediche ma nella sua globalità e tu sanitario devi fartene carico. Si instaura un rapporto più intimo fra medico paziente e parente che si mantiene anche dopo la cura grazie anche alle infinite possibilità di contatto che la tecnologia oggi ci offre». Nel podcast di Natale le testimonianze di altri medici e pazienti.

Messaggi in bottiglia di medici e pazienti dal 2020: un podcast di Legnanonews

LA STUDENTESSA – Il virus ha cambiato le vite di tutti, anche di chi non ha vissuto in prima persona la malattia. Tra i più colpiti dalle chiusure e dalle restrizione anti Covid ci sono i giovani. Serena ha vissuto la pandemia a Legnano senza potere più frequentare l’università a Milano, lavorare e uscire con gli amici. Un anno dopo, con l’avvio della campagna vaccinale, sta vedendo qualche spiraglio: «Era il 23 febbraio 2020 quando uscì l’ordinanza di Regione Lombardia che segnò l’inizio delle chiusure. Io avevo appena trovato lavoro in una pizzeria, frequentavo normalmente l’università e uscivo la sera con i miei amici. Poi, ad un tratto, niente di tutto questo è stato più possibile. Il virus ci ha obbligati a chiuderci nelle nostre case. Non credo che qualcuno ritenesse possibile una cosa del genere, non a noi, non in questi tempi di innovazioni tecnologiche. E invece è successo – racconta la studentessa -. Oggi, a un anno esatto dall’inizio di tutto questo, ho visto uno spiraglio di luce: posso tornare a fare le lezioni in presenza, posso vedere ogni tanto i miei amici e ho avuto l’opportunità di fare uno stage. Mi sembra di tornare a respirare dopo tanto tempo. Io sono Serena ma quella che ho vissuto è la stessa storia di milioni di italiani».

L’IMPRENDITRICE – Il 2020 ha segnato il mondo dell’economia e del commercio in forte sofferenza per via delle chiusure imposte dall’emergenza. In un anno così difficile, c’è anche chi ha sfidato la sorte e si è messo in gioco. Claudia ha deciso, nonostante tutto, di realizzare il suo sogno in piena pandemia. A 24 anni, lo scorso 22 febbraio 2020 ha aperto il suo negozio “Bomboniere & more” con servizi per eventi a Legnano: «Nonostante dopo pochi giorni sia stato annunciato il primo lockdown e, successivamente, altre chiusure a singhiozzo, ho continuato con passione e dedizione l’attività per cui ho studiato mettendomi in gioco. Un anno dopo sono ancora qui, con tanta voglia di lavorare ma con tante difficoltà da affrontare. In questo periodo così complicato, credo sia importante sostenere noi giovani ed i negozi di vicinato affinché le nostre città non muoiano e i nostri ragazzi possano realizzare i propri sogni».

Messaggi in bottiglia dalla scuola del 2020: un podcast di Legnanonews

IL SOCIALE – Se da un lato l’anno della pandemia è stato segnato dal dolore e dalla sofferenza, dall’altro si è rafforzata anche la solidarietà e la voglia di aiutare la propria comunità. Tanto da fare affermare a Salvatore Forte, presidente della Fondazione Ticino Olona: «Un anno da dimenticare? Certo che no!». Dalla sua esperienza sono tanti i risvolti di questa emergenza di far tesoro: far tesoro. Primo fra tutti:  «Approfittare del tanto, troppo, di brutto che abbiamo vissuto per fermarci un attimo a riflettere su quello che eravamo prima e a riconsiderare valori, stili di vita, strategie, sentimenti, ideali. Insomma se non proprio nuovi dovremmo ritrovarci fortemente rigenerati e questo per evitare di ricadere in drammi simili: abbiamo scoperto il dolore, la solitudine, le sofferenze, le nuove povertà ma ci siamo anche scoperti generosi, altruisti, volontari per il bene comune».  Durante la prima ondata  la Fondazione Comunitaria del Ticino Olona si è impegnata soprattutto ad alleviare l’emergenza sanitaria. Con la seconda ondata, ha istituito il fondo povertà, a cui tutti possono contribuire perchè «donare può cambiare la vita di chi riceve la donazione ma certamente cambia la vita di chi dona». Qui la riflessione integrale di Salvatore Forte.

Messaggi in bottiglia del 2020 dal mondo della solidarietà: un podcast di Legnanonews

LO PSICOLOGO – Difficile e controversa l’analisi di quest’anno di pandemia anche sotto l’aspetto psicologico. «Difficile – commenta il dottor  Francesco Fisichella, Psicologo Psicoterapeuta che segue la rubrica di psicologia di Legnanonews – perché dopo un anno ci siamo ancora “dentro”, le previsioni e gli interventi risolutivi purtroppo incontrano difficoltà dovuti a fattori come la mutabilità del virus e la facilità di trasmissione attraverso le sue varianti. C’è una forte sensazione di stress e di sofferenza psicologico – esistenziale tra le persone. Grande è il desiderio e il bisogno di ritornare ad una vita normale, ma dobbiamo ancora avere pazienza e adottare le precauzioni nel rispetto nostro e degli altri. Fondamentale è la campagna vaccinale che dovrebbe oggettivamente essere l’arma definitiva per sconfiggere il virus, ci si augura che sia ben organizzata e veloce». Da Fisichella anche una riflessione sull’importanza della socialità in presenza: «La tecnologia ha permesso di mantenere in vita le nostre relazioni, attraverso la DAD, riunioni on line, call etc, la speranza è che si ritorni ad una vita di relazioni, lavoro e tempo libero dove l’ incontro reale ( fisico ed emozionale) tra le persone rappresenta la dimensione unica e insostituibile della nostra esistenza che da senso alle nostre vite».

 

di valeria.arini@legnanonews.com
Pubblicato il 24 Febbraio 2021
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