Dalla pena al pane. A Busto Garolfo il chiosco “Fuorilegge” dà una seconda chance agli ex carcerati
Sarà inaugurato il 13 settembre il nuovo chiosco del parco comunale di Busto Garolfo, gestito da La Valle di Ezechiele, cooperativa che dà lavoro a persone dal carcere
L’apertura è di un paio di settimane fa, e dopo le vacanze estive arriverà anche il taglio del nastro. Sarà inaugurato domenica 13 settembre il nuovo chiosco del parco Falcone e Borsellino di Busto Garolfo, gestito dalla cooperativa sociale La Valle di Ezechiele, nata nel 2009 per dare lavoro a persone dal carcere. Il nuovo chiosco è stato “battezzato” Fuorilegge, «come il sistema di criminalità organizzata che Falcone e Borsellino, cui è dedicato il parco, hanno svelato, come i nostri galeotti, che vogliamo portare così dentro le regole del vivere civile, come il carcere oggi in Italia, che l’arcivescovo Delpini non ha esitato a definire “un fallimento”, nella prefazione al libro “Fuorilegge” dell’ex cappellano Roberto Mozzi», spiega don David Maria Riboldi, cappellano del carcere di Busto Arsizio e fondatore de La Valle di Ezechiele.
Con il chiosco al parco comunale di Busto Garolfo la cooperativa sociale raddoppierà l’avventura nella ristorazione, iniziata con il prison pub “Da Mario di Fagnano Olona. Il chiosco sarà inaugurato domenica 13 settembre dopo la messa delle 11.15, durante la quale don Riboldi interverrà per dare voce alla voglia di rinascita che l’iniziativa vuole portare sul territorio, dando «un volto sociale a una location così addosso ai palazzi dell’ente pubblico». «Ringraziamo il sindaco Giovanni Rigiroli, gli assessori e i tecnici della macchina comunale per questo passo coraggioso, che premia le finalità inclusive de La Valle di Ezechiele dandoci in mano il locale senza alcun canone annuale – sottolinea il cappellano del carcere di Busto Arsizio -, volendo fare di un luogo di tutti, un luogo veramente per tutti, anche per quanti sono oggi tra i più svantaggiati tra gli svantaggiati. Perché… Chi dà lavoro a una persona che esce dal carcere? Chi gli dà fiducia? Eppure solo così chi ne esce, ne esce davvero: il 70% chi esce senza un lavoro rientra entro tre anni, mentre solo il 2% di chi ha svolto un lavoro nel tempo della pena rientra poi nei penitenziari. Lo dice il CNEL. Noi ci crediamo e… l’amministrazione di Busto Garolfo pure».
Nel chiosco lavoreranno sia persone provenienti dal mondo del carcere, sia persone esterne, per portare in tavola con i piatti che usciranno dalle cucine «sapori di libertà». Piatti che saranno accompagnati (anche) dalla “prison beer”, la birra creata grazie ad un “birrificio diffuso” per «diffondere cultura di inclusione», attraverso il lavoro di persone che dal carcere, in birrifici diversi, producono birre che portano il nome di chi hanno salvato: Antonio, Jhonny e Prevost.










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