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Dall’attentato in Somalia all’ospedale in Burundi: la storia di Luigi Parassoni e della sua sfida per l’Africa

ACISS ha trasformato un piccolo centro sanitario in un ospedale con attività agricole e formative, creando un modello che punta a offrire alle comunità locali strumenti per costruire nuove opportunità

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Dalla tragedia vissuta in Somalia nel 2002 alla costruzione di un ospedale autonomo in Burundi: è la storia di ACISS, l’Associazione di Cooperazione Sociosanitaria Internazionale fondata dal medico gallaratese Luigi Parassoni. Un percorso nato da un’esperienza personale drammatica e diventato negli anni un progetto che unisce sanità, formazione, agricoltura e lavoro per offrire alle comunità locali strumenti concreti per costruire il proprio futuro.

La storia dell’associazione è stata raccontata durante la trasmissione “Soci All Time” di Radio Materia, dove Parassoni ha ripercorso le tappe principali di un impegno iniziato come intervento sanitario e trasformato poi in un modello di sviluppo locale.

La Somalia e la scelta di non voltarsi indietro

Il punto di partenza è la Somalia del 2002, dove il medico si era recato su richiesta del governo provvisorio locale per valutare la possibilità di avviare un progetto sanitario durante la guerra civile. Da quell’esperienza nacque un piccolo ambulatorio, ma furono soprattutto due episodi drammatici a segnare profondamente Parassoni. Durante una cena alla presenza del primo ministro e di alcuni parlamentari somali si verificò un attentato. Il medico rimase illeso, ma morirono alcuni giovani della sicurezza incaricati di proteggerlo.

Il giorno successivo, mentre si stava dirigendo verso un aeroporto di fortuna, evitò per pochi centimetri uno scontro frontale. Anche in quell’occasione alcuni ragazzi della scorta persero la vita. «Quelle persone erano morte per proteggere la mia vita. Ho sentito un debito di riconoscenza che non potevo ignorare» – racconta Luigi Parassoni, medico e fondatore di ACISS.

Un sentimento che lo portò a continuare il proprio impegno in Africa, prima in Nigeria e poi in Burundi, nonostante la prima struttura sanitaria realizzata in Somalia fosse stata successivamente distrutta e il medico fosse stato costretto a lasciare il Paese.

In Burundi un ospedale nato da un piccolo ambulatorio

La missione in Burundi è iniziata nel 2006, quando l’arcivescovo di Gitega chiese a Parassoni di recuperare un centro sanitario abbandonato dopo anni di conflitti. Da quella piccola struttura è nato un ospedale completo, con blocco operatorio, reparti di medicina, pediatria e ginecologia, oltre al laboratorio analisi. Oggi il centro è operativo 24 ore su 24 e dà lavoro a circa trenta persone, tutte del territorio, compresi tre medici locali.

Ma la filosofia di ACISS è andata oltre la cura delle malattie. Intorno all’ospedale è stato costruito un sistema che comprende una fattoria con coltivazioni e allevamenti, con l’obiettivo di rendere il progetto sempre più autonomo e vicino ai bisogni della popolazione.

Dai “Mumu” alla scuola di apicoltura: salute e lavoro per fermare la migrazione forzata

Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda la lotta alla malnutrizione infantile. In collaborazione con l’Università di Milano, ACISS ha sviluppato i “Mumu”, muffin prodotti direttamente nella struttura sanitaria utilizzando ingredienti locali. L’obiettivo è creare una soluzione nutrizionale sostenibile, senza dipendere esclusivamente dagli aiuti esterni e dai meccanismi di distribuzione internazionale.

Accanto alla sanità è nata anche una scuola di apicoltura, pensata per offrire ai giovani una possibilità concreta di lavoro. Grazie all’introduzione di arnie moderne è migliorata la qualità della produzione di miele locale, creando nuove opportunità economiche. «La salute da sola non basta. Se un giovane non ha un lavoro e una prospettiva, rischia di essere costretto a cercare fortuna altrove mettendo in pericolo la propria vita» – spiega Luigi Parassoni. La missione oggi punta quindi a contrastare l’emigrazione forzata offrendo alle comunità locali strumenti per restare e costruire un futuro nel proprio Paese.

I “buonazionisti”, il sostegno che diventa partecipazione

Per sostenere il progetto ACISS ha ideato il sistema delle “buone azioni” e dei “buonazionisti”, un modello che supera la semplice donazione e punta a coinvolgere direttamente i sostenitori. L’idea prende spunto dal concetto di azionariato: chi aderisce non è soltanto un finanziatore, ma diventa parte attiva della vita dell’associazione. Una buona azione corrisponde a un contributo di 10 euro al mese, cioè 120 euro all’anno. Chi sceglie di sostenere il progetto con cifre maggiori acquisisce semplicemente più “azioni”.

Ogni anno, a settembre, viene organizzata l’assemblea dei buonazionisti, durante la quale ACISS presenta un resoconto dettagliato delle attività realizzate, dei risultati raggiunti e dei progetti futuri. Il rapporto con i sostenitori continua anche attraverso la newsletter mensile “La Formicola”, che racconta il lavoro quotidiano in Burundi e mantiene vivo il legame tra chi sostiene il progetto e chi lo porta avanti sul campo. L’obiettivo dell’associazione è costruire una comunità di persone coinvolte, dove chi contribuisce possa conoscere e partecipare realmente alla crescita del progetto.

Per aderire al progetto e ricevere la newsletter è possibile scrivere alla mail luigi.parassoni@gmail.com.

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Pubblicato il 14 Luglio 2026
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